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Desaparecidos: il 130esimo ha ritrovato l'identità perduta

L'abbraccio fra Javier Matías e lo zio Roberto Mijalchuk
L'abbraccio fra Javier Matías e lo zio Roberto Mijalchuk -
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REUTERS/Agustin Marcarian
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È il 130esimo dei figli dei desaparecidos tra quelli rintracciati e identificati tramite il dna dalle nonne di Plaza de Mayo. Quaranta anni anni dopo il rapimento dei suoi genitori da parte della dittatura militare argentina, Javier Darroux Mijalchuk ritrova suo zio, il fratello del padre. L'abbraccio dei due diventato virale sui social è avvenuto davanti Estela de Carlotto, presidente delle Nonne di Piazza de Mayo,

"L'aver riacquistato la mia identità - ha detto Javier Matías Darroux Mijalchuk in conferenza stampa- è un omaggio alla mia famiglia, è un qualcosa che mi tocca l'anima un evento simbolico per la memoria in sé, di verità e di giustizia. Se dovessi racchiudere tutto in un unico momento penso all'abbraccio con mio zio quando dopo avermi cercato per 40 anni ha detto "Sei tu Javi?". Per poi abbracciarmi come mai ha fatto nessuno prima".

Il 26 dicembre del 1976 Javier Matías aveva 4 mesi; sua madre lo aveva con sé quando uscì per avere notizie di suo marito sequestrato due giorni prima dai militari della famigerata ex Scuola di meccanica della Marina (Esma), teatro di torture del regime. Una donna lo trovò abbandonato per strada, avvolto in una coperta, a pochi metri dal centro clandestino di detenzione.

"Voglio dirvi che una persona che scompare - ha detto lo zio Roberto Mijalchuk ai cronisti - è come un morto che torna da noi ogni giorno. Come fosse un biglietto un messaggio fisso sotto la porta. Un messaggio magari di mia sorella che da qualche parte del mondo ogni giorno lo mette sotto la porta".

Lo scorso 31 maggio è morto a Buenos Aires, invece, l'ex deputato e dirigente peronista Dante Gullo, conosciuto anche come militante per i diritti umani, con forti legami con l'Italia.

Negli anni scorsi Gullo si era recato più volte in Italia per testimoniare in processi contro l'ex tenente della Marina argentina, Alfredo Astiz, considerato colpevole del sequestro e successiva sparizione della madre calabrese, Angela Maria Aieta, e del fratello Jorge Salvador Gullo. Per otto anni in carcere durante la dittatura, il dirigente giustizialista fu anche parte del Movimento dei Montoneros e uno dei più attivi esponenti politici a battersi per il ritorno di Juan Domingo Peron dall'esilio.