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Ursula, Orsola e le altre

Ursula, Orsola e le altre
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La "Formula Ursula": che cos'è, e cosa non è

Nella più strana crisi del secolo, e forse anche di quello precedente (il che equivale a dire dalla caduta del Fascismo in poi, pur con tutta la creatività che seppe dimostrare la I Repubblica) fa improvvisamente capolino la "formula Ursula".

Ursula come Ursula von Der Leyen, la presidente in pectore della Commissione europea: se ne parla da qualche giorno, e si tratterebbe di una coalizione tra Forza Italia, Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle, cioè i tre partiti italiani che all'Europarlamento hanno votato a favore della neo-presidente dell'esecutivo europeo.

Ovviamente è una formula puramente teorica, perché bisogna tenere in conto i veti dell'una e dell'altra parte, i frammenti dei vari partiti che probabilmente non aderirebbero, e soprattutto la volontà del Presidente della Repubblica, ragionevolmente propenso a dare al Paese o un governo di scopo oppure una soluzione stabile e affidabile.

In quanto all'affidabilità, chi l'ha proposta ha pensato di battezzarla così non perché ci sia un consenso della titolare del nome, ma per ammantare la soluzione di un europeismo solidificante. Il problema è che in comune i tre partiti in questione hanno al momento quasi solo il voto dato alla Von der Leyen, e molto poco dal punto di vista programmatico. E se anche si volesse pensare che FI e PD sono più vicini o più "compatibili" (meno anti-sistema), ci sarebbero due problemi: non hanno i numeri, e Forza Italia governa in non poche regioni con la Lega.

E poi c'è Orsola...

È quindi Romano Prodi a proporre una formula rivista e corretta, o meglio tagliata e integrata: senza Forza Italia, e con ... un contratto.

La battezza "Formula Orsola", ovviamente non in omaggio alle suore orsoline ma italianizzando il nome della Von der Leyen per proporre una variante. Anche se, a pensarci bene, il riferimento alle suore laiche che operano insieme senza vivere insieme ci può stare: in fondo, quella che si sta cercando è una maniera di stare al governo senza stare troppo insieme.

Poiché le tensioni nel governo per ora in carica sono divenute ingestibili solo dopo la divisione fra Lega e 5Stelle sul voto europeo, è chiaro che l'accordo deve prima di tutto fondarsi sul reinserimento dell'Italia come membro attivo dell'Unione europea.
Romano Prodi

Il contratto proposto da Prodi non è la stessa cosa che avevano firmato i due partner in via di rottura, ovviamente: "bisogna partire dalle ragioni che hanno portato al declino del governo attuale e preparare le basi di una maggioranza costruita attorno a un progetto di lunga durata, sottoscritto in modo preciso da tutti i componenti della coalizione". E la precisione Prodi la individua in Germania, nel contratto sottoscritto da CDU e SPD per governare insieme.

Lì, dice Prodi, "è stato formato un governo che, anche nelle difficoltà dell'attuale congiuntura, riesce ad avere una condivisa linea di condotta. Ciò è stato possibile grazie a una lunga trattativa, nella quale sono stati definiti non solo gli orientamenti politici ma anche le priorità delle decisioni e i numeri degli impegni finanziari necessari per metterle in atto. Un accordo completo, rigoroso ed analitico."

È un governo, quello tedesco, che va dal rigorismo finanziario di Olaf Scholz (SPD) a quello anti-migrazionista di Horst Seehofer (CDU/CSU), e che è stato punito in entrambe le sue componenti alle ultime elezioni europee (CDU -6 seggi, SPD -11 rispetto al 2014). Il Ministro degli Interni ha elaborato il severo Migration-Paket, da poco approvato dal Bundestag, mentre il Ministro delle Finanze si trova a far fronte a una rara fase recessiva (l'ultima analisi della Bundesbank prolunga il trend negativo anche al terzo trimestre 2019).

Però sì, pur nelle difficoltà la barca tedesca sembra tenere.

Ma lei, che vuole?

Lei, Ursula von der Leyen, almeno ufficialmente non è stata consultata. O almeno nessuno le ha chiesto il permesso di usare il suo nome.

