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Dove sono le navi delle ONG?

Dove sono le navi delle ONG?
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La vita è grama per le navi delle ONG, impegnate nel soccorso dei migranti in mare: le multe, previste dal governo italiano per le imbarcazioni che non rispettano i divieti introdotti dal decreto sicurezza, ammonteranno a somme tra i 150.000 euro e 1 milione. Un deterrente potenziale, a cui si aggiungono le grane giudiziarie che bloccano equipaggi e navi nei porti italiani.

Dice Nello Scavo, corrispondente di Avvenire: "Al momento, il mare libico è fondamentalmente incustodito: solo l'Alan Kurdi è attiva e ha aiutato almeno 100 persone nelle ultime 48 ore, migranti che sono stati accompagnati, accolti e assistiti da Malta".

Attualmente l'Alan Kurdi della ONG Sea Eye si trova nelle acque territoriali maltesi dove di recente ha raccolto l'allerta della Marina di Malta per il soccorso a 45 migranti. Le altre imbarcazioni sono ferme nei porti italiani. La Proactiva Open Arms, a cui il governo spagnolo ha intimato di sospendere i salvataggi nel Mediterraneo, pena una multa sino a 900mila euro, ha effettuato una sosta tecnica a Lampedusa per il cambio dell'equipaggio, che avviene ogni 2 o 3 settimane: in genere la nave staziona tra Zuwaiyah in Libia e Lampedusa. Il divieto dell'esecutivo Sanchez non si estende infatti al supporto in mare alle altre navi per il trasbordo dei migranti, in caso di necessità.

Sotto sequestro probatorio, a Licata, Alex, il veliero della ong italiana Mediterranea e ferma è pure la Mare Jonio. Sempre a Licata non può tornare in navigazione la Sea Watch dopo il braccio di ferro tra la capitana, Carola Rackete e il capitano, Matteo Salvini. In attesa di interrogatorio, slittato per uno sciopero dei legali, Rackete sarà sentita nei prossimi giorni: deve rispondere di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Nel frattempo, le partenze dalla Libia non accennano a diminuire: una delle proposte, avanzate dal governo italiano, è quella di un ipotetico quanto difficile blocco navale. "Impossibile pattugliare miglio dopo miglio la costa italiana - conclude Nello Scavo - e poi resta la grande domanda, che si pongono anche i militari: 'Se si incrocia un gommone con i migranti, che fare: dobbiamo sparare? La realtà è sempre più complicata".