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La mediazione dei leader africani che non soddisfa Kiev e Mosca

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Di Redazione italiana Agenzie:  AGI
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La delegazione invita Putin a scendere a patti, ma il presidente russo pone il veto sulle regioni annesse con i referendum. Kiev: "Loro interessati solo alla revoca del mandato d'arresto"

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A capo di una delegazione di mediazione africana sul conflitto russo-ucraino, il presidente sudafricano, Cyril Ramaphosa, ha detto senza mezzi termini a Vladimir Putin che "la guerra in Ucraina deve finire". Ma il piano in dieci punti proposto dai leader africani è stato respinto sia da Mosca e sia da Kiev. 

Il governo ucraino, che ha ricevuto i leader a Kiev prima della loro visita a Putin, ha criticato il tentativo di mediazione perché finalizzato solo "a sospendere il mandato di arresto di Vladimir Putin, da parte della Corte penale internazionale".

La delegazione, composta dai presidenti di Sudafrica, Senegal, Isole Comore (Paese che detiene la presidenza dell'Unione Africana nel 2023), Zambia e dal primo ministro egiziano e dai rappresentanti dell'Uganda e del Congo-Brazzaville, si è presentata a Kiev e poi a Mosca con le migliori intenzioni, mettendo sui tavoli dei due capi di stato in guerra un piano di pace.

Dopo aver incassato il "no" di Zelensky all'apertura di negoziati di pace, la delegazione ha ottenuto la disponibilità della Russia a essere "aperta al dialogo con chiunque chieda la pace". Ma Putin ha anche citato il diritto alla difesa preventiva sancito dall'articolo 51 dello Statuto delle Nazioni Unite per rivendicare il diritto a tutelare i territori e le popolazioni delle quattro regioni ucraine occupate in cui si sono svolti i referendum di annessione alla Russia. 

Mosca ha anche aggiunto che "l'Ucraina e la Russia avevano già siglato, alla fine di marzo 2022 a Istanbul, un accordo per il cessate il fuoco con Mosca" che avrebbe determinato il ritiro ritiro delle truppe russe dalla regione di Kiev. Il governo ucraino "lo ha gettato nella pattumiera della storia", ha detto Putin alla delegazione, citando un discorso del leader bolscevico Lev Trotsky.

Dopo l'incontro è giunta anche la stangata del portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. "Le possibilità dell'accordo sul grano sono praticamente nulle, Mosca non vede alcun motivo per estenderlo perché ciò che è stato promesso non è stato fatto", ha detto gelando le speranze dei governi africani che risentono dell'incertezza delle forniture dei cereali trasportati dai porti del Mar Nero. 

L'accordo, mediato dalla Turchia e dall'Onu, scadrà il prossimo 18 luglio. Un accordo implica "un affare da parte degli Stati o delle associazioni contraenti, ma se una parte di questi affari è stata fatta, l'altra, che riguardava la Federazione Russa, non è mai stata implementata", ha detto Peskov in un'intervista alquotidiano russo Izvestia.

Il presidente del Sudafrica Cyril Ramaphosaha comunque definito "storica" la missione ai fini della ricerca di una soluzione al conflitto, ma ha anche chiarito la proposta di pace africana "non è in competizione" con altre che sono state avanzate a livello internazionale.

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