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Cronaca, letteratura e storia: coronavirus, il grande ritorno di una pandemia

Cronaca, letteratura e storia: coronavirus, il grande ritorno di una pandemia
Diritti d'autore  Foto: Paolo Alberto Valenti
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Avrete riconosciuto la foto del Palazzo della Civiltà del Lavoro capovolto, il Colosseo quadrato di Roma Eur (vestigia delle fallite ambizioni fasciste).

Come un extraterrestre a spasso per il pianeta

Giunto dal suo regno biologico infinitesimale e sconfinato SARS-CoV-2 è approdato anche a Roma (Caput mundi) e dilaga in Europa e America dopo aver viaggiato in Business Class e soggiornato in crociera. In 2001 Odissea nello Spazio, il virus assassino è il computer e l’astronauta sopravvissuto annienta il cervellone elettronico Hal 9000 con un banale cacciavite.

Niente a che vedere con i “neurini” del russo Andrej Tarkovskij che nel film Solaris alla fine generano sogni e miraggi probabilmente lontani da coloro che (ubriachi di tecnologia e potere) reputavano risibile la minaccia di SARS-CoV-2 o comunque la ritenevano circoscrivibile.

Il viruccio è tanto letale quanto riservato nonchè depositario di una sua etica: non uccide i bambini. Dalla Cina con furore sta desertificando le nostre città. Genera una dolorosa dissipatio humani generis (in un senso non tanto biblico ma piuttosto riconducubile a quella disperata ironia con cui lo scrittore Guido Morselli vergò il suo ultimo, definitivo romanzo). Ci manda in castigo e uccide i nostri cari, a cui non possiamo dare neanche l’estremo saluto e ce la fa dare a gambe. Basti pensare ai milanesi scappati nelle seconde case di Liguria e Toscana e ai parigini sciamati in Provenza. Uno scenario comunque diverso da quello degli antichi piccoli regni in cui i sovrani consultavano gli indovini o seguivano le premonizioni.

Dall'athanor all'algoritmo

L’algoritmo, che sostituisce l’athanor di Paracelso, non è ancora consultato da tutti. Diversamente il contagio sarebbe già stato limitato.

Nella primavera del 1720 il viceré di Sardegna Saint-Rémy (fu il primo viceré piemontese) ebbe un incubo: sogno’ di essere appestato e di vedere andare in rovina la sua bella isola. Così quando all’orizzonte di Cagliari si profilò il Grand Saint-Antoine, bastimento salpato da Beirut con destinazione Marsiglia, Saint-Rémy, nello stupore generale, non esitò a ordinargli di non attraccare pena l’affondamento a suon di cannonate. A bordo della nave c’erano in realtà marinai affetti dalla peste orientale e sebbene focolai di peste affliggessero già tutta l’Europa, il virus originario (quello orientale appunto) causò una recrudescenza micidiale, come ricorda nel capitolo “Il teatro e la peste” (cfr. Il teatro e il suo doppio, Einaudi, 1964, Torino) il francese Antonin Artaud.

Le pestilenze schiudono capitoli memorabili nella letteratura e nella storia. La simbologia della malattia va a braccetto col destino dell’umanità. Sebbene imparagonabile con la peste il coronavirus innesca lo stesso panico ancestrale, la paura della fame, il rifiuto del confinamento che ti mette le ali ai piedi. Eppure come la peste anche il virus di nuovo conio è bizzarro: il capitano del Grand Saint-Antoine che porta a Marsiglia gli appestati non si ammala proprio come Gennaro Arma, lo stoico capitano della Diamond Princess (elevato al rango di commendatore dal Presidente Mattarella) che ha governato una nave in quarantena con migliaia di persone a bordo e fra questi tanti malati. Arma è sceso in banchina da ultimo, come un vero capitano, a testa alta e indenne come il capitano del Grand Saint-Antoine che consegnò alle autorità di Marsiglia i suoi appestati immediatamente confinati in un lazzaretto.

La battaglia con qualunque malattia ha sempre il sapore della rivelazione. La peste nera che fece 50 milioni di morti in Europa contagiò il fuggitivo e risparmiò il gaudente che saziava la sua libido con donne moribonde ma non dimentichiamo i libertini del Boccaccio che nel Decameron scappano dalla Firenze appestata per godersi alcune compiacenti fanciulle e poi tornare indisturbati in città quando la strage si placa.

La razionalità biologica del virus

SARS-CoV-2 è più razionale, sfianca il corpo ormai debilitato, ma non risparmia nemmeno l’eroico medico o infermiere che si è beccato in tanti giorni di corsia una tale carica virale che non gli da scampo.

Il libro che sembrava aver preconizzato il coronavirus si intitola Eyes of the Darkness (Gli Occhi dell’Oscurità). Era stato pubblicato nel 1981. Il suo autore aveva descritto un’emergenza sanitaria come quella attuale ma la sua storia è diversa. Sconcerta però il fatto che il suo autore, Dean Koontz, romanziere statunitense, architettò proprio la diffusione di un virus a partire dalla città cinese di Wuhan. Ma il suo era un virus frutto dell’ingegneria genetica, quindi una vera arma come, per ora, non è possibile definire il coronavirus. Intendiamoci, anche in Francia l’epicentro di una eventuale romanzo di guerra batteriologica non potrebbe che essere Lione col suo P4 visto che la città dal 2009, in zona Gerland, possiede il più formidabile laboratorio europeo di ricerca sui virus più pericolosi, quelli che nessun farmaco riesce a debellare.

Il virus e il suo gran teatro

Mentre si è fatto di tutto per evitare di adoperare la parola pandemia, che in realtà ha riguardato molte altre malattie che la fortezza Europa riesce a mala pena a tener lontane, il SARS-CoV-2 ha dimostrato col suo fare subdolo e i suoi tempi incerti di contagio, gestazione, virulenza e remissione di spiazzare tutti i settori delle società occidentali attivando quell'immensa liquidazione delle attività del consorzio umano che in modo più catastrofico era l’opera maestra della peste.

E Artaud lo ha spiegato bene: “il teatro è come la peste, perché la peste è la rivelazione”.

Il coronavirus ci costringe tutti a rifurgiarci nel foyer per evitare di abbandonare la nostra sontuosa messinscena che diventerebbe impossibile se il virus continuasse ad eroderci per mesi, come pensavano di poter lasciar fare i virtuosi dell’immunizzazione di gregge.

Mi riferisco a tutti coloro a cui importa poco che nel mondo ci siano 37,9 milioni di persone positive al virus Hiv, 3,2 miliardi di persone che vivono in aree a rischio di trasmissione della malaria in 92 Paesi del mondo (prevalentemente Africa sub-sahariana) con 219 milioni di casi clinici e 435.000 morti, di cui il 61% sono bambini con meno di 5 anni. (Dati OMS 2018 - 2019).

Coloro che si limitano a studiare e a trattare gli effetti della malattia sono come persone che si immaginano di poter mandar via l'inverno spazzando la neve sulla soglia della loro porta. Non è la neve che causa l'inverno, ma l'inverno che causa la neve.Un medico dovrebbe conoscere l'uomo nella sua interezza e non solo nella sua forma esteriore.
Paracelso
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