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Sudan, prolungata la tregua per altri cinque giorni

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Image Diritti d'autore Marwan Ali/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
Diritti d'autore Marwan Ali/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
Di Michela Morsa
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L'estensione dell'accordo di cessate il fuoco, che scadeva lunedì sera, è avvenuta su pressione dell'Arabia Saudita e degli Stati Uniti, Paesi mediatori nel conflitto. La tregua, sebbene sia stata osservata in modo imperfetto, ha permesso la consegna di aiuti umanitari a circa due milioni di persone

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Le fazioni militari in guerra in Sudan, l'esercito regolare e le milizie delle Rsf, hanno concordato una proroga di cinque giorni dell'accordo di cessate il fuoco, nonostante la tregua, progettata per alleviare la crisi umanitaria, sia stata costantemente violata da entrambe le parti. Lunedì scorso, infatti, la capitale Khartoum è stata teatro di nuovi pesanti scontri e attacchi aerei. 

L'Arabia Saudita e gli Stati Uniti, che avevano mediato  l'accordo di cessate il fuoco di una settimana e lo hanno monitorato a distanza, hanno annunciato poco prima della scadenza prevista per lunedì sera che le parti avevano concordato di estenderlo. In un comunicato congiunto i due Paesi mediatori hanno dichiarato che la tregua, sebbene sia stata osservata in modo imperfetto, ha permesso la consegna di aiuti umanitari a circa due milioni di persone. 

Secondo i dati dell'associazione dei medici sudanesi, da quando è iniziata il 15 aprile scorso la guerra ha ucciso almeno 886 civili e ne ha feriti migliaia. Una cifra che però, secondo la stessa organizzazione, potrebbe essere molto più alta. La guerra ha anche causato quasi un milione e mezzo di sfollati, sia interni che nei Paesi vicini.

Il cessate il fuoco

"La proroga fornirà il tempo necessario per fornire ulteriore assistenza umanitaria, ripristinare i servizi essenziali e discutere di una potenziale estensione a lungo termine", si legge nella dichiarazione di Usa e Arabia Saudita. Fonti a conoscenza del nuovo accordo hanno dichiarato che le discussioni sugli emendamenti per rendere la tregua più efficace stanno continuando.

L'Arabia Saudita e gli Stati Uniti hanno dichiarato in precedenza che entrambe le parti hanno commesso diverse violazioni della tregua, oltre a impedire l'accesso umanitario e il ripristino dei servizi essenziali.

Nei giorni scorsi, l'accordo aveva portato almeno a un'interruzione dei combattimenti pesanti, anche se erano continuati gli scontri sporadici e gli attacchi aerei. 

Mentre alcune ore prima del rinnovo, i residenti hanno riferito di scontri con un'intensità maggiore in tutte e tre le città adiacenti che compongono la grande capitale del Sudan intorno alla confluenza del Nilo: Khartoum, Omdurman e Bahri. 

La situazione umanitaria

IL bilancio del ministero della Sanità del Sudan è di più di 700 vittime dei combattimenti. La cifra reale è probabilmente molto più alta a causa delle difficoltà di accesso alle zone di conflitto da parte degli operatori sanitari e umanitari.

Il governo ha registrato separatamente fino a 510 morti a El Geneina, una delle principali città del Darfur, una regione occidentale già storicamente segnata da conflitti e sfollamenti.

Le Nazioni Unite e i gruppi di soccorso affermano che, nonostante la tregua, hanno faticato a ottenere le approvazioni burocratiche e le garanzie di sicurezza per trasportare gli aiuti e il personale a Khartoum e in altre zone bisognose. 

Il Programma alimentare mondiale (Pam) delle Nazioni Unite ha dichiarato di aver potuto effettuare sabato le prime distribuzioni di cibo a Khartoum dall'inizio del conflitto e di aver raggiunto più di 12mila persone a Omdurman, in aree controllate sia dall'esercito regolare che dalle Rsf. Spera di raggiungere almeno 500mila persone della capitale.

Il Pam prevede che nei prossimi mesi fino a 2,5 milioni di persone in Sudan soffriranno la fame, facendo salire il numero di persone colpite da una grave crisi alimentare a più di 19 milioni, pari al 40% della popolazione.

Il capo dell'agenzia Onu per i rifugiati ha dichiarato alla Reuters che prevedere la fuga di 1 milione di persone dal Paese entro ottobre potrebbe rivelarsi una stima fin troppo prudente. Più di 350mila civili sono già fuggiti nei Paesi vicini, la maggior parte delle quali in Egitto, Ciad e Sud Sudan.

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