È di pochi giorni fa la cerimonia con la quale le Forze Armate tedesche hanno salutato l'ormai ex ministro, e tra i brani suonati (scelti da lei) c'era anche "Wind of change", la ballata degli Skorpions con la quale si suole celebrare la caduta del muro di Berlino.

Da quando è stata eletta alla presidenza della Commissione europea, Ursula von der Leyen ha visitato diversi Paesi, in primis quelli dell'Europa orientale e poi l'Italia (dopo una tappa a Parigi).

Ha detto e ripetuto di voler lavorare per ricucire i rapporti tra Est e Ovest, Nord e Sud. Lo ha detto in Serbia, in Polonia, poi a Roma: "Il mio obiettivo politico primario è superare le divisioni, tra nord e sud, est e ovest, piccoli paesi e grandi paesi", ribadiva poco più di due settimane fa incontrando Giuseppe Conte.

Il problema per lei è il voto risicato con il quale l'emiciclo di Strasburgo le ha convalidato il mandato: appena nove voti di margine. In questo caso non conta tanto chi li abbia dati, quei voti, quanto chi possa toglierli. E se i liberali europei l'hanno immediatamente avvertita, invitandola a non dare per scontato il permanere del loro consenso, va detto che tra i partiti italiani che l'hanno votata l'unico "stabile", perché parte del "suo" PPE, è Forza Italia. Non che in Europa funzioni esattamente come a livello nazionale, è un Parlamento senza un vero potere legislativo e non ha sull'esecutivo il peso che si ha in una Repubblica parlaentare, ma qualche potere in più il Trattato di Lisbona gliel'ha conferito.

E anche se una mozione di sfiducia (che qui si chiama "mozione di censura" o "voto di sfiducia": art. 17, paragrafo 8, TUE e art. 234 TFUE) richiede una maggioranza dei due terzi dei voti espressi, ed è quindi molto improbabile, è comunque buona norma che la Commissione in carica possa godere di una maggioranza confortante, che Ursula vond Der Leyen al momento non ha.

Il mio obiettivo politico primario è superare le divisioni, tra nord e sud, est e ovest, piccoli paesi e gradi paesi
Ursula von Der Leyen

Liberali europei, renziani e pentastellati in Italia, potrebbero sfilarle quei nove voti in qualunque momento.

A logica, potrebbe allargare la base del suo consenso tra i cosiddetti sovranisti: perché gli ungheresi di Orbán, benché in regime di sospensione, sono membri del PPE, come FI e la CDU. E potrebbero fungere da anello di collegamento insieme ai forzisti, con un effetto di trascinamento nei confronti della Lega. Attirare il carroccio nell'orbita del PPE avrebbe un evidente interesse per la Presidente della Commissione, tanto più che i leghisti già governano a livello regionale con Forza Italia, che della Von der Leyen è alleata in Europa. E in passato avevano governato il Paese, quindi...

Quindi, almeno ufficialmente, non c'è nulla: la Presidente della Commissione europea su questo non ha aperto bocca. Un suo eventuale benestare all'una o all'altra delle soluzioni che si profilano avrebbe potuto esser dato solo in via diretta e confidenziale, probabilmente a Mattarella. E non sappiamo se l'abbia detto, fatto o anche solo pensato. Così come non possiamo avere prove dell'eventuale appoggio degli USA all'una o all'altra delle soluzioni: sappiamo che Washington non apprezza il filo-pechinismo dimostrata dall'ala pentastellata del governo (firma dell'accordo sulla via della seta), ma almeno ufficialmente non apprezza nemmeno la vicinanza leghista a Mosca, pur apprezzandone invece il progetto di flat tax (meno gradito alla Von der Leyen, che in passato si dichiarava favorevole al salario minimo, voluto in Italia dai Cinque stelle...).

In estrema sintesi, la risposta è: lei dice di voler riavvicinare Est e Ovest, Sud e Nord, grandi e piccoli paesi, ma non sappiamo come intenda farlo e se e come intenda ingerire nella crisi italiana o se l'abbia già fatto.

E le altre?

Le altre soluzioni sembrano al momento le meno probabili, ma come detto la situazione è estremamente fluida e tutto cambia da un minuto all'altro.

