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In Armenia, la diaspora russa che viaggia in business class

Piazza della Repubblica a Yerevan, la capitale dell'Armenia, domenica 14 novembre 2021.
Piazza della Repubblica a Yerevan, la capitale dell'Armenia, domenica 14 novembre 2021. Diritti d'autore Pavel Golovkin/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved
Diritti d'autore Pavel Golovkin/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved
Di Knar khudoyan
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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In molti sono fuggiti a Yerevan per via di sanzioni, repressione, chiusura di aziende. In gran parte puntano all'Europa ma il governo spera di trattenere imprese e professionisti

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Sfollati, si. Ma sfollati "senior", per prendere a prestito le parole di un economista armeno.

È l'Armenia, infatti, una delle destinazioni dei cittadini russi in fuga da sanzioni e repressione. Dall'inizio della crisi, in migliaia hanno trovato rifugio qui: ogni giorno, trenta voli charter arrivano nella capitale Yerevan dalle città russe.

In molti casi si tratte del personale che le aziende straniere stanno cercando di evacuare attraverso gli scali dei paesi che non hanno ancora chiuso confini e traffico aereo con Mosca.

Il vero e proprio esodo è partito ai primi di marzo, quando in Russia si è iniziato a ventilare il rischio di legge marziale e chiusura delle frontiere: a quel punto che le fughe si sono fatte sempre più estemporanee, con i documenti e pochi effetti personali come bagaglio, verso un paese che ai russi non richiede visto d'ingresso.

"Le frontiere per noi si sono chiuse bruscamente quasi ovunque" ci spiega una ragazza russa arrivata da poco. "Non sapevamo dove volare. L'Armenia era la scelta migliore. Siamo qui da una settimana, il tasso del rublo ormai è orribile e stiamo avendo difficoltà finanziarie. È difficile pianificare: forse domani ci sarà un altro attacco, o forse sarà tutto finito. Non c'è niente di chiaro".

Con il blocco delle operazioni in Russia da parte di Visa e Mastercard, in molti ora fanno la fila nelle banche di Yerevan per aprire un conto in Armenia. Le aziende intanto consultano avvocati per valutare l'ipotesi di una delocalizzazione: a loro, come a tutti i professionisti arrivati negli ultimi giorni, il governo locale ha dedicato una linea telefonica ed è chiaro che miri a trattenerne quanti più possibile.

"Qui non abbiamo a che fare con i migranti nel senso classico della termine - spiega ad Euronews l'economista armeno Haykaz Fanyan - ma con professionisti senior dai redditi elevati che non sono un peso per lo stato armeno. Il settore delle tecnologie informatiche in Armenia ha un'enorme carenza di professionisti qualificati. Con l'afflusso dei russi, il numero di questi specialisti aumenterà. Inoltre, spenderanno soldi qui, affitteranno case e staranno in hotel, andranno al ristorante, useranno i trasporti. Tutto questo è un bene per chi fornisce servizi".

La maggior parte dei nuovi arrivati non ha però intenzione di rimanere in Armenia: vogliono ottenere il visto per poi andare nei paesi europei.

Il ritorno a casa d'altronde è escluso per quanti si sono espressi pubblicamente contro la guerra in Ucraina, che con la nuova legge contro le cosiddette "fake news" rischiano ora fino a 15 anni di carcere.

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