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Consiglio Ue: solidarietà di facciata? Convinto a metà Paolo Gentiloni

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Consiglio Ue: solidarietà di facciata? Convinto a metà Paolo Gentiloni
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Le prime reazioni al Consiglio europeo

Il Consiglio europeo per far fronte all'emergenza covid-19 salva la faccia ma rimanda a giugno l'accordo finale per far fronte all'emergenza. I 27 si dicono d'accordo a un Recovery Fund ma sul come finanziarlo adesso spetta alla Commissione vedere e provvedere cercando di superare le differenze che allontanano ancora il Nord e il Sud Europa.

C'è una risposta comune ma il diavolo si nasconde nei dettagli
Paolo Gentiloni, commissario europeo all'Economia

Improntato comunque a un cauto ottimismo il primo commento rilasciato da Paolo Gentiloni, commissario europeo all'Economia.

"Qualche settimana fa un risultato del genere era impensabile. C'è una risposta europea comune che si va delineando. Naturalmente, come si dice nel gergo diplomatico, il diavolo è nei dettagli" e in questo caso "altro che dettagli" restano ancora da stabilire.

Ci sono tante questioni che la Commissione nei prossimi 12-15 giorni dovrà affrontare per formulare questa proposta di fondo di rinascita. Però il fatto che ci si sia arrivati è una vittoria della solidarietà ma intesa non soltanto dal punto di vista umanitario. Si è capito che gli interessi sono comuni".

"Fino a qualche settimana fa - ha detto ancora Gentiloni - sarebbe stato impensabile decidere di avere un fondo comune per la rinascita. Perché l'Unione europea non ha uno politica economica comune ma ha una politica monetaria comune gestita dalla Bce".

Le Borse europee aprono in calo dopo il vertice Ue di giovedì. I mercati non sembrano essere entusiasti dell'accordo e attendono di conoscere le modalità per il finanziamento del Recovery fund.

Unità di intenti ma come finanziare il Recovery fund?

L'unità di intenti è stata sottolineata dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel che a fine Consiglio ha dichiarato come serva con urgenza» la creazione di un Fondo per la ripresa post coronavirus, Fondo che «dovrebbe avere la grandezza sufficiente, essere mirato ai settori e alle parti geografiche d’Europa più colpite».

Per finanziarlo, la via obbligata sembra quella di agganciarlo al prossimo bilancio pluriennale dell'Unione 2021-2027, sul quale si sta ancora negoziando e che sarà operativo a partire solo dal'anno prossimo. L'idea è che possa mobilitare investimenti per 2000 miliardi di euro.

Ci sarà sicuramente un equilibrio tra aiuti a fondo perduto e prestiti. Si tratta di negoziare
Ursula Von der Leyen, presidente Commissione Ue

Ursula von der Leyen ha cercato di fare una sintesi fra le varie proposte. Il minimo comune denomitare restaun vecchio strumento come il bilancio pluriennale da cui partire per creare qualcosa di nuovo, che aggiunga risorse in un momento di estrema necessità per le casse di tutti, soprattutto di quelli più colpiti dallo shock sanitario ed economico.

Von der Leye vuole arrivare a mobilitare 2.000 miliardi di euro, cioè il doppio dell'attuale bilancio a 28. E propone quindi di aggiungere al prossimo (bilancio Ue 2021-2027) un fondo temporaneo e mirato per la ripresa, il Recovery fund appunto, dotato di 320 miliardi di euro, raccolti grazie all'emissione di obbligazioni comuni. La metà sarebbero distribuiti sotto forma di prestiti ai Paesi, l'altra metà andrebbe a programmi 'ad hoc', nel quadro del bilancio pluriennale Ue, per i Paesi più colpiti dall'emergenza.

Ecco il progetto della Commissione

E intanto bisogna trovare un'intesa tra chi parla di aiuti solo in forma di prestito e di chi invece vuole solo aiuti a fondo perduto . Su questo punto Ursula Von der Leye è stata chiara:" Ci sarà sicuramente un equilibrio tra sovvenzioni e prestiti ed è una questione di negoziato".

In attesa si pensa a soluzioni ponte in grado di superare l'ostilità del premier olandese Mark Rutte che dice di non capire perché servano altri soldi prima della fine di quest’anno. Perché intanto a partire dal 1 giugno sono disponibili i 540 miliardi dei tre strumenti a cui giovedì è stato dato il via libera: fondi Bei per le imprese, nuova linea del Mes e l’assicurazione del Sure.

La Germania non si schiera apertamente nella battaglia ma la cancelliera Angela Merkel ammette che "non su tutto siamo della stessa opinione", anzi che c'è un vero e proprio "disaccordo" su come finanziare il fondo, assicurando però che Berlino è disponibile a versare di più al bilancio europeo.

Le aperture tedesche non bastano a calmare le preoccupazioni degli Stati del sud. E malgrado la fretta di Italia, Francia e Spagna la chiusura del negoziato è rimandata al Consiglio europeo di giugno.

Il pressing della Bce di Christine Lagarde

La presidente della Bce Christine Lagarde ha fato pressione sui 27 lanciando un monito "il Pil dell’Ue può andare giù del 15%".

Il quadro economico è drammatico, sottolinea Lagarde, il Pil dell'Eurozona rischia una contrazione del 15% e finora è stato fatto troppo poco e troppo in ritardo per contrastare i danni economici. Ciò che occorre adesso sono misure per la ripresa rapide, risolute e flessibili, avverte la Lagarde, perché non tutti i Paesi, colti dalla crisi, potrebbero essere in grado di agire nel modo necessario.