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Fine vita: i casi Lambert ed Englaro

Vincent Lambert
Vincent Lambert
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La Francia si spacca attorno al caso Vincent Lambert, così come l'Italia si era spaccata su un caso simile: quello di Eluana Englaro. Se per Marco Cappato dell'Associazione Luca Coscioni le due situazioni sono simili, per il bioeticista Francesco D'Agostino, presidente dell'Unione giuristi cattolici italiani, i due casi sono diversi.

"Il caso di Vincent Lambert può essere considerato accanimento terapeutico - dice il prof. D'Agostino - In questi casi la parola ultima deve essere lasciata ai medici, perché solo i medici hanno le competenze scientifiche necessarie per poter valutare la situazione clinica del malato. Quando si dà la parola alla famiglia si attivano emozioni, passioni, qualche volta - non è questo il caso - conflitti di interessi. In questo caso i medici di Reims concordavano che si trattava di accanimento terapeutico". Caso diverso quello di Eluana Englaro. "Da quello che mi risulta - continua D'Agostino - la povera Eluana poteva essere idrata e alimentata a casa da genitori o da infermieri, poi con il passare degli anni per ragioni comprensibili è stata ricoverata in una clinica. E in clinica si è passati ad alimentarla con un sondino naso-gastrico, però la situazione di Eluana era una situazione relativamente più lieve di quella di Lambert, tant'è vero che molti ipotizzavano che potesse uscire dallo stato vegetativo sia pure in tempi molto lunghi. Nel caso di Vincent Lambert prendo atto che quasi tutti i medici, tranne i consulenti dei genitori, si erano convinti che il povero Vincent non potesse più prendere coscienza".

Per Marco Cappato invece si tratta di vicende analoghe. "In nessuno dei due casi vi era il testamento biologico scritto. I giudici hanno fatto un lavoro di ricostruzione della volontà della persona - dice Cappato - Lavoro necessario perché in ogni caso si sarebbe trattato di una scelta: o la scelta di mantenerli in vita in quelle condizioni o di terminare la propria vita. In entrambi i casi è una scelta. E' un dovere cercare di rispettare il più possibile la volontà della persona. La grande differenza dei due casi è stata la spaccatura all'interno della famiglia, che c'era nel caso Lambert ma non nel caso Englaro".

Per entrambi è molto importante diffondere la cultura del testamento biologico, anche se D'Agostino avverte: "Non illudiamoci, saranno sempre una minoranza quelli che lo faranno, quindi il testamento biologico non risolverà la maggior parte dei casi di fine vita".

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