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Non solo petrolio, l'Arabia Saudita apre al turismo

Non solo petrolio, l'Arabia Saudita apre al turismo
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REUTERS/Stephen Kalin
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Nell'ambizioso piano 2030, lanciato dall'Arabia Saudita per diversificare un'economia strettamente ancorata al petrolio, il regno vuole fare del turismo un pilastro fondamentale. Per questo Riad ha deciso di concedere il visto turistico a 49 Paesi. In precedenza si poteva entrare solo per viaggi d'affari, motivi di lavoro - e naturalmente per i pellegrinaggi a La Mecca e Medina, che rimarranno off-limits per chi non è musulmano.

"Speriamo di arrivare a 70, 80 miliardi di dollari di ricavi da settori come il residenziale, le strutture ricettive e l'intrattenimento", è la stima della commissione Turismo e Patrimonio culturale del regno, che include aree archeologiche con una storia millenaria, cinque siti Unesco, e moderne metropoli dove si concentra la vita finanziaria.

Cina, Giappone, ma anche Europa e Stati Uniti sono i mercati di riferimento per uno Stato ultraconservatore che non intende imporre le sue rigide norme di comportamento: il visto sarà concesso anche alle donne che viaggiano da sole, cui verrà suggerito un abbigliamento modesto, ben diverso dal velo integrale imposto alle cittadine saudite.

Il turismo oggi vale il 3% del Pil; il principe bin Salman punta a raggiungere il 10% in un decennio. Sperando di lasciarsi alle spalle anche le pagine più nere del Paese, dall'omicidio del giornalista Jamal Kashoggi ai recenti attacchi alle raffinerie di petrolio.

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