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Mafia e traffico di rifiuti: dove finisce la spazzatura italiana?

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Mafia e traffico di rifiuti: dove finisce la spazzatura italiana?
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Siamo a Varna, porto bulgaro sul mar Nero. È questo il punto di approdo di tonnellate e tonnellate di rifiuti italiani.

All'inizio dell'anno grazie a un'indagine della polizia bulgara sono state scoperte e sequestrate 9.000 tonnellate di rifiuti. È solo la punta dell'iceberg. Circa 30 container sono stati rispedito la scorsa settimana a Salerno Ne rimangono circa cento.

Varna, stando all'inchiesta, costituisce solo la prima tappa per i container pieni di rifuti, che percorreranno l'intero Paese prima di essere o stoccati in diversi siti, o scaricati in discariche abusive o in incineritori.

Che se ne fa la Bulgaria dell'immondizia italiana?

L'indagine, in collaborazione con diverse procure d'Italia, è partita mesi fa. Vladislava Panayotova, sostituto procuratore della Procura di Varna ci spiega che "i rifiuti all'interno di questi contenitori sono altra cosa rispetto a quanto dicono i documenti doganali.

"Dovrebbe esserci solo plastica e gomma, è stato stabilito che ci fossero anche metalli, legno e vetro".

Se i rifiuti in sé non sono tossici, il loro incenerimento potrebbe esserlo; questo avviene in diverse centrali elettriche, ebbene sì in centrali elettriche che fanno capo all'oligarca bulgaro Hristo Kovachki.

Nello stabilimento di Bobov Dol , 70 km a sud della capitale Sofia, i rifiuti ridotti in balle sono pronti per essere trasformati in cenere.

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Ventrale elettrica Bobov doleuronews foto

L'inceneritore è stato momentaneamente bloccato dall'indagine, il blocco è solo una misura temporanea. Resta invece il timore delle autorità per la salute delle comunità che abitano a ridosso.

Per Elsa Velichkova, sindaco di Bobov Dol, il problema principale è l'emissione di polveri sottili. "Pericolosissime per la popolazione. Gli esperti ci dicono che avremo un grave aumento di casi di tumori entro cinque anni se l'incenerimento dei rifiuti non verrà bloccato".

E l'impatto ambientale?

I permessi per l'incenerimento di rifiuti, sia locali che improtati, sono stati concessi dal ministero senza alcuna valutazione di impatto ambientale. Non è inoltre chiaro se le strutture siano state adeguate per bruciare spazzatura anziché il più convenzionale carbone .

La centrale elettrica di Bobov dol non ha risposto alla nostra richiesta di intervista mentre e il ministero dell'Ambiente ci detto un no deciso.

Resta che l'incenerimento dei rifiuti è un buon affare per le fabbriche e le centrali elettriche bulgare, in quanto vengono pagate per il loro smaltimento anziché pagare per un combustibile più convenzionale.

Danita Zarichinova, di Amici della terra, Bulgaria spiega perché incenerire rifiuti è così redditizio:

"È stato reso pubblico il contratto della città di Sofia con le centrali elettriche Bobov dol e Sliven. A seconda dello stato dei rifiuti le centrali elettriche ricevono tra 10 e 40 euro a tonnellata per il loro incenerimento. Quindi il problema non riguarda solo l'importazione di spazzatura ... ma anche la nostra".

Qualunque sia l'esito dell'inchiesta, la Bulgaria non potrebbe bloccare l'importazione di rifiuti in base alle norme del mercato unico europeo. Il Paese, peraltro, resta un grande esportatore di spazzatura.

Nel 2017 sono state importate circa 370.000 tonnellate oltre 560.000 sono state esportate.

Immondizia, inchiesta e ndrangheta

Le indagini bulgare portano al sequestro di 9.000 tonnellate di rifiuti provenienti dall'Italia all'inizio dell'anno. Il ministero dell'Interno bulgaro collabora con le autorità italiane per capire se questi carichi siano collegati in qualche modo alla ndrangheta calabrese.

È solo una delle operazioni portate a termine in Italia, all'inizio di dicembre per esempio, i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Milano sono riusciti a bloccare una spedizione transfrontaliera di rifiuti in procinto di essere inviata presso uno stabilimento di recupero in Bulgaria.

Anche iln quel caso è apparso chiaro dai documenti che i rifiuti anzichè essere costituiti da scarti di plastica recuperabili, come risultava dai documenti, risultavano essere composti prevalentemente da materiali industriali misti (plastica e gomma, pezzame di stoffa, gommapiuma, tetrapack, imballaggi misti e altro), risultanti dalle operazioni di trattamento già effettuate in altri impianti e che non potevano essere ulteriormente riciclati. L'intero carico - 582 balle di 815 tonnellate, dal valore di 130 mila euro, pronte a partire su 17 vagoni ferroviari - è stato sequestrato.