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Giudice assolve Mieli, criticò Davigo ma non lo diffamò

Pm, 'esercitò un diritto che è l'essenza del fare giornalismo'
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Di ANSA
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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(ANSA) - MILANO, 28 GIU - Ha esercitato il diritto di critica ed è, quindi, stato assolto con la formula "perchè il fatto non costituisce reato", Paolo Mieli, querelato per diffamazione dall'ex consigliere del Csm Piercamillo Davigo per via di una frase apparsa in un suo editoriale pubblicato dal Corriere della Sera il 5 giugno 2020 sul sito web, e il giorno dopo sull'edizione cartacea, intitolato "Le correnti dei magistrati e la giustizia rimossa", Lo ha deciso il giudice monocratico della terza sezione penale del Tribunale Luigi Varanelli che ha accolto la richiesta di assoluzione avanzata dal pm Paolo Filippini in quanto Mieli "non ha fatto altro che proporre", a proposito del tema delle "difficoltà della giustizia", una lettura "di secondo livello introducendo una critica che è l'essenza del fare il giornalista" ed è un "diritto" Davigo, tramite il suo legale, l'avvocato Francesco Borasi, ha chiesto invece di ritenerlo responsabile e un risarcimento danni pari a 15 mila euro. A centro della vicenda per cui l'ex pm di Mani Pulite e l'ex direttore del quotidiano di via Solferino sono stati 'avversari' in un'aula di giustizia, è nata dall'intervista di Luca Palamara, nel corso della trasmissione "Non è l'Arena" andata in onda su La7 il 31 maggio di due anni fa. Da qui l'editoriale di Mieli con la frase in cui si dice che Palamara, rispondendo a una domanda precisa, "ha lasciato intendere" di aver preso parte alla designazione dei più importanti procuratori della Repubblica, "talvolta (..) d'accordo con l'uomo di maggior rilievo (per prestigio, notorietà e forza acquisita) nella magistratura italiana", ossia Davigo, o "quantomeno con qualcuno della sua corrente". Una frase che per i magistrati rientra nel diritto di critica. (ANSA).

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