Un anno di accoglienza in Europa dei rifugiati ucraini

Ylva Johansson è commissaria europea agli Affari Interni dal 2019
Ylva Johansson è commissaria europea agli Affari Interni dal 2019 Diritti d'autore Aurore Martignoni/CCE
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Di Vincenzo Genovese
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A 12 mesi di distanza dall'attivazione della Direttiva sulla protezione temporanea, la commissaria agli Affari Interni Ylva Johansson traccia un bilancio con Euronews. E non esclude di riutilizzare lo strumento in futuro

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Esattamente anno fa l'Unione Europea apriva le sue porte ai rifugiati ucraini, attivando la Direttiva sulla protezione temporanea, che ha concesso a quattro milioni di persone un permesso di soggiorno fino a marzo 2024.

A dodici mesi da quella decisione senza precedenti la commissaria europea agli Affari Interni Ylva Johansson traccia un bilancio sull'accoglienza, non sempre facile, nei Paesi dell'Unione.

"Sono molto occupata, non riesco a trovare pace, perché devo costantemente completare qualche pratica burocratica, c'è sempre un documento che sta per scadere o qualcos'altro del genere. Non ho il tempo di dedicarmi all'apprendimento del tedesco, né di occuparmi di mia figlia", dice a Euronews Albina, una giovane rifugiata ucraina in Germania. Cosa si può fare, allora, per snellire le procedure previste per i rifugiati?

"Ovviamente le problematiche sono tante - risponde la commissaria-. Stiamo ospitando quattro milioni di rifugiati ucraini: davvero una sfida enorme, per tutta l'Europa e specialmente per quegli Stati membri più interessati, come Repubblica Ceca, Estonia, Polonia, ma anche Germania.

Ma in prospettiva, se qualcuno avesse chiesto un anno fa, prima che scoppiasse la guerra: 'Sarete in grado di gestire quattro milioni di nuovi rifugiati?' Penso che pochissimi avrebbero risposto positivamente senza alcuna esitazione. Quindi, tenendo conto delle enormi sfide da affrontare, penso che i risultati siano davvero ottimi".

Altri motivi di preoccupazione per i rifugiati sembrano essere l'alloggio e il lavoro, come spiega a Euronews Marta Jaroszewicz, del Centro di ricerca sulle migrazioni dell' Università di Varsavia.

"I migranti si sono più o meno inseriti, ma ora c'è un problema di accesso al mercato del lavoro ed enormi problemi di alloggio. Questo è il momento in cui bisogna pensare a una strategia più a lungo termine".

"Penso che questa sia davvero l'esigenza attuale: stiamo superando la fase emergenziale e ora ci addentriamo in altre questioni", dice la commissaria Johansson. 

"Più di 600mila ucraini hanno già un lavoro, altri 400mila sono iscritti a un centro pubblico per l'impiego. Ciò significa che circa la metà dei rifugiati in età lavorativa è in qualche modo sul mercato del lavoro. Non va così male, ma ovviamente dobbiamo fare di più. Abbiamo 750mila bambini rifugiati nelle nostre scuole. Ma ovviamente anche il problema dell'alloggio è una questione rilevante, in molte regioni e città.

L'attivazione della Direttiva sulla protezione temporanea è stato un tabù infranto per l'Unione Europea. La domanda ora è se questo strumento potrà essere usato anche in altri casi in futuro.

"Penso di sì. Penso si sia dimostrato che funziona", spiega la commissaria.

"Immagino un paragone con il 2015, ad esempio, quando un popolo intero stava fuggendo dalla guerra in Siria e l'Ue non ha attivato la Direttiva sulla protezione temporanea, che esisteva già allora come strumento, ma non fu presa in considerazione. 

E questo ci ha lasciato una situazione in cui eravamo molto divisi sulla questione migratoria, sui rifugiati e sui richiedenti asilo. I sistemi di asilo dei Paesi erano intasati da moltissime richieste, c'erano lunghi tempi di attesa. Ora, ovviamente ci sono delle criticità, non lo nego. Ma penso che stiamo affrontando questa 'crisi dei rifugiati' molto, molto meglio di allora. Forse non è nemmeno una crisi, anche se parliamo del numero più alto di profughi dalla seconda guerra mondiale in poi".

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