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India, due giorni di sciopero contro le privatizzazioni e la disoccupazione

Sciopero dei lavoratori in India
Sciopero dei lavoratori in India Diritti d'autore Bikas Das/Copyright 2022 The Associated Press. All rights reserved.
Diritti d'autore Bikas Das/Copyright 2022 The Associated Press. All rights reserved.
Di Giulia AvataneoAP
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In India fino a 200 milioni di lavoratori potrebbero incrociare le braccia lunedì e martedì in segno di protesta contro le politiche economiche del governo di Narendra Modi

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Un massiccio sciopero di due giorni, il 28 e 29 marzo, potrebbe coinvolgere fino a 200 milioni di lavoratori in India. La mobilitazione è promossa da oltre dieci sigle sindacali, alla testa la potente All Indian Trade Union Congress, per protestare contro le politiche del governo, inefficaci, secondo gran parte della popolazione, per far fronte a una disoccupazione salita all'8% dopo due anni di pandemia.

Dipendenti dell'industria, agricoltori, impiegati si sono trovati fianco a fianco a Nuova Delhi, Mumbai e nelle altre grandi città per chiedere maggiori diritti, un aumento del salario minimo e forme di previdenza sociale anche per i lavoratori non organizzati. Si chiede anche di fermare il vasto programma di privatizzazione delle banche pubbliche intrapreso da governo di Narendra Modi.

L'economia indiana è in ripresa dopo aver subito un duro colpo durante i primi due anni della pandemia. Ma molti posti di lavoro sono scomparsi, e il tasso di disoccupazione è impennato a dicembre. Lo sciopero del 28 e del 29 marzo, a cui hanno aderito anche i lavoratori del trasporto, rischia di paralizzare il Paese.

Un piano contestato

Il governo Modi sostiene che la privatizzazione di alcune banche di proprietà statale potrebbe rilanciare il settore. Il piano servirebbe a raccogliere il denaro necessario per la ripresa economica.

Lo sciopero ha avuto poco impatto nella capitale dell'India, Nuova Delhi, e nel centro finanziario di Mumbai. Altrove però l'impatto è stato pesante. Per esempio nel sud del Kerala, dove il governo statale guidato dall'opposizione del Partito Comunista dell'India ha appoggiato la protesta. In altri Stati, i manifestanti hanno bloccato autostrade e binari ferroviari, con pesanti ripercussioni sul trasporto pubblico.

Il Bharatiya Mazdoor Sangh, un importante sindacato affiliato al partito di governo Bharatiya Janata, non ha aderito alla mobilitazione, definita "di matrice politica".

I servizi essenziali relativi a trasporti ed elettricità potrebbero non essere garantiti. Le banche del settore pubblico, incluso il più grande istituto di credito del Paese, la State Bank of India, hanno comunicato che potrebbero esserci ripercussioni sui servizi bancari.

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