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Josep Borrell: "Difficile conciliare il sostegno a Israele e allo stato di diritto"

L'alto diplomatico dell'UE Josep Borrell ha dichiarato venerdì 24 maggio che l'UE si trova di fronte a una scelta tra il sostegno allo stato di diritto e quello a Israele
L'alto diplomatico dell'UE Josep Borrell ha dichiarato venerdì 24 maggio che l'UE si trova di fronte a una scelta tra il sostegno allo stato di diritto e quello a Israele Diritti d'autore Virginia Mayo/Copyright 2017 The AP. All rights reserved.
Diritti d'autore Virginia Mayo/Copyright 2017 The AP. All rights reserved.
Di Mared Gwyn Jones
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

L'UE deve definire la propria posizione in merito all'invito della Corte internazionale di giustizia a Israele di fermare l'offensiva di Rafah, secondo l'Alto rappresentante per gli Affari esteri Borrell

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L'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli Affari esteri, Josep Borrell, ha dichiarato che i Paesi membri dell'Ue si trovano di fronte a una scelta "difficile" tra il sostegno allo stato di diritto e quello a Israele. La dichiarazione è arrivata pochi minuti dopo che la Corte internazionale di giustizia ha ordinato alle forze israeliane di fermare l'offensiva verso Rafah.

Parlando durante un evento dell'Istituto universitario europeo (Iue) a Firenze, Borrell ha dichiarato: "Vedremo quale sarà l'azione dell'Unione europea di fronte alla sentenza della Corte internazionale di giustizia emessa oggi, quale sarà la nostra posizione. Dovremo scegliere tra il nostro sostegno alle istituzioni internazionali e allo stato di diritto, e il nostro sostegno a Israele. Fare entrambe le cose sarà piuttosto difficile", ha aggiunto.

Le Nazioni Unite stimano che circa 1,4 milioni di palestinesi si siano rifugiati nella città situata al confine meridionale tra la Striscia di Gaza e l'Egitto. Secondo Tel Aviv, però, si tratterebbe di una roccaforte di Hamas, il che giustificherebbe l'ingresso delle truppe. 

Borrell ha anche riconosciuto che il processo decisionale dell'Ue in merito alle risposte di fronte al conflitto a Gaza è stato troppo lento a causa delle profonde divergenze nelle posizioni tra i Paesi membri. Per questo ha avanzato la proposta di una modifica delle procedure, che ad oggi richiedono il sostegno unanime di tutti i Ventisette. 

Nel caso di Gaza, l'Ungheria ha ritardato o bloccato una serie di iniziative europee, compresa l'imposizione di sanzioni contro i coloni israeliani più violenti, o ancora una posizione congiunta finalizzata a chiedere al primo ministro israeliano Netanyahu ad abbandonare i piani di invasione di Rafah.

Il discorso di Borrell è stato anche interrotto da manifestanti filo-palestinesi che hanno stigmatizzato proprio le risposte fornite dell'UE di fronte alla devastazione del territorio palestinese e alla gigantesca quantità di vittime. Di fronte a tali critiche, lo stesso Alto rappresentante europeo ha risposto a chiare lettere: "Capisco perfettamente la preoccupazione espressa".

Il riconoscimento della Palestina è "contrario" al sostegno al terrorismo

Quanto allo sdegno espresso da Israele di fronte alla decisione di Spagna, Irlanda e Norvegia di riconoscere lo Stato di Palestina, Borrell ha respinto con fermezza la posizione del ministro degli Esteri di Tel Aviv, Israel Katz, secondo cui ciò equivarrebbe a far passare il messaggio che "il terrorismo paga".

"Per me una cosa è chiara: il riconoscimento non è un sostegno ad Hamas", ha sottolineato il dirigente di Bruxelles, "e su questo devo proprio contestare le posizioni espresse dal governo israeliano secondo cui si tratterebbe di un sostegno al terrorismo. È proprio il contrario. È infondato, completamente infondato e inaccettabile dire che il riconoscimento - sia esso o meno controproducente - costituisca un regalo ad Hamas o l'espressione di un antisemitismo. Niente di tutto questo".

Secondo Borrell, infatti, il riconoscimento rappresenta un rafforzamento del sostegno europeo all'Autorità Palestinese guidata da Fatah, in contrasto rispetto ad Hamas. La stessa Autorità, può costituire il "nucleo di un possibile futuro Stato palestinese". Pur riconoscendo che, secondo alcune diplomazie europee, il riconoscimento sia stato intempestivo, l'Alto rappresentante europeo ha affermato che la Slovenia potrebbe presto seguire i passi di Spagna e Irlanda.

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