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Tayra è libera. La paramedica ucraina rilasciata dai russi in uno scambio di prigionieri

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Di Giulia Avataneo
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Yulia Payevska
Yulia Payevska   -   Diritti d'autore  AP/Invictus Games Team Ukraine

Con la sua bodycam aveva documentato ogni fase del conflitto ucraino, fino alla sua cattura. Dopo settimane di apprensione, la paramedica Yulia Payevska, conosciuta in Ucraina con il nome di Tayra, è libera.

Ha potuto fare rientro dalla Russia con altri quattro prigionieri ucraini scambiati con altrettanti russi.

L'annuncio è arrivato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky:

"Oggi posso finalmente annunciarlo. Siamo riusciti a liberare 'Tayra', la paramedica ucraina Yulia Payevska. Sono grato a tutti coloro che hanno lavorato per questo risultato. Tayra è a casa. Continueremo a lavorare per liberare tutti".

Continueremo a lavorare per liberare tutti
Volodymyr Zelensky
presidente ucraino

Una celebrità

La paramedica era un volto noto in Ucraina. Prima come atleta negli Invictus Games, poi come volontaria.

La telecamera le era stata affidata dalla casa di produzione del principe Harry per girare un documentario per Netflix prima della guerra. Dopo l'invasione, Tayra l'ha usata per raccontare la devastazione e i soccorsi dalle zone più inaccessibili del Paese.

Fino al 16 maggio, giorno della sua cattura a Mariupol, ha soccorso militari - anche russi - e civili, strappandoli alla distruzione della guerra. Documentando tutto con la telecamera.

La cattura

Il 15 maggio la volontaria era riuscita a consegnare l'ultima scheda dati all'agenzia americana Associated Press. Poche ore dopo, è stata catturata dai russi con l'autista, Serhei. L'ultima volta la si è vista alla Tv russa, mentre leggeva un comunicato che chiedeva la fine della guerra. Da quel momento, il silenzio.

"Non posso dire che sia una specie di radicale o nazista. Lei, come un vero medico, è apolitica e aiuta chiunque abbia bisogno", aveva detto un suo collega.

La sua storia è stata raccontata dal canale russo Ntv, che ne ha parlato come di una "nazionalista, vicina al battaglione di Azov". È il reggimento che ha resistito fino all'ultimo all'invasione russa, asserragliato nella acciaieria Azovstal. Ma il battaglione ha sempre negato ogni legame.