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Eutanasia: come funziona in Europa?

Eutanasia: come funziona in Europa?
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LA STORIA DI MARIA JOSÉ

Aveva 61 anni e ha passato gli ultimi 30 lottando contro una sclerosi multipla. Questo mercoledi il marito di Maria José Carrasco la ha aiutata a realizzare la sua ultima volontà: morire con dignità.

Angel Herdandez adesso è in libertà provvisoria. E' stato arrestato dopo aver confessato di aver dato alla moglie una sostanza che ne ha provocato la morte: "Le ho promesso che se fosse arrivata a questo punto e se non ci fosse stato altro modo per consentirle di morire, lo avrei fatto io stesso - spiega - Non c'era nessuno disposto a farlo, nessun sanitario. Essere coinvolti significa andare in carcere". Priva di qualsiasi autonomia, Maria Josè aveva già provato a togliersi la vita, ma suo marito lo aveva impedito.

SI RIACCENDE IL DIBATTITO IN SPAGNA

Nel pieno della campagna elettorale per il voto del 28 aprile, si riaccende in Spagna il dibattito sulla depenalizzazione dell'eutanasia. E se le forze politiche non trovano una quadra in Parlamento, la società spagnola sembra invece avere le idee chiare. Secondo il Centro di ricerche sociali, il 70% è d'accordo con la regolamentazione del "fine vita".

COME FUNZIONA IN EUROPA?

L'Olanda è stato il primo paese al mondo ad approvare, nel 2002, una legge sul fine vita. Anche il Belgio e il Lussemburgo ne hanno una, mentre la Svizzera consente il cosiddetto "suicidio assistito", nel quale un sanitario "consiglia" al paziente i farmaci da somministrarsi. Idem in Germania, salvo il fatto che un vuoto normativo consnete ad alcune associazioni di fornire i farmaci che il paziente dovrà somministrarsi.

E IN ITALIA?

In Italia l'eutanasia è un reato che rientra nelle ipotesi contenute nell’articolo 579 (Omicidio del consenziente) o dall’articolo 580 (Istigazione o aiuto al suicidio) del Codice Penale. Al contrario, la sospensione delle cure, cioè l' eutanasia passiva – costituisce un diritto inviolabile in base all’articolo 32 della Costituzione: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

Nella prassi, poi, si ricorre spesso alla sedazione palliativa profonda continua, inizialmente prevista dalla legge n.38 del 2010 sulle cure palliative come opzione del medico curante, ma resa diritto di tutti i cittadini e un dovere per ogni struttura sanitaria e per ogni medico (senza il riconoscimento del diritto di obiezione di coscienza, come avviene per l'aborto) dalla legge sul biotestamento approvata nel dicembre del 2017.