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Armenia, nuove proteste per il Nagorno-Karabakh

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Di Giulia Avataneo
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Nagorno-Karabakh
Nagorno-Karabakh   -   Diritti d'autore  Sergei Grits/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.

La regione del Nagorno-Karabakh e la contesa tra Armenia e Azerbaijan per il controllo del suo territorio tornano d'attualità dopo che l'opposizione è scesa nelle strade della capitale dell'Armenia, Yerevan, per chiedere le dimissioni del primo ministro Nikòl Pachiniàn.

Il Nagorno-Karabakh si è proclamato indipendente nel '91, sostenuto dall'Armenia, ma formalmente rimane parte dell'Azerbaijan e l'opposizione accusa il primo ministro di complottare con il nemico per cederla definitivamente.

"Non ha il diritto di svendere i nostri guadagni nazionali - dice il Presidente del Parlamento, Armen Ashotyan - la questione del Karabach e il riconoscimento internazionale del genocidio armeno non a Parigi, non a Bruxelles, non a Mosca, non a Washington, non da nessuna parte. Nicole Pashinyan presenta con orgoglio le conquiste turco-azere, non quelle dell'Armenia o dell'Artsàkh".

Per la regione contesa i paesi nemici hanno combattuto due guerre, negli anni '90 e nel 2020. Le ultime proteste sono state accompagnate da una raffica di arresti: almeno 200 le persone detenute martedì.

Conflitto decennale

Nei giorni scorsi Armenia e Russia avevano accusato Baku di aver violato il cessate il fuoco in una zona presidiata dalle truppe di Mosca e di aver preso il controllo del villaggio strategico di Parukh.

Un residente armeno del vicino villaggio di Khramort ha raccontato l'avanzata azera: "Il nemico è venuto e ha cercato di entrare nel nostro villaggio. Prima ci hanno invitato a lasciare la zona tramite altoparlanti, dicendo: 'Siete nel territorio dell'Azerbaijan, se avete a cuore la vita dei vostri figli, obbedite alle nostre leggi, lasciate questo territorio. Abbiamo sentito la stessa cosa ogni giorno'.

Più di seimila persone sono state uccise nella guerra del 2020 con l'Azerbaijan che ha reclamato il controllo di ampie parti del Nagorno Karabakh (e delle aree circostanti che i separatisti sostenuti dall'Armenia controllavano).

Il cessate il fuoco è stato mediato dalla Russia, che ha inviato circa duemila soldati nella regione per far rispettare l'accordo.

I nuovi colloqui di pace

I nuovi scontri arrivano proprio nel momento di maggior vulnerabilità di Mosca, garante della pace nella regione caucasica.

Il ministero della Difesa russo ha riferito che le forze azere si sono ritirate, ma l'Azerbaijan nega di aver ripiegato da quello che considera il suo territorio.

Sul fronte opposto, l'Armenia sostiene che la sua popolazione viene terrorizzata e fatta oggetto di un tentativo di pulizia etnica.

Gli armeni rimasti temono che le forze russe non siano in grado di garantire il rispetto del cessate il fuoco. Sebbene si accusino a vicenda di ostacolare gli sforzi di pace, sia l'Armenia che l'Azerbaijan affermano di essere pronti a impegnarsi al tavolo dei negoziati.

I colloqui sono mediati dall'Unione europea. La Russia si è affrettata a dire che sosterrà attivamente qualsiasi accordo di pace.