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Euroviews. In piena crisi climatica, perché Bruxelles sceglie un ex di Shell come commissario per il Clima?

Il ministro degli Esteri olandese Wopke Hoekstra
Il ministro degli Esteri olandese Wopke Hoekstra Diritti d'autore AP Photo/Euronews
Diritti d'autore AP Photo/Euronews
Di Martha Myers, Climate Justice Campaigner, Corporate Europe Observatory
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle dell'autore e non rappresentano in alcun modo la posizione editoriale di Euronews.
Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

Martha Myers, del Corporate Europe Observatory, critica la designazione del ministro olandese Hoekstra per il ruolo di commissario per il Clima

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Quest'estate gli eventi meteorologici estremi hanno colpito a più riprese e in modo spesso catastrofico, riempiendo le prime pagine dei giornali di tutta Europa. Incendi devastanti, inondazioni improvvise e siccità hanno causato enormi danni a vie di comunicazione, case, ma anche produzioni alimentari e sistemi idrici.

I costi sono giganteschi. Nel solo 2021, i disastri climatici sono costati all'UE la stratosferica cifra di 56,6 miliardi di euro. E già si prevede che quest'anno il totale sarà ben più alto. Si tratta di un grave campanello d'allarme per il continente, che deve avviare azioni senza precedenti, di adattamento e mitigazione, per affrontare la crisi climatica.

Eppure, in questo momento storico cruciale, la presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen ha effettuato una scelta decisamente controversa, scegliendo come commissario per il Clima il democristiano olandese Wopke Hoekstra, con un passato nel colosso petrolifero Shell.

Imprese offshore, spinta al petrolio e al gas e sussidi alle compagnie aeree

L'anno scorso, la compagnia anglo-olandese ha registrato profitti senza precedenti pari a 36 miliardi di euro, arrivati nelle casse dell'azienda anche grazie alle bollette che famiglie vulnerabili si sono viste costrette a pagare. Come se non bastasse, la stessa Shell ha adottato strategie che appaiono incompatibili con gli impegni in materia di mitigazione dei cambiamenti climatici e di transizione ecologica.

La compagnia ha infatti deciso di realizzare nuovi siti di estrazione di combustibili fossili, ignorando completamente gli avvertimenti dell'Agenzia internazionale per l'energia, così come dell'IPCC, secondo cui nuovi progetti di questo genere non faranno che aumentare le emissioni di gas ad effetto serra e inasprire la crisi climatica.

Ma non è tutto: il risultato politico più degno di nota per Hoekstra, in materia di clima, è stato quello di essere oggetto di critiche parlamentari proprio per aver proposto un ulteriore sfruttamento dei giacimenti di petrolio e gas nel nord dei Paesi Bassi, rifiutando al contempo di concedere indennizzi agli abitanti della regione.

AP Photo/Peter Dejong
Una manifestazione di attivisti ecologisti contro ShellAP Photo/Peter Dejong

Dal punto di vista dell'azione per il clima e la transizione energetica, il curriculum dell'attuale ministro degli Esteri olandese è semplicemente nullo. Al contrario, nel periodo in cui è stato ministro delle Finanze, ha fornito un sostegno di oltre 3,4 miliardi di euro alla compagnia aerea KLM e ha concorso ad indebolire gli obiettivi climatici del suo governo. 

Come se non bastasse, mentre era membro del Comitato per la lotta all'evasione fiscale, è stato indagato poiché lo scandalo dei Pandora Papers aveva rivelato la sua partecipazione in un'azienda offshore, la Candace Management, situata alle Isole Vergini Britanniche. Un duro colpo per la sua immagine.

Hoekstra non farebbe che gettare altra benzina sul fuoco

È difficile immaginare un candidato meno adatto a guidare l'azione sul clima e rappresentare l'Unione Europa ai negoziati che si terranno a dicembre a Dubai, in occasione della Cop28, la ventottesima Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite. Appuntamento che già rischia di trasformarsi in un fallimento annunciato. La presenza di un ex rappresentante di Shell per conto di Bruxelles non farebbe che gettare altra benzina al fuoco.

La controversa carriera di Hoekstra, inoltre, indica che, mentre era senatore, ha lavorato per la società di consulenza McKinsey, sollevando problemi di conflitto di interessi, dato che il colosso in questione annovera tra i propri clienti imprese particolarmente importanti nei settori della farmaceutica, del tabacco e degli stessi combustibili fossili.

