EventsEventi
Loader

Find Us

FlipboardLinkedin
Apple storeGoogle Play store
PUBBLICITÀ

Orrori, bugie e disillusioni. Un ex combattente della Wagner racconta Bakhmut e l'ammutinamento

Murale raffigurante il "Gruppo Wagner - Cavalieri russi" vandalizzato con vernice su un muro di Belgrado, Serbia, venerdì 13 gennaio 2023\.
Murale raffigurante il "Gruppo Wagner - Cavalieri russi" vandalizzato con vernice su un muro di Belgrado, Serbia, venerdì 13 gennaio 2023\. Diritti d'autore Mindaugas Kulbis/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
Diritti d'autore Mindaugas Kulbis/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
Di Joshua AskewSophia Khatsenkova
Condividi questo articoloCommenti
Condividi questo articoloClose Button
Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

"Ho sempre portato con me tre granate: due per il nemico e una nel caso in cui avessi dovuto suicidarmi"

PUBBLICITÀ

Il suo racconto è agghiaccianre. Un ex mercenario del gruppo Wagner ha raccontato in esclusiva ad Euronews la sua esperienza di combattente. Sasha (il nome è inventato per proteggere la sua identità), ha vissuto la violenta battaglia di Bakhmut, durata mesi e paragonata a un "tritacarne" dagli analisti occidentali.

L'uomo ha rivelato come, per ovviare alla mancanza di disciplina militare e di volontà di combattere delle truppe regolari schierate al fronte, i mercenari della Wagner siano stati utilizzati soprattutto come una seconda linea. Ciò al fine di evitare che i soldati, spesso "ragazzi di appena 21 anni" si ritirassero. "Si tratta di soldati poco motivati, deboli, raccolti nelle strade e ai quali è stato detto di andare in guerra. Se i loro superiori cadono, spesso in breve si arrendono".

Il mercenario non ha voluto specificare se sia stata utilizzata la forza nei confronti delle truppe "indisciplinate". Tuttavia, un'inchiesta di Euronews ha rivelato che Mosca avrebbe schierato dei lealisti ceceni per impedire ai soldati di abbandonare il campo di battaglia. Alcuni di loro sarebbero stati perfino giustiziati per non aver assolto ai loro doveri.

Sasha, che ha recentemente terminato un periodo di sei mesi al servizio del gruppo Wagner, dichiara che non tornerà in Ucraina, a meno che non sia costretto a farlo. "Onestamente, non ho alcuna voglia di riandarci. Non voglio più combattere", ha spiegato a Euronews.

Mindaugas Kulbis/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
Mercenari della Wagner nella città russa di Rostov, il 26 giugno 2023Mindaugas Kulbis/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.

Il combattente dichiara di avere origini ucraine (a Kharkiv e Popasna) e di aver avvertito una sensazione di disillusione di fronte allo spargimento di sangue constatato in battaglia: "Questa è una guerra fratricida. È la guerra più brutta che ci possa essere. Noi, russi e ucraini, parliamo la stessa lingua. Ragioniamo nello stesso modo, agiamo nello stesso modo. Stiamo uccidendo persone che la pensano come noi".

La sua unità a volte finiva accidentalmente nelle trincee ucraine e spesso non si rendeva nemmeno conto di essere in "campo nemico", aggiunge Sasha: "L'unica differenza è che loro ci vedono come aggressori perché siamo nel loro territorio. Forse è vero, ma non voglio entrare in queste sfumature".

Le storie di Russia e Ucraina sono intrecciate tra loro, anche se gli ucraini hanno un'identità, una lingua e una cultura proprie. E molti sostengono che il mancato riconoscimento da parte di Mosca sia alla base dell'invasione.

"Grazie alla Wagner, la Russia sta vincendo"

Ad accrescere la disillusione di Sasha sono state le dilaganti "bugie" sul conflitto: si tratta di una delle ragioni che l'hanno spinto a parlare con Euronews, "anche se mi potrebbe succedere qualcosa ora". "Dopo essere stato in prima linea - precisa - posso dire che tutti ci stanno mentendo". Per questo l'ex mercenario dichiara di aver smesso di seguire i notiziari. A suo avviso la Russia ha sfiorato la sconfitta nelle prime fasi dell'invasione ed è stato proprio il gruppo Wagner ad averle consentito di evitare il tracollo.

Un altro aspetto da considerare è che le speranze del Cremlino legate alla guerra non si sono avverate. L'allargamento della NATO e il mancato indebolimento del dollaro lo testimoniano. A luglio il rublo russo ha toccato il valore più basso dall'inizio del conflitto. Ma va detto che la valuta, insieme all'economia russa, sono riuscite a "reggere", contrariamente alle previsioni degli analisti, nonostante le sanzioni occidentali.

Sasha racconta di essersi imbattuto "per caso nella Wagner". L'uomo è apparso riluttante a rispondere sul perché si fosse unito al gruppo mercenario. "Prima della guerra, avevo opinioni più lealiste e patriottiche", spiega a Euronews, alludendo all'amore per la patria come alla motivazione che lo ha spinto ad arruolarsi (anche se lo stipendio ha certamente aiutato). "Pensavo che tutto ciò che noi russi stavamo facendo fosse giusto. Ora le mie opinioni sono cambiate", ammette.

