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Civili evacuati dall'acciaieria Azovstal, resta a combattere il reggimento Azov

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Di Gianluca Martucci
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Civili ucraini in fuga
Civili ucraini in fuga   -   Diritti d'autore  AP / Francisco Seco

Dopo settimane vissute sotto assedio un corridoio umanitario ha messo in salvo 170 civili, tra cui  40 profughi evacuati dall'acciaieria Azovstal di Mariupol, nella città riconquistata dalle forze ucraine di Zaporizhzhia.

"È stata una situazione difficile, anche perché non c'erano medicine; io e mio marito pensavamo di dover scappare per un paio di giorni, ma invece siamo rimasti nell'acciaieria per mesi", dice Natasha, una delle persone evacuate dall'impianto.

Un elettricista dell'acciaieria spiega che l'impianto siderurgico è andato distrutto. "È stato difficile arrampicarsi sulle macerie di metallo, e per spostarci abbiamo seguito percorsi precisi. Dove c'era un'officina ora ci sono solo macerie."

Fonti ufficiali delle Nazioni Unite sostengono che più di 600 persone in totale sono state evacuate dall'impianto e da Mariupol negli ultimi dieci giorni. Ma il reggimento Azov, la principale unità di resistenza che ancora combatte nell'acciaieria, ha ammesso di non poter dare sufficienti garanzie sulla messa in salvo dei civili.

"I civili sono stati evacuati dall'impianto Azovstal negli ultimi tre giorni, ma non possiamo dire che tutti sono al sicuro, poiché non c'è nessuna organizzazione internazionale o struttura di potere qui, nanche i nostri politici ucraini sono venuti qui sul territorio di Azovstal", sostiene Sviatoslav Palamar, vice comandante del reggimento Azov. "Non ci sono neanche attrezzature speciali per rimuovere le macerie", continua.

Il segretario delle Nazioni Unite Antonio Guterres si è detto sconvolto dal raid aereo di sabato scorso che ha colpito una scuola di Bilohirivka, nell'Est del Paese, dove novanta persone avevano trovato rifugio. Si teme un bilancio finale di oltre 60 vittime.