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Varsavia, il palazzetto dello sport accoglie i rifugiati ucraini. L'impegno di Romania e Ungheria

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Di Cristiano Tassinari  & Euronews
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Varsavia, il palazzetto dello sport accoglie i rifugiati ucraini. L'impegno di Romania e Ungheria
Diritti d'autore  Czarek Sokolowski/Copyright 2022 The Associated Press. All rights reserved

Il palazzetto dello sport "Torwar" di Varsavia si è trasformato in un rifugio per gli ucraini che fuggono dalla guerra.

Si tratta di un compito indispensabile, ma gravoso. Gran parte delle attività viene svolta dagli encomiabili volontari polacchi, che si assentano dal lavoro per una dare una mano, e anche qualcosa in più...
Comunque sia, una situazione non sostenibile a lungo termine.

Il vero problema riguarda gli alloggi. Quando la guerra è iniziata, il 95% degli ucraini che arrivavano in Polonia erano accolti da amici e parenti. Ora questa percentuale è scesa al 70%.

Spiega Malgorzata Naporowska, coordinatrice del centro di accoglienza di Varsavia:
"Finora circa 1.300 persone sono venute qui e hanno varcato la soglia di questo centro. Il numero di coloro che restano qui è in costante rotazione. Arrivano e se ne vanno. Stiamo organizzando costantemente il trasporto, ma è impossibile stimare un numero reale".

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"Finora circa 1.300 persone sono passate di qui".Screengrab

In collaborazione con il governo polacco e l'Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (UNHCR), la Caritas della Polonia, intanto, ha avviato una raccolta fondi per aiutare i rifugiati.

Oltre alla Polonia, altri due paesi dell'Unione europea, Ungheria e Romania, pur con cifre inferiori di arrivi, stanno facendo la loro parte nell'accoglienza dei rifugiati.

Mentre ormai due milioni di donne e bambini - dati Onu - sono fuggiti e fuggono tuttora attraverso i vari confini dell'Ucraina, crescono le preoccupazioni su come proteggere i rifugiati più vulnerabili dall'essere presi di mira dai trafficanti di esseri umani o dal diventare vittime di altre forme di sfruttamento.

Andreea Bujor è la Direttrice delle comunicazioni di World Vision Romania:
"Il rischio che queste cose accadano è molto alto. Ogni anno, anche in condizioni normali, rischiano tante donne e tanti bambini, possono essere sfruttati, persino sequestrati. In questo momento ancora di più. Sono orgogliosa della mobilitazione della popolazione romena, tutti vogliono aiutare. Ma il rischio che ci siano organizzazioni che vogliano guadagnare sul dolore di queste famiglie è molto alto".

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"Sono molto orgogliosa dell'accoglienza romena".Screengrab

Già 1.600 rifugiati sono arrivati nella piccola stazione ferroviaria di Zàhony, paese di 4.200 abitanti al confine tra Ungheria e Ucraina.

Stefan Krebs è un volontario tedesco partito da Rosenheim, in Baviera: insieme alla Polizia di frontiera, si incarica di dare i consigli giusti alle donne ucraine in arrivo. Per esempio: assicurarsi che le batterie del cellulare siano sempre cariche e di scriversi la targa delle auto su cui salgono.
Lui stesso offre un passaggio gratuito a chi vuole raggiungere la Germania.
Altri, invece, preferiscono arrivare a Budapest e da lì prendere un treno per la loro futura destinazione.

"Sono sorpreso dal fatto che non ci sia nessun tipo di raccolta di informazioni", dice Stefan Krebs. "Penso che noi siamo i buoni, aiutiamo queste persone in difficoltà, ma purtroppo ci sono anche i cattivi...".

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"Noi siamo i buoni, ma ci sono anche i cattivi..."Screengrab

Secondo i dati dall'Alto Commissariato Onu per i Rifugiati, forniti dallo stesso Commissario Filippo Grandi, gli ucraini fuggiti dalla guerra sono già due milioni e mezzo, la metà dei quali accolti in Polonia.