Elezioni in Turchia, la posta in gioco per l'Unione Europea

Le elezioni turche si profilano come un testa a testa tra il presidente in carica Recep Tayyip Erdoğan e il candidato dell'opposizione Kemal Kılıçdaroğlu
Le elezioni turche si profilano come un testa a testa tra il presidente in carica Recep Tayyip Erdoğan e il candidato dell'opposizione Kemal Kılıçdaroğlu Diritti d'autore AP Photo
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Di Efi KoutsokostaVincenzo Genovese
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Dopo vent'anni al potere Recep Tayyip Erdoğan rischia seriamente di perdere le presidenziali. Un cambio al vertice rivoluzionerebbe i rapporti tra Ankara e Bruxelles, ma non tutti gli aspetti della politica turca sarebbero investiti dal cambiamento

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C'è chi le ha definite le elezioni più importanti al mondo del 2023: per la prima volta dopo 20 anni di dominio inconstratato, Recep Tayyip Erdoğan rischia di perdere il potere in Turchia, contro un'opposizione più unita rispetto al passato nel primo turno delle presidenziali, in programma domenica 13 maggio.

Kemal Kılıçdaroğlu, il candidato del Partito popolare repubblicano (Chp) è persino avanti negli ultimi sondaggi dell'istituto Konda rispetto al presidente in carica, fondatore del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (Akp), grazie anche al ritiro di un altro aspirante presidente, Muharrem Ince.

L'elezione si annuncia come un testa a testa, destinato probabilmente a decidersi al secondo turno, il 28 maggio, necessario se nessuno dei candidati otterrà più del 50% dei voti.

Un bivio per l'Europa

Inevitabili le ripercussioni del voto sul rapporto con l'Unione europea, con cui la Turchia ha intrapreso nel 2005 negoziati di adesione oggi di fatto congelati.

"La Turchia continua ad allontanarsi dall'Ue. I negoziati di adesione sono in fase di stallo, nessun nuovo capitolo dovrebbe essere aperto o chiuso", recitano le conclusioni del Consiglio europeo del giugno 2019, una linea adottata l'anno precedente, sostenuta da diverse risoluzioni del Parlamento europeo e mai più modificata.

Il motivo principale è il deterioramento di democrazia e Stato di diritto nel Paese, come spiega a Euronews Sergey Lagodinsky, eurodeputato tedesco dei Verdi/Ale e presidente della delegazione parlamentare Ue-Turchia.

"Siamo in una congiuntura molto importante, un momento storico, per lo sviluppo delle democrazia, per lo stato di diritto, per capire se continuerà o meno l'aggressività nei confronti dei Paesi vicini dell'Ue come Grecia e Cipro. Si arriverà a un momento in cui le divisioni tra Turchia e Unione europea saranno irreversibili".

"Si arriverà a un momento in cui le divisioni tra Turchia e Unione europea saranno irreversibili"
Sergey Lagodinsky
Eurodeputato dei Verdi/Ale e presidente della delegazione parlamentare Ue-Turchia

Pure i rapporti della Turchia con gli alleati della Nato si sono complicati di recente, a causa delle tensioni sul comportamento di Ankara con la Russia, del coinvolgimento nei conflitti in Siria e Libia e della reticenza nel concedere l'ingresso nell'Alleanza atlantica alla Svezia.

Ma gli analisti concordano sul fatto che una vittoria dell'opposizione a Erdoğan significherebbe un'opportunità per rinnovare le relazioni tra Ankara e Bruxelles.

"Ci sono tre promesse da parte dell'opposizione che mi fanno propendere per questa tesi", afferma Ilke Toygür, professoressa di Geopolitica all'Università Carlos III di Madrid.

"La prima è il ritorno alla democrazia e il ristabilimento dello Stato di diritto, con il tentativo di garantire diritti fondamentali e libertà per tutti. In secondo luogo, si afferma la collocazione occidentale della Turchia. E infine, penso che le relazioni tra Ue e Turchia inizieranno a svolgere un ruolo costruttivo nel contesto regionale di un'Europa più ampia e multilaterale".

Resistenza al cambiamento

Nemmeno con una vittoria dell'opposizione, comunque i cambiamenti saranno immediati.

Nel quadrante del Mediterraneo orientale, ad esempio, la strategie turche non subiranno modifiche radicali, anche se la propensione al dialogo potrebbe sostituire la retorica aggressiva.

"Alcune delle caratteristiche della Turchia odierna, in particolare, l'aumento della potenza militare, non cambieranno", dice a Euronews Marc Pierini, ex ambasciatore dell'Ue in Turchia e ora esperto del think tank Carnegie Europe.

Una situazione che riguarda anche altri aspetti, come la centrale nucleare per la produzione di elettricità, che è costruita, posseduta e gestita dalla Russia, spiega Pierini. "Non è ancora operativa, ma lo sarà presto, a prescindere da chi salirà al potere. Dovremo tenerne conto".

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