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Questi sono i lavoratori europei in prima linea durante la pandemia di coronavirus

Questi sono i lavoratori europei in prima linea durante la pandemia di coronavirus
Diritti d'autore  Iryna Bezzubenko personal archive
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Mentre metà della popolazione mondiale è bloccata a casa per bloccare la diffusione del coronavirus, là fuori c'è chi continua ad andare al lavoro, rischiando tutti i giorni la vita per garantire la continuità dei servizi. Ci sono i professionisti della sanità nei nostri ospedali, ma anche i commessi dei negozi di alimentari, i fattorini, gli assistenti sociali e molti altri.

Abbiamo chiesto ad alcuni dei nostri lettori e amici di tutta Europa, in prima linea durante la pandemia di Covid-19, di raccontarci la loro esperienza, le difficoltà quotidiane e come si sentono alla sera, quando arrivano a casa. Alcuni di loro hanno preferito essere identificati solo con il nome di battesimo.

Queste sono le loro storie.

Nina Denoyel, infermiera, Francia

"Continuo a lavorare perché è importante per me potermi sentire utile. Oggi più che mai", dice Nina Denoyel, 25 anni, infermiera francese in corsia in ospedali, cliniche, centri medici, paramedici e sociali di Lione e dintorni.

Nina Denoyel durante il turno di lavoro

"Nonostante i rischi, è quello che mi riesce meglio. Ma lo stress c'è sempre, in tutte le sue forme. La parte più difficile è pensare che potrei portare il pericolo a casa, dove il mio partner è in quarantena. Non so per quanto tempo ancora andrò avanti. Ma finché starò bene e non sarò troppo esausta, continuerò a lavorare".

Thibault, specializzando in psichiatria, Francia

Thibault è uno stagista nel reparto di psichiatria di un ospedale francese. Dall'inizio di marzo tiene un diario per Euronews.

Thibault fotografato da Salora Boltabaleva

"Durante la prima metà di marzo, in ospedale, non abbiamo indossato mascherine di protezione contro il coronavirus poiché ancora non erano stati stabiliti dei protocolli per la pandemia", aggiunge.

Thibault è stata la prima persona del suo reparto a iniziare a indossarne una. In seguito è diventata obbligatoria per tutti i suoi colleghi. A metà marzo, è stato istituito un sistema di controllo dei sintomi Covid-19: i pazienti devono essere valutati da un medico di base in una zona sicura prima di poter accedere ai servizi psichiatrici forniti da Thibault e dai suoi colleghi.

Ora Thibault lavora a distanza. Lui e i suoi colleghi si occupano delle richieste dei pazienti che arrivano tramite un sito web e le indirizzano agli psichiatri che lavorano anch'essi da casa. Nel corso del tempo sono stati risolti diversi problemi burocratici come l'accesso alle cartelle dei pazienti.

Iryna Bezzubenko, assistente di volo, Ucraina

Iryna vola con la compagnia aerea ucraina SkyUp! Lei e i suoi colleghi stanno operando i voli che riportano a casa i cittadini ucraini dopo la chiusura delle frontiere.

Foto: Iryna Bezzubenko

"I nostri passeggeri percepiscono il nostro sorriso anche attraverso le mascherine, in questo periodo di tensione. È una bella sensazione. Il nostro team sta cercando di prendersi cura di loro nonostante le circostanze difficili", dice Iryna.

L'equipaggio, aggiunge, cerca di mantenere un atteggiamento positivo anche se non è facile. Si consolano con l'idea di aiutare le famiglia a riunirsi, nonostante i rischi per la salute volando su e giù per il continente siano innegabili.

Nadia, lavoratrice di una casa di riposo, Francia

Nadia, 52 anni, è madre di 3 figli e nonna di 5 nipotini. È responsabile del servizio di lavanderia in una casa di riposo in Francia. Cinque residenti della sua struttura sono morti di Covid-19. Alcuni dipendenti sono risultati positivi e molti altri hanno scelto di non recarsi più sul luogo di lavoro per proteggere le loro famiglie. "Ogni giorno è angosciante, arriviamo alla sera a pezzi", dice.

Nadia al lavoro con le protezioni individuali

"Siamo preoccupati per gli anziani, qui: si sentono isolati e non possono ricevere le visite delle famiglie". Nadia aggiunge che lo staff si sta adoperando per consentire agli ospiti della struttura di poter fare videoconferenze con i propri cari. Per proteggersi, usano diversi strati, cuffiette per i capelli, mascherine e guanti. Dal 30 marzo hanno ricevuto delle uniformi più sicure.

Euguene Savvateyev, giornalista, Ucraina

Presentatore radiofonico Euguene Savvateyev, 30 anni, è anche volontario per distribuire cibo ai senzatetto di Kiev. Lui e la moglie, Olga Makar, sono attivi nel movimento "Gioventù per la pace" della Comunità di Sant'Egidio.

Preparazione dei sandwich per i senza tetto di Kiev - Olga Makar
Eugene Savvateev con uno dei senzatetto di Kiev, Ucraina

"Sono tempi molto difficili per i senzatetto. Le stazioni ferroviarie sono chiuse, anche i punti di raccolta cibo sono chiusi. Non c'è nessuno a cui chiedere donazioni. La fame spaventa le persone tanto quanto la solitudine", dice Olga. "Nessun aiuto è troppo piccolo", continua. "Alcuni portano 200-300 porzioni di cibo alla stazione. Altri preparano 5 panini e li distribuiscono lungo la strada verso il negozio".

