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Brexit, cosa succede il 31 gennaio a mezzanotte? Non molto, in realtà

Brexit, cosa succede il 31 gennaio a mezzanotte? Non molto, in realtà
Diritti d'autore  AP Photo/Kirsty Wigglesworth   -   Kirsty Wigglesworth
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Cosa succederà venerdì 31 gennaio quando il Regno Unito lascerà ufficialmente l'Unione Europea? Non molto, in realtà, ad eccezione di qualche festa organizzata qua e là dai sostenitori della Brexit. La maggior parte di noi non noterà alcuna differenza tra prima e dopo.

Già perché dal 1° febbraio inizia un altro, ben più importante conto alla rovescia per i leader politici e i negoziatori delle due parti: trovare accordi commerciali, doganieri e di viaggio che regolino i nuovi rapporti tra Londra, la Ue e il resto del mondo.

Ci sarà un periodo di transizione di 11 mesi in cui verranno smussati gli angoli dei dossier più spinosi, i quali a loro volta non subiranno modifiche sostanziali almeno fino al 31 dicembre. Parliamo di mobilità transnazionale, diritti dei cittadini, politiche di immigrazione.

"Praticamente non cambierà nulla sia per le imprese che per il pubblico", scrive il governo olandese sul portale web dedicato alle misure da adottare per la Brexit. E così l'addio del Regno Unito all'Unione Europea rischia di passare (quasi) inosservata così come il suo ingresso, il 1 gennaio 1973.

Cosa cambia il 31 gennaio?

Innanzitutto, non si torna indietro. A partire dalle prime ore di sabato, il Regno Unito non potrà più revocare l'articolo 50 e non farà parte più parte della UE - a meno di nuova, fantascientifica richiesta di adesione.

Il Withdrawal Agreement, negoziato da Theresa May e rinegoziato da Boris Johnson, diventa un trattato vincolante tra il Regno della Regina Elisabetta II e Bruxelles, con tanto di sanzioni.

Il Regno Unito non farà più parte delle strutture decisionali dell'UE; i ministri, compreso il Primo Ministro Johnson, non parteciperanno più ai vertici UE se non invitati, e i 73 deputati britannici non siederanno più al Parlamento europeo e verranno sostituiti. Il ministero delle Finanze britannico, infine, dovrà pagare l'assegno di divorzio.

La riorganizzazione parlamentare potrebbe rivelarsi fonte di sollievo reciproco per i funzionari di Bruxelles e Strasburgo e per gli eurodeputati del Brexit Party come Nigel Farage, di cui si ricorda una frase indirizzata all'allora presidente del Consiglio europeo, Herman van Rompuy: "Hai il carisma di uno straccio umido e l'aspetto di un impiegato di banca di basso livello".

Oltremanica, il Dipartimento per l'uscita dalla UE cesserà di esistere: sarà sostituito da un'unità della Task Force Europa, all'interno del Gabinetto del Consiglio dei Ministri, guidata da David Frost.

Supervisionerà le trattative per i partenariati per gli accordi commerciali con l'Europa e con altri paesi. Il tutto potrebbe essere accompagnato da un rimpasto governativo e si inizierà finalmente a pianificare nei dettagli il futuro confine tra le due Irlande - il vero grattacapo delle trattative negli ultimi due anni.

Un murales a Bruxelles - AP Photo/Francisco Seco

I passaporti britannici cambiano colore

I documenti esistenti, come le patenti di guida, rimarranno validi, ma ma a partire dal 31 gennaio il passaporto del Regno Unito non darà più diritto di cittadinanza europea. Per quanto riguarda le condizioni di viaggio e i vantaggi, nulla cambierà durante il periodo di transizione.

L'Ufficio passaporti britannico ha già iniziato a rilasciare nuovi documenti senza la dicitura "Unione Europea". Dall'inizio di quest'anno inizierà anche a cambiare il colore dei nuovi passaporti che passerà dal bordeaux al blu. Nessuno di questi cambiamenti estetici influirà sulla validità dei documenti o sulla capacità dei titolari di viaggiare su e giù per l'Unione Europea durante il periodo di transizione. "Tutti i passaporti britannici rilasciati dalla metà del 2020 saranno blu", dice il governo.

Cittadini transfrontalieri e "status consolidato".

Per tre milioni di cittadini europei che vivono nel Regno Unito, e per un milione di cittadini britannici residenti nella UE, entrerà in vigore un nuovo accordo a tutela dei loro diritti che sostituirà i diritti garantiti dall'appartenenza al blocco comunitario.

I termini dell'accordo e gli esempi di come funzionerà nella pratica sono illustrati nella sezione Diritti dei cittadini europei e Brexit del sito web della Commissione europea (in inglese).

Durante il periodo di transizione, ovvero fino al 31 dicembre prossimo, l'accordo consente ai cittadini del Regno Unito di rimanere dove stanno e di continuare a ricevere assistenza sanitaria e pensioni all'estero.

Inoltre, concede in modo permanente il diritto di soggiorno ai cittadini UE che vivono nel Regno Unito.