SEM VAN DER WAL/AFP
Il ministro olandese Wopke HoekstraSEM VAN DER WAL/AFP

Inoltre, i suoi rapporti con i politici dell'Europa meridionale sono già tesi. È stato accusato di mancanza di solidarietà in quanto si oppose ad un meccanismo di sostegno finanziario, in piena pandemia, alle nazioni più colpite e meno ricche. Promuovendo al contempo ulteriori misure di austerità.

Non sorprende, quindi, che la sua nomina abbia sollevato dubbi. Una petizione olandese contro la nomina ha superato le 30mila firme nelle 24 ore successive al lancio, mentre parlamentari europei di diversi partiti hanno espresso preoccupazione.

Gli eurodeputati potrebbero decidere di inviare un messaggio chiaro (e verde)

L'audizione prevista al Parlamento europeo rappresenterà un momento cruciale: in quella sede gli eurodeputati potranno respingere la candidatura di Hoekstra e proteggere l'integrità dell'azione climatica dell'Unione europea. Si tratterebbe di uno strappo politico, poiché è raro che una candidatura venga rifiutata (anche se esiste un precedente che risale al 2019).

Tuttavia, vale la pena ricordare che Hoekstra non è solo: la sua candidatura fa parte di un tentativo più ampio da parte delle lobby delle fonti fossili di incidere sulle scelte delle istituzioni. Facendo leva su una narrativa secondo la quale l'esperienza maturata nell'industria dei combustibili fossili equivarrebbe alla competenza sul tema della transizione energetica. Nel migliore dei casi si tratta di un'affermazione incauta.

L'ultimo rapporto dell'IPCC mostra al contrario la necessità di un'azione immediata e drastica, per trasformare in modo profondo la produzione di energia ed evitare che la crisi climatica si trasformi in una catastrofe. 

Sebbene il peso delle compagnie che sfruttano combustibili fossili nella negazione dei cambiamenti climatici sia nota a tutti, permane un numero preoccupante di casi di "porte girevoli"
Yves Herman, Pool via AP
La presidente della Commissione europea Ursula von der LeyenYves Herman, Pool via AP

Come si potrebbe, d'altra parte, considerare esponenti (o ex) dell'industria del tabacco le persone più adatte a stabilire piani per diminuire il fumo? In modo analogo, se le aziende produttrici di combustibili fossili, attraverso le lobby o direttamente con persone che hanno lavorato per loro, saranno in grado di avere molto peso nella politica, come si potrà garantire l'azione climatica che la scienza - in modo pressoché unanime - ci dice essere necessaria? L'interesse primario delle aziende produttrici di combustibili fossili è quello di fare business e profitti, a prescindere dal costo che essi hanno per noi e per il Pianeta.

Queste aziende continuano inoltre a investire milioni di euro in attività di lobbying per limitare la transizione o per promuovere false soluzioni alla crisi climatica, come nel caso della cattura e stoccaggio di CO2. Progetti che non fanno altro che ritardare le azioni che sono necessarie per tutelare il clima.

Il conflitto di interessi deve essere considerato un importante campanello d'allarme

Sebbene il peso delle compagnie che sfruttano combustibili fossili nella negazione dei cambiamenti climatici sia nota a tutti, permane un numero preoccupante di casi di "porte girevoli": manager che passano dalla dirigenza di aziende del settore al mondo della politica. L'esempio di Hoekstra è uno dei tanti.

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È tempo che le istituzioni europee creino una barriera e inquadrino il problema dei conflitti di interessi per limitare l'influenza indebita della lobby dei combustibili fossili sulla definizione delle politiche climatiche ed energetiche comunitarie, analogamente a quanto avviene per l'industria del tabacco.

Per eliminare gradualmente i combustibili fossili e combattere la crisi climatica, l'UE deve tenere lontano dal processo decisionale politico non solo Hoekstra, ma tutti coloro che presentano conflitti di interesse, tutte le aziende che inquinano e che hanno interessi privati, anziché offrire loro tappeti rossi per le stanze del potere.

Martha Myers è una Campaigner per la giustizia climatica presso il Corporate Europe Observatory, un gruppo di ricerca e campagna senza scopo di lucro che mira a smascherare il peso delle lobby aziendali sul processo decisionale dell'UE.

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