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Israele, accuse di corruzione: cosa succede ora per Netanyahu?

Israele, accuse di corruzione: cosa succede ora per Netanyahu?
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REUTERS/ Ronen Zvulun
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Giovedì il procuratore generale dello Stato di Israele, Avichai Mandelblit ha formalizzato, in attesa dell'udienza preliminare, le accuse al Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu per i reati di frode, abuso d'ufficio e corruzione.

L'annuncio arriva ad appena sei settimane dalle elezioni (il 9 aprile) in cui Netanyahu cercherà di essere rieletto. Ma quali sono esattamente le accuse contro "Bibi", come è soprannominato il Primo Ministro israeliano, e quali conseguenze avranno per il suo futuro politico?

Di cosa viene accusato

'Hai utilizzato le tue prerogative di governo per considerazioni estranee, legate ai tuoi interessi"

Questo un passo del documento di 57 pagine con cui l'Avvocato generale di Stato Avichai Mandelblit ha informato ieri di aver deciso di incriminare Benyamin Netanyahu per frode ed abuso d'ufficio in due inchieste (Dossier 1000 e 2000), e anche per corruzione nella terza (4000).

Per il Dossier 1000, Netanyahu e la moglie hanno ricevuto doni per un valore di circa 200 mila dollari da due uomini di affari, il produttore hollywoodiano e cittadino di Israele, Arnon Milchan, e James Packer, businessman australiano. I beni ricevuti erano legati alla tua carica di primo ministro'', e dunque non solo all'amicizia fra le rispettive famiglie. Tra le regalie contestate: champagne e sigari.

Per il Dossier 2000 - ossia i ripetuti contatti di Netanyahu con l'editore del diffuso tabloid Yediot Ahronot Arnon Mozes per un possibile cambiamento a suo beneficio della linea del giornale - Mandelblit scrive: ''Anche se non hai chiesto favori ne' avanzato condizioni, hai sfruttato la sua offerta nell'intento di influenzare la tua copertura giornalistica durante le elezioni (del 2015, ndr) e in quel modo migliorare in maniera significativa le probabilità di essere rieletto''.

Per il Dossier 4000 - relativo a decisioni prese da Netanyahu mentre fungeva anche da ministro delle comunicazioni a favore della società dei telefoni Bezeq Telecom Israel e del suo proprietario Shaul Elovich in cambio di una copertura giornalistica positiva nel sito di informazione Walla - Mandelblit scrive: ''Hai accettato benefici pur sapendo che si trattava di corruzione a tuo favore in quanto pubblico funzionario, in cambio di attività legate alle tue funzioni''.

Ieri Netanyahu ha denunciato di essere vittima di una ''persecuzione politica'' e ha assicurato che le accuse contro di lui sono solo un ''castello di carte'' che potrà disperdere senza difficoltà.

Cosa succede ora. Netanyahu deve dimettersi?

Netanyahu non ha alcun obbligo legale di dimettersi e ha chiarito di non volerlo fare. In una conferenza stampa, giovedì scorso, ha indicato ai cittadini israeliani che intendeva servirli come Primo Ministro ancora per "molti altri anni".

Anche se l'accusa fosse confermata, Bibi non sarebbe legalmente obbligato a dimettersi, ritiene David Khalfa, analista politico mediorientale, contattato da Euronews. Politicamente, però, sarebbe quasi impossibile per lui rimanere al potere. Di fronte a una situazione simile, l'ex primo ministro Ehud Olmert si è dimesso perché era diventato "un'anatra zoppa" del suo stesso partito, ha osservato l'analista.

Il processo inizierà presto?

Prima che la incriminazione entri in vigore il premier avrà comunque diritto ad una audizione, che presumibilmente avrà luogo fra diversi mesi. Netanyahu avrà un'udienza preliminare con il procuratore generale. I suoi avvocati possono chiedere l'archiviazione o la riduzione delle accuse. Tuttavia, aggiunge Khalfa, è improbabile che i pubblici ministeri rinnegheranno gli ultimi tre anni di indagini approfondite.

Se trovato colpevole, cosa rischia Netanyahu?

Le accuse di corruzione comportano una condanna fino a 10 anni di carcere e/o una multa. Le frodi e le violazioni della fiducia comportano una pena detentiva fino a tre anni.

Che scenari politici si aprono ora?

Se da un lato i tempi legali saranno lunghi, l'annuncio della messa in stato di accusa di Netanyahu pone problemi politici immediati per il Primo ministro israeliano e la sua coalizione di destra.

Il Partito Likud sembrava sulla buona strada per una sicura vittoria alle elezioni, ma una nuova alleanza tra alcuni dei suoi oppositori più popolari, tra cui l'ex capo delle forze armate Benny Gantz e l'ex ministro delle finanze Yair Lapid, potrebbe mandare in tilt l'equilibrio a favore di un blocco di centro-sinistra.

L'annuncio della conclusione delle indagini ha già avuto impatto sui sondaggi: i partiti di destra non raggiungerebbero i 61 posti alla Knesset necessari per formare una coalizione.

Secondo Khalfa, gli elettori di destra moderati saranno tentati di abbandonare Bibi e votare invece per il blocco centrista. "Questo è un elettorato che è profondamente legato ai valori di integrità e onestà - sono segnati da statisti come l'ex primo ministro e premio Nobel Menachem Begin", ritiene l'esperto.

In definitiva, anche se Bibi riuscisse a formare una coalizione in vista del voto di aprile, questa potrebbe essere fragile. Alcuni dei suoi alleati moderati potrebbero ritirarsi in una fase successiva, se l'atto d'accusa venisse confermato, e questo porterebbe il Paese a nuove elezioni generali.

Insomma, conclude Khalfa a Euronews, qualunque sia l'esito giudiziario di questo caso, l'annuncio del procuratore ha intaccato l'immagine di Netanyahu e lo ha indebolito politicamente.