Jordi Díaz, meccanico di un impianto chimico, Spagna

Jordi ha continuato a lavorare durante le prime settimane di isolamento, spostandosi ogni giorno di 50 km da e verso il suo lavoro.

Jordi Diaz Morante al lavoro in Spagna

Aveva un permesso di lavoro che gli ha permesso di viaggiare. Per lui il telelavoro non è mai stato un'opzione. Durante il turno, è obbligatorio disinfettarsi le mani e utilizzare maschere e guanti. Bisogna inoltre mantenere una distanza di almeno un metro e mezzo dagli altri colleghi.

A casa, Jordi dice di uscire a portare a spasso il cane solamente per 15 minuti al giorno. A fine marzo, la fabbrica ha chiuso. Jordi ha smesso di lavorare.

Helena Llibre llonch, farmacista, Spagna

Helena Llibre lavora in Catalogna, Spagna. "Dobbiamo tenere aperto durante la crisi, la gente viene qui a comprare le medicine. Serviamo i pazienti indossando protezioni come guanti e maschere per non essere infettati", scrive a Euronews.

Helena al lavoro

"Siamo preoccupati del contagio e di portare il virus a casa dalle nostre famiglie, ma sappiamo che questo è il nostro lavoro e dobbiamo pur farlo".

Hilda Younessian, fattorino, Germania

Hilda Younessian ha iniziato a lavorare come fattorino qualche anno fa, per potersi permettere casa e per potersi occupare del figlio con disabilità. Ha quindi un orario flessibile, ma riesce così a pagarsi le bollette e le tasse scolastiche.

Foto: Ardalan Ansari

"Durante questi strani giorni di pandemia, rimango felice di poter lavorare nonostante i rischi. Quei sorrisi e quei volti gentili sono molto importanti per me", dice Hilda, riferendosi ai suoi clienti. "Mi proteggo. Mi tengo a distanza dai colleghi, disinfetto la macchina, indosso maschere e guanti. Metto i pacchi sulla soglia di casa, suono il campanello e mi allontano. I clienti devono sollevare da soli i propri pacchi, ora. Tutti sono gentili con me, a volte forse anche più del solito".

Georgiy Pevtsov, musicista, Francia

Ogni sera, dall'inizio dell'isolamento a Lione, in Francia, Georgiy Pevtsov gira per il quartiere suonando la cornamusa.

Georgly Pevtsov fotografato da Nataliia Liubchenkova/Euronews

"Ho bisogno di fare pratica e in questo modo posso aiutare a mantenere il buonumore nel quartiere", dice. A volte suona tradizionali melodie da zampognaro, a volte sceglie musiche nuove così da non annoiare i vicini.

Da quando è iniziata la serrata in Francia, il 16 marzo, ogni giorno alle 20 i residenti aprono le finestre e omaggiano con un applauso il personale medico. Georgiy fa un po' da colonna sonora di questo applauso.

Jaap Arriens, giornalista, e Suresh Goyal, restauratore, Polonia

Jaap vive e lavora a Varsavia, in Polonia, come fotografo e videomaker. Come molti altri giornalisti in questo periodo, lavora in prima linea per coprire la pandemia.

Jaap Arriens al lavoro, fotografato da Magdalena Chodownik

"Ogni giornalista che lavora in queste circostanze rischiose può prendere tutte le precauzioni del caso, ma tutto dipende anche dalla prudenza delle persone che incontra quando copre gli eventi. Non sai mai chi può essere contagiato ma asintomatico".

Jaap pensa che, nonostante gli ovvi rischi, i giornalisti debbano continuare a informare il pubblico. L'accesso ad informazioni affidabili è particolarmente importante in Europa centrale e orientale, dove la maggior parte delle persone non si fida della trasparenza dei propri governi, aggiunge.

Di recente, Jaap ha filmato il proprietario di un ristorante, Suresh Goyal. La sua cucina consegna cibo gratis per gli ospedali di Varsavia e per gli operatori sanitari che curano i pazienti Covid-19.

Jaap Arriens e Suresh Goya - Foto: Magdalena Chodownik

Lyubov Berdnyk, dipendente di un supermercato, Ucraina

Lyubov lavora nel settore caseario di un supermercato in una zona residenziale di Kiev. "È molto insolito lavorare con maschere e guanti. Non possiamo andare in negozio senza protezione", dice. C'è una supervisione costante. Le superfici di lavoro vengono lavate più regolarmente con alcune nuove sostanze chimiche".

Lyubov Berdnyk a casa dopo il turno di lavoro

"Fa paura vedere i clienti con le maschere, a volte anche i bambini le indossano. Non si sa se chi sta dietro è malato o meno". Anche qui c'è la corsa alle provviste, indica Lyubov.

Adina Agakishieva, pasticcera, Repubblica Ceca

Adina è capo pasticcere di una pasticceria francese a Praga. Le mascherine sono ormai obbligatorie in Repubblica Ceca. Il suo datore di lavoro le distribuisce gratuitamente ai clienti.

Adina Agakishleva con le maschere di fronte alla sua pasticceria