Libano: il 15 maggio le politiche, cruciali dopo il ritiro di Saad Hariri

Il presidente libanese nella stanza che supervisiona il voto degli espatriati
Il presidente libanese nella stanza che supervisiona il voto degli espatriati Diritti d'autore -/AFP
Di Gioia Salvatori
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L'assenza nell'agone elettorale del leader sunnita potrebbe favorire Hezbollah (o l'astensione); il Paese va al voto devastato dalla crisi economica, con l'inflazione a oltre il 200 %

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Questa domenica infatti la diaspora libanese in 43 Paesi del mondo è chiamata a votare per le legislative che si terranno il 15 maggio. Elezioni chiave dato che il Paese dei cedri è a un punto di non ritorno, con l'inflazione al 215 % in febbraio, i conti sull'orlo del fallimento, una crisi sociale e politica che dura dal 2019. 

Inoltre il nuovo parlamento quest'anno eleggera pure il nuovo presidente.

Il ritiro di Hariri favorirà Hezbollah?

Elezioni decisive e mai così incerte. Infatti L'ex primo ministro Saad Hariri a quattro mesi dal voto, a gennaio, ha annunciato il ritiro dalla vita politica e inviato i suoi colleghi del partito "Movimento del futuro" a non presentarsi. La ritirata del leader sunnita potrebbe facilitare l'avanzata degli sciiti di Hezbollah, tant'è che c'è chi scrive che l'Iran potrebbe vincere le elezioni in Libano.

Le proteste di piazza da tre anni esprimono un enorme malcontento popolare

Un'altra incognita è l'astensione: dal 2019 proteste di piazza agitano il Paese, inarrestate dal covid e galvanizzate dall'eplosione del 4 agosto 2020 al porto di Beirut: un incidente che ha devastato la città, impoverito ulteriormente il Paese e rinnovato il malcontento popolare verso la malagestione della cosa pubblica.

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