Domani pomeriggio, alle ore 15, sarò in Senato per le mie comunicazioni all’Aula. Potrete seguire il mio discorso in diretta streaming qui sulla mia pagina.

Publiée par Giuseppe Conte sur Lundi 19 août 2019

- Nuove elezioni, rapidamente: difficile che si possa approvare la riforma costituzionale per il taglio dei parlamentari. L'opzione Salvini (approvazione della riforma e suo congelamento per la legislatura successiva) pare sgradita a Mattarella, e non solo. Più probabili in questo caso le dimissioni di Conte, lo stop alla riforma e la convocazione dei comizi parlamentari, con un esecutivo incaricato di gestire questa breve fase.

Per la finanziaria va detto che ci sono due bozze già preparate dal governo attuale, e a Mattarella potrebbe bastare un provvedimento sufficientemente "incanalato" in modo da poter rapidamente essere approvato dal nuovo Parlamento. In questo caso sarebbe una manovra leggera, mirata a non far aumentare l'IVA e poco altro. Pare che una delle due bozze preveda questo. L'altra è un po' più ambiziosa.

In questa estate surreale, in cui la Lega ha fatto cadere il governo in pieno agosto fregandosene del Paese e degli...

Publiée par Luigi Di Maio sur Vendredi 16 août 2019

- Ribaltone "invertito": estremamente improbabile che il PD si allei con Lega e Forza Italia isolando il M5S. Ma, come detto, la situazione è talmente imprevedibile che vale la pena di allineare tutte le soluzioni possibili.

- Governo del Presidente, governo "tecnico": Mattarella ha in teoria molte carte da giocare. Ricordiamo che il tentativo- Cottarelli fu lasciato rapidamente cadere quando ci si accorse che nessun partito l'avrebbe appoggiato in Parlamento, ma oggi la situazione è decisamente diversa. Il difficile contesto finanziario internazionale, la fragilità politica dell'Europa, le tensioni nelle aree di vicinato (Libia, Somalia...) sono dossier spinosi che vanno affrontati con un certo piglio. Soluzioni che non andavano bene prima potrebbero essere accettate ora.

- Governo "balneare": a differenza della prima opzione, questo non dovrebbe solo gestire la fase elettorale, ma avrebbe un termine un po' più lungo per traghettare il Paese oltre il termine dell'anno e probabilmente fino ad elezioni nella primavera successiva. Gestendo quindi la fase di approvazione della manovra d'autunno, e altri dossier spinosi (che necessiterebbero comunque poi di un esecutivo dai pieni poteri - in senso tecnico, s'intende).

Chiunque abbia timore del voto ha solo paura di perdere la poltrona. Hanno scelto Renzi? Auguri. Lo spieghino alle vittime di Bibbiano e ai truffati di Banca Etruria.

Publiée par Matteo Salvini sur Lundi 19 août 2019

- "Abbiamo scherzato": l'ultima opzione è quella di una marcia indietro. In fondo finora nessuno dei protagonisti ha lasciato l'incarico (non lo ha fatto Toninelli, che da ministro delle infrastrutture "no-tav" ha incassato il voto pro-TAV del Parlamento; non lo ha fatto Salvini, che ha dichiarato urbi et orbi "qualcosa si è rotto" e ha poi presentato una mozione di sfiducia a Conte; non lo ha fatto Conte, che ha deciso di "parlamentarizzare la crisi; e in attesa che decidano loro non s'è dimesso nessun ministro). Parole di fuoco per ora da parte di tutti i "contendenti", ma anche qui non si sa mai.

"La frittata è fatta", ha detto, riferendosi a un Salvini in apparenza titubante e pronto al "rientro", Luigi Di Maio: e in fondo la frase del vice-Presidente del Consiglio e Ministro del Lavoro pentastellato ha il peso dell' "Alea jacta Est" di Giulio Cesare.

"Dipende da quello che dirà Conte", ha detto Salvini. Ma ha anche detto che dirà "agli Italiani quello che sta succedendo davvero".

Sicché gli Italiani restano in attesa: sarà di martedì che qualcuno attraverserà il Rubicone?