Decorato per il suo "coraggio" a Bakhmut, Sasha ha servito tra le truppe d'assalto, con il compito in particolare di individuare l'artiglieria. Il giovane "non ha idea" di quante persone abbia ucciso in battaglia, armato di AK 74, lanciagranate e mine. "Che senso ha cercare di fare il conto?", si chiede.

L'ex combattente ribadisce come l'esercito russo sia poco coeso, a differenza dei mercenari Wagner che sono a suo giudizio una ben ordinata truppa d'élite. "Tra di noi ci chiamiamo fratelli, anche con chi è appena arrivato nel gruppo. Un giorno io salverò la sua vita, l'altro lui salverà la mia". "Posso dirvi - aggiunge - che il ministero della Difesa ha molta paura di noi. La maggior parte dei combattenti Wagner è andata in guerra per morire, non per combattere. Ero sicuro al 70% che non sarei tornato. Ho sempre portato con me tre granate: due per il nemico e una nel caso in cui avessi dovuto suicidarmi, perché mai sarei diventato un prigioniero di guerra".

Composto da veterani e criminali, secondo Sasha il gruppo Wagner ha contribuito a sventare "colpi di stato" in Siria e rivolte provocate dagli Stati Uniti in Bielorussia e Kazakistan. Proprio le ingerenze di Washington, secondo l'ex combattente, avrebbero spinto Mosca ad invadere l'Ucraina.

Secondo l'ex combattente non ci sarebbero stupratori nella Wagner

Durante il suo periodo a Bakhmut, Sasha dice di aver avvertito un "grande dispiacere" per i civili: "Quando arrivavamo sporchi, tutti in uniforme, gli ucraini avevano talmente tanta paura di noi che non uscivano neppure di casa". La città ha vissuto mesi di feroci combattimenti tra le forze russe e ucraine, che hanno ridotto la città in macerie. Il centro minerario, che prima della guerra contava 71mila abitanti, ora non arriva a 500. Tutti, a parte pochissime persone, sono stati costretti a fuggire.

Le forze Wagner sono state accusate dai loro ex comandanti di aver violentato e ucciso civili, tra cui bambini di cinque anni. Tuttavia, Sasha nega sia vero, facendo notare che tutti i combattenti erano vincolati per contratto a regole severe, che proibivano il saccheggio, lo stupro, le droghe e persino l'uso di alcol. "Non rappresentavamo alcuna minaccia", dichiara a Euronews, affermando che i civili gli avrebbero detto di preferire la Wagner alle forze armate ucraine.

"Abbiamo persino aiutato le persone con i loro giardini" - aggiunge - e un collega ha salvato una "bambina di 6 anni ferita, trasportandola per diversi chilometri in un ospedale". Sasha ha tuttavia ammesso che degli innocenti possono essere stati uccisi da qualche "proiettile vagante". Si tratta in ogni caso di affermazioni che Euronews non è in grado di verificare sulla base di informazioni indipendenti.

Mindaugas Kulbis/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
Il comandante della Wagner, Yevgeny Prigozhin, il 24 giugno 2023Mindaugas Kulbis/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.

Sasha - che si professa grande ammiratore di Vladimir Putin - ha dipinto un quadro di confusione in relazione all'ammutinamento del gruppo di mercenari dello scorso mese di giugno. L'uomo era in realtà già tornato a casa quando è successo. Ma alcuni colleghi gli avrebbero riferito che molti comandanti, volendo rimanere fedeli al presidente russo, hanno rifiutato l'ordine di marciare su Rostov, una roccaforte russa vicino al confine ucraino, dove Wagner aveva conquistato una base militare.

Per quanto riguarda lo scontro tra il capo della Wagner, Yevgeny Prigozhin, e l'esercito russo sostenuto da Putin - con le truppe regolari che avrebbero attaccato le basi dei mercenari - Sasha è netto: "Lo dirò chiaramente: non mi piace Shoigu (il ministro della Difesa russo, ndr)". Prima della ribellione della Wagner del 23 giugno, che l'ha vista marciare verso Mosca, le tensioni tra Prigozhin e l'establishment della difesa russa si erano acuite, con il capo dei mercenari che aveva apertamente criticato le scelte dei vertici. 

PUBBLICITÀ

Sasha aggiunge infine che l'artiglieria ucraina è a suo avviso "davvero buona". E per questo afferma di essere grato di essere uscito vivo dalla guerra: "Dormo molto bene la notte. Non ho incubi. Sono tornato con tutti i miei arti. Non sono mai stato ferito. Sono stato abbastanza fortunato rispetto agli altri. Dopo quello che ho passato, le cose cambiano e le priorità nella vita sono diverse, a partire dalla famiglia. Ho fratelli, genitori e una donna che amo. È anche per questo che non voglio più combattere. Non voglio rischiare tutto una seconda volta".

Condividi questo articoloCommenti

Notizie correlate

Ucraina, nuova pioggia di missili su Odessa, distrutta la cattedrale della Trasfigurazione

Morbillo potrebbe diffondersi in Ucraina, aggravato dalla guerra

Russia, via ministro Shoigu, nominato Belousov: Putin cambia la difesa durante offensiva in Ucraina