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Sanzioni incrociate tra Mosca, Londra e Bruxelles: nel mirino Medvedev, Peskov e Zakharova

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Di Euronews
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Sanzioni incrociate tra Mosca, Londra e Bruxelles: nel mirino Medvedev, Peskov e Zakharova
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È da Londra che arrivano le ultime mosse nel pressing contro il Cremlino. Mentre il premier Boris Johnson ha accolto i membri della coalizione di sicurezza nota come Joint Expeditionary Force, il suo governo ha approvato una nuova serie di sanzioni per oltre 100 miliardi di sterline contro altri 370 individui russi, inclusi 50 oligarchi con le rispettive famiglie.

Tra i nuovi bersagli spiccano figure politiche di primo piano come l'ex presidente e fedelissimo di Putin Dmitry Medvedev, l'addetto stampa di Putin, Dmitry Peskov, e la portavoce agli affari esteri, Maria Zakharova .

Un ulteriore pacchetto è stato concordato anche da Bruxelles: tra le nuove misure, il divieto d'importazione di prodotti in acciaio, per un valore di oltre 3 miliardi di euro, e un blocco sulle esportazioni di beni di lusso europei, come auto e gioielli; una fattispecie, quest'ultima, a cui l'Italia si era inizialmente opposta, visto il volume d'affari che ha finora legato gli imprenditori del Belpaese al mercato russo.  

Una "caccia alle streghe", l'ha definita l'ambasciatore russo in Francia Alexei Mechkov, che non ha nascosto il suo sdegno.

"Oggi vengono rintracciate famiglie, parenti vicini e lontani, cugini di primo grado, conoscenti, persino sconosciuti" ha detto. "A occhio e croce, altre 600 persone sono state aggiunte oggi alla lista nera delle sanzioni europee".

Ma le misure stavolta non sono a senso unico: oltre a stilare un piano di salvataggio da 8 miliardi di dollari per contrastare le sanzioni internazionali, il Cremlino ha imposto le proprie a una lunga serie di figure statunitensi, tra le quali il presidente americano Joe Biden e suo figlio Hunter, al segretario di stato Antony Blinken, al capo della CIA William Burns e il capo della sicurezza Jake Sullivan: per loro, Mosca ha stabilito il divieto di ingresso in Russia e il congelamento degli asset, senza però precludere la possibilità di contatti ad alto livello.

Decisioni che fanno seguito al già annunciato ritiro dal dal Consiglio d'Europa, un organo di controllo dei diritti umani con sede a Strasburgo, in Francia, che secondo Mosca sarebbe stato trasformato dalla Nato e dai membri dell'Unione Europea "in uno strumento di politica anti-russa".