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Scoppia il "dieselgate" della chimica

Scoppia il "dieselgate" della chimica
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Usano milioni di tonnellate di sostanze chimiche senza gli opportuni controlli di sicurezza. E' stato già ribattezzato il "dieselgate della chimica" lo scandalo sollevato dall'Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche e che coinvolge i maggiori produttori di cosmetici, cibo, medicine e plastica che operano in Europa. Secondo i dati pubblicati dal report dell'Agenzia, due terzi dei 700 prodotti chimici esaminati violano il regolamento REACH, che contiene le norme obbligatorie per l'immissione sul mercato di agenti chimici in materia di registrazione, valutazione, autorizzazione delle sostanze chimiche, nonchè le relative restrizioni.

LA ONG TEDESCA BUND FA I NOMI

L'organizzazione tedesca da sempre in prima linea nella difesa dell'ambiente, membro dell' European Enviromental Bureau, ha rivelato i nomi di alcuni prodotti, di alcune aziende e dei settori principali coinvolti nello scandalo. Lo ha fatto attingendo, come consente la legge, a un'indagine del governo tedesco sulla sicurezza chimica a partire dal 2014. Lo studio concludeva che 940 sostanze non rispettavano le norme di sicurezza imposte dall'Unione Europea nel regolamento REACH. Limiti alla trasparenza nella legislazione tedesca hanno impedito a Bund di verificare se la magior parte delle sostanze chimiche rimanga oggi non conforme alla normativa. Ma 41 dossier, relativi a 41 sostanze in commercio, sono rimasti invariati dal 2014 al 13 aprile 2019, data in cui Bund ha tirato le conclusioni della sua indagine.

Conivolti settori fondamentali e giganti del mercato come quello cosmetico, l'alimentare o quello medico sanitario: nessuna garanzia al momento che i prodotti in circolazione, dunque, rispettino le fondamentali regole di sicurezza. E riguardo all'indentità delle aziende coinvolte, gli stati nazionali mantengono il piu' completo riserbo.

COSA SAPPIAMO IN BASE ALLE AFFERMAZIONI DI BUND?

Nei 41 dossier incriminati emergerebbero ben 654 aziende coinvolte. Tra queste, alcuni giganti del mercato La lista è lunga.

Localizzate anche le violazioni geografiche: la Germania ne registra 169, il Regno Unito 80, Olanda 68, Francia 56, Italia 49, Spagna 42 e Belgio 38. Ci sono azinede coinvolte in ciascun paese europeo eccetto Malta e la Lettonia.

COSA DICE IL R.E.A.C.H.?

Il regolamento stabilisce le norme sull'immissione sul mercato di agenti chimici in materia di registrazione, valutazione, autorizzazione delle sostanze nonchè le relative eventuali restrizioni. Secondo il principio ‘No data, no market’, i produttori e gli importatori sono tenuti a raccogliere informazioni sulle proprietà delle sostanze chimiche e a registrarle in una banca dati centrale presso l’Agenzia europea delle sostanze chimiche (Echa) a Helsinki.

Il regolamento impone alle aziende di completare i test di sicurezza sui prodotti, ma la regola sembra non funzionare. L'agenzia europea si rifiuta, infatti, di rendere pubblici i nomi delle imprese e le sostanze non conformi alla legge nonostante le molte richieste da parte di associazioni e singoli parlamentari.

IL PRECEDENTE STUDIO DELL'EEB E DELL'AGENZIA TEDESCA PER L'AMBIENTE

Nell'ottobre del 2018, l’Environmental European Bureau (Eeb) sulla base di uno studio triennale dell’Istituto federale tedesco per la valutazione del rischio (Bfr) e dell’Agenzia tedesca dell’ambiente (Uba), ha reso noti dei dati allarmanti: un terzo (32%) delle 1.814 sostanze chimiche commercializzate a grande diffusione in Europa dal 2010 potrebbe non essere a norma di legge. Secondo l’Eeb, le industrie produttrici non hanno fornito dati a norma di regolamento sull’impatto ambientale e sulla salute.Tra le sostanze incriminate, in quel dossier, figuravano anche il bisfenolo A e i ftalati, usati negli imballaggi alimentari.