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"No alle provocazioni": l'analisi dell'ex diplomatico Nato Jamie Shea

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Di Debora Gandini
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"No alle provocazioni": l'analisi dell'ex diplomatico Nato Jamie Shea
Diritti d'autore  Roland Balik/U.S. Air Force via AP

Esercitazioni, dispiegamento di forze militari, e diplomazie al lavoro. La crisi tra Ucraina-Russia non allenta. Il punto interrogativo resta legato a un’escalation di questa tensione. Per capire chi è coinvolto in prima persona abbiamo sentito il parere di Jamie Shea, ex Vicesegretario Generale aggiunto per le sfide alla sicurezza emergenti presso la sede della NATO a Bruxelles.

“Penso che la cosa più importante sia che la Germania assecondi le sanzioni economiche, sappiamo che Berlino ha interessi con la Russia, non solo per quanto riguarda il gas ma anche per i settori tecnologia e merci. Se la Germania darà il pieno consenso al pacchetto di sanzioni questo avrà un impatto maggiore sul Cremlino. Il nuovo cancelliere Olaf Scholz ha confermato di essere disposto a mettere in gioco l'oleodotto Nord Stream. Questa è la cosa fondamentale il Paese deve fare perché è una fonte di reddito importante per la Russia,"

Intanto mentre i soldati ucraini sono in prima linea le diplomazie sono al lavoro.

Jamie Shea: "La riunione di Parigi voluta dal Presidente francese Emmanuel Macron, sul Formato Normandia è un tentativo di ridare vita al dialogo tra Russia, Ucraina, Francia e Germania, un «modello» nato dopo la guerra del Donbass. Un monito per dire proseguiamo sul decentramento, sul cercare una soluzione politica, che rispetti anche i diritti della popolazione di lingua russa in quella regione. In base alla costituzione ucraina Putin lamenta che quel processo sia stato congelato. Se si riuscisse a trovare una soluzione allora il leader del Cremlino potrebbe anche dirsi soddisfatto e fermare le operazioni militari in corso.”

Avanti con dialogo ma non esitare davanti alle provocazioni del Presidente russo.

Jamie Shea: "Il trucco è essere sempre pronti a difendere il proprio territorio, ma non necessariamente a inviare subito forze armate. Nessuno vuole provocare Putin e dargli così un motivo per dire che la Russia deve difendersi dalle minacce esterne. Come quelle della Nato. Il punto fondamentale è arrivare a un giusto equilibrio. Questo è la cosa più importante".