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Caso Orlandi: per Fittipaldi il Vaticano non ha collaborato

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Caso Orlandi: per Fittipaldi il Vaticano non ha collaborato

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"VIVA APPRENSIONE HA DESTATO IN VATICANO LA SCOMPARSA DI UNA RAGAZZA DI 15 ANNI, EMANUELA ORLANDI, FIGLIA DI UN MESSO DELLA PREFETTURA DELLA CASA PONTIFICIA, DELLA QUALE NON SI HANNO PIÙ NOTIZIE DA DUE GIORNI."

Iniziava così l'agenzia dell'ANSA del 24 giugno 1983, consegnando alla città di Roma e a tutto il Paese, il primo pezzo di una storia monca che si trascina da 35 anni fra diverse inchieste aperte e concluse con un'archiviazione. L'ultima avvenuta nel 2016 seguiva la pista, già in precedenza presa in considerazione, del coinvolgimento della banda della magliana (l'organizzazione criminale che segna la sua nascita come banda operante nella Capitale proprio con un sequestro nel 1977, quello del conte Massimiliano Grazioli). Altri precedenti filoni d'inchiesta avevano aperto il varco a piste internazionali, collegate con il contesto di quegli anni e con il ruolo giocato in quel periodo da Giovanni Paolo II nella compagine politica internazionale del tempo. Ma la pista sulla banda della magliana, sebbene anche questa, al momento, non ritenuta troppo consistente per essere affrontata in un processo, ha raccolto tanti elementi concreti di interesse nelle stesse carte che il GIP ha archiviato nel 2016.

Il ritrovamento di alcune ossa umane lo scorso 29 ottobre all'interno dell'edificio che ospitava il custode di Villa Giorgina in via Po, a Roma - dal 1959 sede della Nunziatura Apostolica in Italia - ha fatto riaprire la possibilità di una nuova inchiesta e anche ridestare le speranze della famiglia che ha più volte fatto istanza presso il Vaticano, a che riaprisse le indagini, dopo che la magistratura italiana non era riuscita ad arrivare a significative svolte. Il fratello della Orlandi ma anche la sorella di Mirella Gregori - scomparsa il 7 maggio 1983 - in particolare, si sono recati in procura per parlare con i pm. «Chiederemo alla procura di Roma e alla Santa Sede in che modalità sono state trovate le ossa – spiega Laura Sgrò, legale della famiglia Orlandi che ha accompagnato ieri Pietro Orlandi a Piazzale Clodio – e come mai il loro ritrovamento è stato messo in relazione con la scomparsa di Emanuela o Mirella». Il ritrovamento era stato reso noto da un comunicato stampa della stessa Santa Sede, questo:

"Durante alcuni lavori di ristrutturazione di un locale annesso alla Nunziatura Apostolica in Italia, sita in Roma, in Via Po 27, sono stati rinvenuti alcuni frammenti ossei umani.

Il Corpo della Gendarmeria è prontamente intervenuto sul posto, informando i Superiori della Santa Sede che hanno immediatamente comunicato alle Autorità italiane per le opportune indagini e la necessaria collaborazione nella vicenda.

Allo stato attuale il Procuratore Capo di Roma, Dott. Giuseppe Pignatone, ha delegato la Polizia Scientifica e la Squadra Mobile della Questura di Roma al fine di stabilirne l’età, il sesso e la datazione della morte."

La posizione in cui si trovavano le ossa, cioè sotto lo strato di materiale edilizio che permette la messa in posa del pavimento, potrebbe far pensare a scheletri recenti, anche se questa risposta si avrà solo dalle perizie. Perizie che dovranno anche stabilire se quei resti appartengono o meno a Emanuela Orlandi o Mirella Gregori, le ragazze scomparse a pochi mesi l'una dall'altra. Certo le indagini dovranno accertare a quanti e quali lavori di ristrutturazione è stata soggetta la dependance della Nunziatura, oggetto delle indagini, in questi ultimi decenni.

Il giornalista investigativo Emiliano Fittipaldi de L'Espresso aveva affrontato in parte il caso nel suo ultimo libro "Gli Impostori" (Feltrinelli, 2017) sulla base anche di un documento apocrifo del Vaticano di cui era venuto in possesso e attestante il presunto esilio nascosto della Orlandi a Londra. Il dossier, da lui fatto emergere, sintetizza gli esborsi sostenuti dal Vaticano dal 1983 al 1997. La somma totale investita nella vicenda Orlandi sarebbe ingente: oltre 483 milioni, quasi mezzo miliardo di lire. che sarebbero stati spesi dal Vaticano per l'allontanamento della ragazza. Il documento è in realtà una lettera di cinque pagine datata marzo 1998. È scritta al computer o molto piu probabilmente con una telescrivente, ed è inviata dal cardinale Lorenzo Antonetti, allora capo dell'Apsa (l'Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica sul quale Fittipaldi ha concentrato la sua inchiesta), ai monsignori Giovanni Battista Re e Jean-Louis Tauran. La lettera sembra una sorta di documento di accompagnamento a una serie di fatture e materiali allegati di quasi duecento pagine che comproverebbero appunto alla segreteria di Stato le spese sostenute per Emanuela Orlandi. Era stato però lo stesso giornalista a invitare alla cautela sulla veridicità del documento in sé. Ovviamente, entratone in possesso, ha ritenuto di doverlo pubblicare. Nel caso di una apertura di una nuova inchiesta sulla scomparsa della ragazza, cittadina del Vaticano, quindi potrebbe essere acquisita e destare l'interesse degli inquirenti.

Intanto potrebbe entrare una ulteriore pista sulle ossa ritrovate presso l'ambasciata del Vaticano a Roma e cioè quella che collegherebbe l'identità del cadavere alla moglie del custode scomparsa in circostanze poco chiare negli anni Sessanta.

La Orlandi era uscita in un pomeriggio del 22 giugno del 1983 dal Conservatorio del Vaticano Tommaso Ludovico da Vittoria (vicino piazza Navona), dove studiava musica, e non è mai più tornata a casa.