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La settimana della paura in Europa

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Di Stefan Grobe
Il villaggio di Przewodow si trova a poco più di sei chilometri dal confine tra Polonia e Ucraina
Il villaggio di Przewodow si trova a poco più di sei chilometri dal confine tra Polonia e Ucraina   -   Diritti d'autore  AP Photo   -  

Questa settimana, la Russia ha condotto una massiccia serie di attacchi missilistici alle città di tutta l'Ucraina, ma è stata una singola esplosione, avvenuta in Polonia, a provocare una tempesta diplomatica.

Un missile ha colpito un villaggio vicino al confine ucraino, uccidendo due persone e diffondendo la paura nel Paese.

I primi sospetti sono caduti sulla Russia. Ma quando sono emersi ulteriori dettagli sull'incidente, sia le autorità polacche che quelle della Nato hanno comprovato che si trattava di un missile del sistema di difesa aerea ucraino.

Escalation scongiurata

"Diverse centinaia di razzi lanciati dagli ucraini hanno cercato di intercettare le centinaia di missili e droni impiegati dai russi. Potrebbe essere successo che uno di questi razzi sia caduto sul territorio polacco, a 5,6 km dal confine ucraino", ha spiegato Mateusz Morawiecki, primo ministro polacco.

Un tragico incidente, dunque, che comunque ha spinto la Polonia ad aumentare livello di delle proprie unità militari. Varsavia ha ribadito il suo sostegno all'Ucraina, così come ha fatto la Nato, con le parole del Segretario generale Jens Stoltenberg:

"Voglio essere chiaro. Non è colpa dell'Ucraina. La Russia ha la responsabilità di quanto accaduto, poiché insiste nella sua guerra illegale contro l'Ucraina".

L'incidente ha suscitato il timore che potesse scoppiare un conflitto più ampio tra la Russia e i Paesi della Nato. Un timore diffuso soprattutto negli Stati dell'Europa orientale, dove i sentimenti anti-russi sono più forti, ma non solo.

La paura in Europa

Un significativo aumento dell'uso di farmaci antidepressivi rispecchia una crescita dell'ansia più che raddoppiata in Paesi come Belgio, Francia e Italia, rispetto ai dati degli anni precedenti.

La pandemia da Covid-19, la guerra in Ucraina, l'inflazione galoppante e una profonda crisi energetica hanno colpito l'Europa negli ultimi anni. Per molti, è difficile rimanere ottimisti riguardo al futuro.

Spiega questa dinamica psicologica Frank Furedi, direttore esecutivo del Collegio Mathias Corvinus di Bruxelles, professore emerito di sociologia all'Università del Kent l'autore di un libro sul tema: "La cultura della paura nel 21esimo secolo".

Nel tuo ultimo progetto di ricerca c'è un barometro annuale della paura. Perché la paura è diventata un problema in Europa?

"La cosa interessante è che la paura è diventata pervasiva, in tutti gli ambiti della nostra vita. Molti pensano che solo certe persone abbiano paura perché vivono in circostanze difficili. Molti altri dicono magari che chi vive nell'Europa orientale, nei Balcani o nei Paesi baltici prova paura a causa della Russia. Ma trovo molto interessante che i timori prescindono dalla classe sociale di appartenenza: anche chi è ricco, chi si trova in cima alla scala sociale, è altrettanto ansioso e per molti versi spesso più ansioso degli altri riguardo al futuro".

Cos'è che le persone temono di più?

"Esaminando i sondaggi che abbiamo condotto in diversi Paesi è emerso che le persone temono soprattutto cose quotidiane, ordinarie: Come farò ad avere una buona pensione? Mio figlio troverà un lavoro? I timori hanno a che fare con la loro situazione finanziaria e, in ultima analisi, con la loro sicurezza quotidiana . Ed è proprio questo che preoccupa le persone. Non quello che c'è sui giornali. E sono rimasto davvero sorpreso, perché quasi nessuno, tra le persone con con cui ho parlato, era preoccupato ad esempio per il terrorismo".

Sostieni che sia in corso una crisi di salute mentale e un diffuso stato di disorientamento tra i cittadini europei. Come si è arrivati fin qui?

"Penso che i problemi di salute mentale siano spesso fonte di confusione, perché si tratta di un sintomo attraverso il quale esprimiamo altri problemi. E penso che il grosso problema in Europa al momento sia quella che definirei una crisi del senso della vita: le persone non sono davvero sicure di quali siano i valori in base ai quali dovrebbero vivere e che dovrebbero insegnare ai propri figli".

 Quando non si è veramente sicuri, quando non ci sono indicazioni chiare su come procedere verso il futuro, molto spesso ci si disorienta. E questo si esprime in forme di ansia che spesso possono anche diventare problemi di salute mentale. Ma io sostengo che il vero problema sia alla base, una crisi sul senso della vita".

C'è qualche speranza di uscire da questa crisi? Cosa bisogna fare?

"Penso che la cosa fondamentale per la maggior parte di noi sia sperimentare la solidarietà, sentire che ci sono persone pronte ad aiutarci. Per molti aspetti, possiamo imparare dall'esperienza dell'Ucraina, perché qualunque cosa si pensi della guerra, è interessante notare come quasi dall'oggi al domani gli ucraini si siano uniti e abbiano dimostrato che, nonostante le loro differenze, potevano agire come una comunità, reale e compatta". 

"Per me la grande lezione per l'Europa sulla guerra ucraina non riguarda solo il conflitto in senso stretto. Riguarda il fatto che noi nelle nostre società, dobbiamo iniziare ad ispirarci a questa esperienza e trovare un nostro senso di comunità che trasmetta a tutti l'idea della solidarietà. E questa sarà la soluzione a molti dei nostri problemi".

La liberazione di Kherson

Se c'è un posto in Europa dove il timore ha ceduto il passo alla gioia questa settimana, è la città ucraina di Kherson.

Dopo otto mesi di brutale occupazione, le forze ucraine hanno riconquistato la città e le truppe russe si sono ritirate a est.

Tra i residenti l'atmosfera era euforica, nonostante la mancanza di acqua ed elettricità e l'assenza di connessione a Internet. Le persone accorrevano nella piazza principale, per abbracciare i soldati e chiedere autografi. Una donna ha descritto la liberazione come il "giorno più bello" di sempre.

Le autorità ucraine sono ora al lavoro per riportare la normalità nel centro urbano.