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Il Mediatore europeo apre un'inchiesta sul ruolo di Frontex nel naufragio di Pylos

Questa immagine fornita dalla guardia costiera greca il 14 giugno 2023, mostra decine di persone sul peschereccio che si è poi rovesciato a largo della Grecia.
Questa immagine fornita dalla guardia costiera greca il 14 giugno 2023, mostra decine di persone sul peschereccio che si è poi rovesciato a largo della Grecia. Diritti d'autore Hellenic Coast Guard via AP
Diritti d'autore Hellenic Coast Guard via AP
Di Vincenzo GenoveseEfi Koutsokosta
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

L'organo di controllo dell'Ue indagherà sul comportamento della Guardia costiera e di frontiera europea in uno dei naufragi di persone migranti più letali della storia recente. Sulle autorità nazionali già investiga la magistratura greca

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L'ufficio del Mediatore europeo ha aperto un'inchiesta per chiarire il ruolo di Frontex nel naufragio dell'imbarcazione Adriana a largo delle coste di Pylos, in Grecia, in cui sono morte centinaia di persone migranti il 14 giugno 2023.

Tra i documenti a cui la mediatrice europea Emily O'Reilly ha chiesto di accedere c'è la relazione formale della Guardia costiera e di frontiera europea sugli avvenimenti del 14 giugno al largo delle coste greche.

"Penso di dover rendere visibile ciò che è invisibile. Questa tragedia si è verificata il 14 giugno e non abbiamo ancora chiarezza sulle circostanze in cui è accaduta e sulle responsabilità", ha spiegato  O'Reilly in un'intervista a Euronews.

Una tragedia annunciata

A bordo del peschereccio Adriana c'erano centinaia di persone migranti, forse fino a 750. Solo 104 sono sopravvissute, mentre 82 corpi sono stati recuperati senza vita.

Dopo il naufragio, si è molto discusso delle comunicazioni avvenute tra Frontex e la guardia costiera greca. 

L'agenzia europea garantisce di aver offerto assistenza dopo l'avvistamento dell'imbarcazione sovraffollata, senza ricevere risposta dalle autorità di Atene. Le quali hanno difeso la propria condotta sostenendo di aver offerto aiuto alle persone a bordo, che l'avrebbero rifiutato per proseguire il loro viaggio verso l'Italia.

Sull'accaduto è già stata avviata un'indagine a livello nazionale, ma la direttrice dell'ufficio del Mediatore europeo Emily O'Reilly ha spiegato che "anche il ruolo di Frontex nelle operazioni di ricerca e salvataggio deve essere chiarito".

"Se Frontex era a conoscenza della presenza di un'imbarcazione, poteva anche vedere che era chiaramente sovraffollata"
Emily O'Reilly
Mediatrice europea

"Se Frontex era a conoscenza della presenza di un'imbarcazione, poteva anche vedere che era chiaramente sovraffollata. Hanno offerto la loro assistenza alla guardia costiera greca, ma sono stati inviati da un'altra parte. In quel caso, cosa avrebbe dovuto fare Frontex?".

"Non credo - prosegue la mediatrice europea - ci si possa ridurre alla base giuridica tra la competenza di uno Stato membro e la competenza di Frontex quando centinaia di persone sono in imminente pericolo di morte. E infatti, centinaia di persone alla fine sono morte. 

Nell'ambito dell'indagine, O'Reilly chiede anche dettagli sulle modalità di comunicazione tra le autorità nazionali e Frontex in merito alle operazioni di ricerca e salvataggio, sulle regole per l'uso delle telecamere montate sulle imbarcazioni durante le operazioni congiunte e sul meccanismo di monitoraggio dell'agenzia sulle possibili violazioni di diritti umani.

Fontex sotto inchiesta

Negli ultimi anni, infatti, sia la guardia costiera greca che Frontex sono state accusate di violazioni dei diritti umani, con la Guardia costiera europea che avrebbe  chiuso un occhio sui respingimenti di migranti in mare effettuati dalle autorità elleniche.

Un rapporto dell'Olaf, l'agenzia antifrode dell'Ue, trapelato alla fine dell'anno scorso ha documentato numerosi respingimenti nel Mar Egeo tra il 2020 e il 2021 che sono stati "coperti" da Frontex. Lo scandalo ha portato alle dimissioni di Fabrice Leggeri da direttore di Frontex e il suo successore, Hans Leijtens, ha promesso di porre fine a questa pratica.

L'ufficio del Mediatore ha inoltre annunciato che nel corso dell'anno avvierà una seconda indagine sul ruolo delle istituzioni Ue nella tutela dei diritti fondamentali nelle attività di gestione delle frontiere.

La Commissione europea ha sempre sostenuto che la gestione delle frontiere è di competenza degli Stati membri e che ogni eventuale violazione del diritto internazionale e umanitario deve essere indagata dalle autorità nazionali.

La commissaria agli Affari interni Ylva Johansson ha ribadito questa posizione durante un'interrogazione della commissione Giustizia del Parlamento europeo all'inizio del mese. Negli ultimi anni, comunque, le indagini greche sulle accuse di violazione dei diritti umani nella gestione dei migranti hanno sempre scagionato le autorità nazionali.

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