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Colpo di stato in Niger, quali rischi per l'Europa?

Proteste di fronte all'Assemblea nazionale dopo il colpo di stato
Proteste di fronte all'Assemblea nazionale dopo il colpo di stato Diritti d'autore -/AFP or licensors
Diritti d'autore -/AFP or licensors
Di Thomas BoltonGianluca Martucci
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Dai migranti all'uranio fino all'ombra della Russia, il Niger preoccupa l'Occidente, ma le ricadute dipenderanno principalmente da quanto la nuova leadership sarà capace di consolidare il potere

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Il colpo di Stato militare che la scorsa settimana ha spodestato il presidente nigerino Mohamed Bazoum sta preoccupando l'Europa. L'instabilità del Niger non spaventa solo per l'impatto sui flussi migratori, vista la posizione centrale del Paese lungo una delle rotte verso il Mediterraneo più affollate.

Secondo la Comunità europea dell'energia atomica (Euratom), l'Unione europea importa dal Niger il 25% dell'uranio utile al proprio fabbisogno. La Francia ne ha importato tra il 2005 e il 2020 il 19% di quello utilizzato in patria (secondo la società francese Orano la dipendenza si è abbassata a percentuali comprese tra il 10% e il 15%).

fonte:Euratom
Paesi da cui l'Europa importa uranio ordinati per quota di fabbisogno internofonte:Euratom

Per Parigi il problema è soprattutto economico. Orano, la multinazionale francese che opera nel campo dell'energia controllata in gran parte dallo Stato francese, estrae più della metà dell'uranio presente in Niger. E un recente accordo con Niamey prometteva di aumentare la produzione.  

Il metallo radioattivo è il più utilizzato come combustibile per le centrali nucleari ma anche per il trattamento di alcune tipologie di cancro e nella costruzione di armamenti nucleari.

L'estromissione dell'azienda di stato da parte della nuova leadership taglierebbe i proventi degli affari che Parigi fa grazie all'uranio nigerino. Orano ha comunicato l'intenzione di continuare l'attività estrattiva nonostante la situazione contingente

Il Niger, un bacino naturale del prezioso minerale

I problemi in campo energetico tuttavia sarebbero trascurabili. Jean-Hervé Jezequel, direttore del "Progetto Sahel" per l'organizzazione no-profit dell'International Crisis Group, spiega che i rischi sono moderati considerando la diversificazione delle forniture di uranio, in cui anche Canada e Kazakhstan giocano un ruolo di primo piano.

"Parliamo di un'interessi importanti, ma non vitali", ha detto Jezequel.

Le relazioni tra Francia e Unione europea con il Niger

Il vero danno per l'Occidente è rappresentato dall'impegno militare profuso per tutti questi anni. Forte anche della sua posizione centrale il Paese contribuiva fortemente alla sicurezza nell'area. Dal punto di vista militare la Francia ha attualmente 1.500 soldati di stanza in Niger, mentre l'Ue ha fornito 40 milioni di euro per contribuire all'addestramento e all'equipaggiamento delle forze armate del Paese.

Resta aperto l'interrogativo sulla crescita dell'influenza russa. La giunta del generale Abdourahamane Tchiani non ha ancora consolidato il proprio potere. "E un ritorno del presidente Bazoum, sebbene sia auspicato da gran parte della comunità internazionale, compresa la Russia, è impobabile se non c'è un grande consenso interno", ha aggiunto Jezequel.

In merito alle bandiere russe sempre più frequenti nelle manifestazione pro-golpe, nel suo giudizio l'esperto è cauto. "È probabile che i golpisti stiano cercando altre alleanze internazionali, ma la minaccia potrebbe funzionare anche come azzardo morale per avere più peso nei negoziati per la nascita del nuovo potere costituito", ha affermato.

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