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In Niger vicina la scadenza dell'ultimatum dell'Ecowas. Gli USA sospendono gli aiuti

L'Ecowas definisce le condizioni per l'intervento militare in Niger
L'Ecowas definisce le condizioni per l'intervento militare in Niger Diritti d'autore KOLA SULAIMON/AFP or licensors
Diritti d'autore KOLA SULAIMON/AFP or licensors
Di Gianluca Martucci
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Gli USA sospendono gli aiuti. I governi dei Paesi dell'organizzazione hanno definito tempi, risorse e modalità per l'intervento militare. Washington non rinuncerà alla presenza militare

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I tempi, le risorse e "il come e il dove" per l'intervento militare delle truppe dell'Ecowas in Niger "sono stati perfezionati". Lo ha detto il commissario per gli Affari politici, la pace e la sicurezza della comunità dei Paesi dell'Africa occidentale Abdel-Fatau Musah.

La scadenza dell'ultimatum imposto dalla Comunità degli Stati dell'Africa occidentale per il reinsediamento del presidente deposto Mohamed Bazoum è fissata a domenica 6 agosto. Ma non è chiaro se l'intervento delle truppe scatterà subito dopo il mancato rispetto dell'ultimatum. 

Si fa sempre più probabile infatti l'ipotesi che la giunta militare che si propone come alternativa a Bazoum ignori gli avvertimenti dell'organizzazione. Lo conferma il fallimento della mediazione tentata da una delegazione Ecowas atterrata nella capitale Niamey e ripartita dopo poche ore giovedì 3 agosto senza aver incontrato il generale a capo della rivolta Abdourahmane Tchiani.

"Non diremo ai golpisti quando e dove colpiremo", ha messo in chiaro Musah.

Ma un portavoce della giunta ha detto che qualsiasi tipo di aggressione dall'esterno "riceverà un'immediata risposta e senza preavviso". I governi di Guinea, Mali e Burkina Faso, Paesi dove hanno preso il sopravvento dei regimi militari e ora sospesi dalle attività dell'Ecowas, hanno dichiarato che considereranno un'aggressione al Niger una dichiarazione di guerra nei loro confronti. 

Sulla crisi in Niger la Russia è allineata con l'Occidente. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato ai giornalisti di essere preoccupato per le emergenti tensioni regionali, ma "è improbabile che l'interferenza di potenze non regionali cambi la situazione in meglio". 

Il governo francese non "discute al momento" di un intervento militare nel Paese, ha fatto sapere una portavoce del ministero degli Esteri.

Ma un intervento militare implica la considerazione di alcuni rischi, che vanno dall'uccisione dello stesso Bazoum, le cui condizioni di reclusione "sono peggiorate" secondo la portavoce, alla fornitura di armi a milizie civili che possano aiutare il Niger a contrastare l'aggressione dall'esterno.

Gli Usa staccano la spina

Il Segretario di Stato USA Antony Blinken ha annunciato la sospensione del programma di aiuti finanziari al Paese, pur confermando l'impegno dell'amministrazione americana per la consegna degli aiuti umanitari.

Washington "porta avanti le attività in Niger, comprese quelle relative alla diplomazia e alla sicurezza, per quanto possibile", si legge nel comunicato di Blinken. Gli USA "continueranno a rimodulare gli aiuti internazionali e la cooperazione in base all'evoluzione della situazione sul campo".

Ciò a cui l'amministrazione Biden non intende facilmente rinunciare è la presenza militare. Insieme ai 1.100 militari di stanza Washington gestisce anche un'importante base di droni, ed è riluttante ad andarsene dal Paese per il rischio di una crescita dell'influenza russa nell'area.

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