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Dialogo? Quale dialogo? Putin minaccia con un messaggio televisivo

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Image Diritti d'autore Grigory Sysoev, Sputnik, Kremlin Pool Photo via AP
Diritti d'autore Grigory Sysoev, Sputnik, Kremlin Pool Photo via AP
Di Alberto De Filippis
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Come un giocatore di poker il presidente russo rilancia a fronte dei rovesci militari sul terreno.

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Mobilitazione parziale in Russia di almeno 300.000 riservisti, sostegno dei referendum di annessione alla federeazione russa delle autoproclamate repubbliche nell'est dell'Ucraina e nuove minacce all'occidente se le forze ucraine dovessero attaccare quelli che, con tutta probabilità diventerebbero territorio russo. un discorso durissimo, preregistrato e ad uso e consumo interno per ementare il consenso che potrebbe vacillare quello che ha tenuto il presidente russo Vladimir Putin.

Strangolare qualsiasi opposizione interna

In un altro segnale che la Russia si sta preparando a un conflitto prolungato e forse intensificato, la camera bassa del parlamento ha votato martedì per inasprire le leggi contro l'abbandono, la resa e il saccheggio da parte delle truppe russe. I legislatori hanno anche votato per introdurre possibili pene detentive di 10 anni per i soldati che si rifiutano di combattere.

Cosi Putin: "Il nostro Paese possiede anche varie armi di distruzione (di massa), alcune componenti sono anche più 'moderne' di quelle possedute dai paesi della NATO. E in risposta alla minaccia all'integrità territoriale del nostro Paese, per proteggere la Russia e il nostro popolo useremo senza dubbio tutti i mezzi a nostra disposizione. Questo non è un bluff".

Si moltiplicano i meme alle minacce di Putin

Il discorso televisivo del leader russo alla nazione arriva il giorno dopo che le regioni controllate dalla Russia nell'Ucraina orientale e meridionale hanno annunciato l'intenzione di votare per diventare parte integrante della Russia. Gli sforzi sostenuti dal Cremlino per inghiottire quattro regioni potrebbero preparare il terreno affinché Mosca intensifichi la guerra dopo i successi ucraini.

Ha continuato Putin: "Non possiamo, semplicemente non abbiamo alcun diritto morale di lasciare che le persone a noi vicine vengano fatte a pezzi dai macellai. Non possiamo andarcene senza rispondere al loro sincero desiderio di definire da sole il loro destino. Faremo di tutto per garantire il organizzazione sicura di questi referendum, affinché le persone esprimano la loro volontà, e sosterremo la decisione sul loro futuro che sarà presa dalla maggioranza della popolazione della repubblica popolare di Donetsk e Luhansk, nonché dalle regioni di Zaporizhzhia e Kherson".

Nessuno nutre dubbi sull'esito dei referendum e infatti nessuna organizzazione internazionale li riconoscerà. Quella di Putin sembra la mossa di un giocatore di poker che, a fronte di un un rovescio scommette e rilancia. Resta da vedere come reagirà l'opinione pubblica di fronte all'inasprirsi delle misure a favore dell'invasione. Per ora gli effettivi provenivno dalle enormi province russe. Se però i coscritti dovessero cominciare ad arrivare dalle grandi città, nuove perdite potrebbero creare grossi problemi a Putin e alla sua politica.

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