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Crisi in Libano: mancano i soldi pure per stampare i passaporti

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Di Euronews
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Protesta a Beirut
Protesta a Beirut   -   Diritti d'autore  ANWAR AMRO/AFP or licensors

La tempesta perfetta è quella che ha messo in ginocchio il Libano e che ha riportato i cittadini in piazza a Beirut contro la corruzione, la cattiva gestione politica e il disegno di legge sul controllo dei capitali. 
I manifestanti hanno organizzato un sit-in nella centrale via Maarad, nei pressi dell'ingresso per il parlamento, per impedire a deputati di raggiungere la sede dell'emiciclo. 

Il disegno di legge contestato

Da due anni il governo libanese ha dichiarato il default finanziario e, da allora, le banche hanno congelato i depositi bancari dei correntisti, consentendo un prelievo minimale e solo in lire libanesi. Una misura che il Parlamento intende legalizzare per soddisfare una delle condizioni poste dal Fondo Monetario Internazionale per l'erogazione di fondi. 

La crisi infinita

Una spirale negativa per i cittadini: l'inflazione è altissima, la lira locale ha perso più del 90% del suo valore rispetto al dollaro statunitense, valuta largamente usata in Libano sin dalla fine della guerra civile (1975-90) a fianco della lira locale.
Attualmente, secondo l'Onu, l'80% dei libanesi vive sotto la soglia di povertà. 

Neppure i soldi per stampare i passaporti

Chi ha i mezzi economici fatica a lasciare il Paese: le autorità non hanno più i soldi neppure per emettere dei nuovi passaporti.

Lo ha annunciato la Sicurezza generale, l'agenzia governativa che si occupa tra l'altro del rilascio del documento di viaggio e che ha annunciato di aver sospeso gli appuntamenti online sulla piattaforma Internet a causa dell'esaurimento dei libretti.

Nuovi passaporti non possono essere rilasciati perché la Sicurezza generale ha esaurito i fondi allocati per pagare la società privata , incaricata di produrli.

Manca il pane

La situazione è resa anche più drammatica dalla carenza di un bene di prima necessità come il pane: i prezzi della farina in Libano aumentano perché il Paese importava circa l'80% della sua domanda dall'Ucraina, piegata dalla guerra.

Il contesto è drammatico e il prossimo 15 maggio il Libano tornerà alle urne.