L'accordo di ritiro rende molto chiaro che, una volta concesso, non sarà possibile revocare ai singoli cittadini europei lo status di residente nel Regno Unito. La legislazione britannica che regola questi diritti prevarrà su qualsiasi altra legislazione, al fine di garantire il mantenimento dei diritti acquisiti.

Copyright 2019 The Associated Press. All rights reservedKirsty Wigglesworth

Cosa non cambia il 31 gennaio?

Tutto il resto rimane uguale, almeno fino al 31 dicembre: rimangono in vigore i vantaggi e le protezioni garantie dall'Unione Europea come la libertà di circolazione, i massimali tariffari per il roaming dei telefoni cellulari e l'uso dei varchi per cittadini europei nei punti di confine.

Non ci saranno cambiamenti negli scali portuali come Dover o negli aeroporti. Non solo: i vantaggi reciproci esistenti in materia di assistenza sanitaria rimangono invariati.

Fino al 31 dicembre, fare affari o vacanze nel Regno Unito sarà esattamente uguale a prima.

Cosa succederà dopo il periodo di transizione, il 31 dicembre 2020?

Il prossimo capitolo dello psicodramma di Brexit sarà il tentativo di raggiungere accordi sulle relazioni future entro la fine del periodo di transizione di 11 mesi.

Alcuni aspetti della posizione futura della Gran Bretagna post-Brexit sono sanciti nel Withdrawal Agreement e non cambieranno: il confine irlandese, i diritti dei cittadini UE e il pagamento della "tassa" di divorzio da parte di Londra. Qualsiasi cosa accada quest'anno, non verranno toccati questi capisaldi.

Johnson ha chiarito di voler raggiungere un accordo a lungo termine con la UE il più rapidamente possibile, ma i negoziatori di Bruxelles hanno già avvertito che la scadenza non è realistica.

Alcune questioni relativamente minori ma preoccupanti sono già state parzialmente risolte. Per esempio, ai 650mila cittadini britannici in pensione che già vivono sul suolo europeo è stato detto che le loro pensioni continueranno ad essere rivalutate in rapporto all'inflazione, in linea con quelle emesse nel Regno Unito. Ma non esiste ancora consenso su cosa accadrà a coloro che andranno in pensione in un altro paese UE dal 2021 in avanti.

Alcuni paesi stanno già pianificando come affrontare gli accordi post-transizione alle frontiere. Ad esempio, la Repubblica d'Irlanda ha reso noto che i titolari di passaporto britannico potranno utilizzare un canale combinato UE+Regno Unito nei porti e negli aeroporti irlandesi a partire dal 31 dicembre, ma i Paesi Bassi hanno indicato che i viaggiatori britannici saranno trattati come "cittadini di paesi terzi", a meno che non venga raggiunto un accordo comunitario.

Gli autisti britannici che guidano sul continente potrebbero aver bisogno di un altro permesso dopo il 31 dicembre a meno che Johnson non includa anche questo aspetto nel suo accordo.

L'ex sindaco di Londra dovrà cercare anche di salvaguardare il futuro a lungo termine di altre tutele come i diritti sul posto di lavoro, i limiti dell'orario di lavoro e le leggi sull'uguaglianza, tutte cose da negoziare dopo il 31 dicembre.

Chi festeggia?

Johnson terrà un discorso in televisione venerdì sera, sottolineando l'unità della nazione e la necessità di ricomporre il tessuto sociale frantumato dalla Brexit. Poco prima delle 23 (mezzanotte, da noi) verrà proiettato un conto alla rovescia al numero 10 di Downing Street.

Si è già verificato un piccolo caso diplomatico legato ai rintocchi del Big Ben. Lo storico campanile è al momento chiuso per manutenzione e l'uscita del Regno dalla UE non sarà scandita da alcuno scampanio ufficiale.

Il gruppo di lobby Leave Means Leave sta progettando una celebrazione pubblica nella Piazza del Parlamento e "farà risuonare i rintocchi del Big Ben attraverso un eccellente sistema di altoparlanti", ha affermato il presidente del Brexit Party e deputato al Parlamento europeo, Richard Tice. "Credo che ci sarà un enorme boato di gioia".

I Remainers, dal canto loro, hanno in programma una sorta di veglia funebre in un pub a tema tedesco di Londra, che sta organizzando un "Eurotrash Final Countdown commiseration drink".

Alle 23, risuonerà l'Inno alla Gioia.

Tony Greaves, un membro liberaldemocratico pro-UE della Camera dei Lord, ritiene che festeggiare "per celebrare qualcosa che vuole solo la metà del paese ... è completamente sbagliato". "Dicono che ora c'è bisogno di riunire il Paese. Questo è proprio l'ultima maniera di farlo".

D'altronde, anche l'ingresso del Regno Unito nella Comunità Europea il 1° gennaio 1973 fu un evento avvolto nel tipico understatement inglese.

"La Gran Bretagna è entrata pacificamente in Europa ieri sera, a mezzanotte, senza alcuna celebrazione speciale", scrisse all'epoca il quotidiano The Guardian. "Difficile dire che sia accaduto qualcosa di importante".