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Il Venezuela dei poveri: nel fiume di feci per fame

Il Venezuela dei poveri: nel fiume di feci per fame
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Chi se ne importa se bisogna immergersi nel letame con le narici ferite dal fetore e il rischio di contrarre malattie. Se sei povero a Caracas e tieni famiglia, è così che va la vita. Al fiume Guaire, sbocco di molte cloache della metropoli, incontriamo José e i suoi amici. Il Guaire è il loro mefitico posto di lavoro. Ogni giorno si immergono nelle acque fecali del fiume per trovare resti d'oro e argento da scambiare con denaro. Nemmeno gli insopportabili miasmi del fiume, che attraversa la capitale venezuelana, li fermano. Lo fanno per le loro famiglie.

Il racconto di Ángel, cercatore per fame.

Ángel racconta a Euronews che "no, la puzza non mi dà nausea. È per aiutare il mio bambino. Lo faccio per il mio piccolo, non per me. Per portare il cibo a casa mia, il mio chilo di riso, un po' di pane. Quelle cose". I residui raccolti dal fondo del fiume vengono meticolosamente ispezionati alla ricerca di qualsiasi metallo prezioso. I cercatori di Guaire si sono moltiplicati durante gli ultimi cinque anni di recessione economica. Ora sono centinaia. Sempre Ángel spiega il dramma di tanti: "La situazione è molto brutta. Tutto il paese è in cattive condizioni. Non si riesce a trovare il cibo. Se lo trovi, è molto costoso. Né si possono reperire cose per i bambini piccoli".

L'istantanea di un Paese in ginocchio.

Non è certo il Klondike descritto da Jack London, non c'è il sogno di arricchirsi. A Caracas i cercatori sono mossi dalla fame: per guadagnare più del salario minimo mensile, equivalente a quattro dollari, si immergono nelle puzzolenti acque del Guaire, che ci restituisce l'istantanea di un Paese devastato dall'iperinflazione, dalla carenza di beni di prima necessità, dalla povertà. Il Guaire rappresenta solo uno dei drammi venezuelani

Héctor Estepa ha seguito per Euronews le storie dei ragazzi del Guaire, ma - dice - "molti altri hanno lasciato il Paese. Ci sono più di tre milioni di venezuelani che hanno dovuto abbandonare le loro famiglie per sopravvivere".