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La vita della gente comune in Iran prima della svolta conservatrice

Di Anelise Borges
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Schiacciati da un'economia a pezzi, delusi dalla politica, gli iraniani hanno mostrato scarso interesse per le elezioni presidenziali di quest'anno. Due i vincitori: i conservatori, sulla scia del revanscismo antiamericano, e l'astensione.

Siamo arrivati in Iran il 14 giugno, quattro giorni prima delle elezioni presidenziali. L'obiettivo era tastare il polso della gente comune i in vista di questo voto cruciale.

Gli iraniani erano chiamati alle urne per eleggere il successore del moderato Hassan Rouhani, ed era chiaro che i conservatori fossero favoriti, dopo che le sanzioni imposte dall'ex presidente Usa Donald Trump hanno fatto sprofondare l'economia e dopo l'esecuzione mirata del generale Qassem Soleimani.

Un disastro economico

"Quando il re se ne stava andando ha detto: quando avrò lasciato l'Iran, tutto finirà in rovina. E come potete vedere tutto è ora in rovina". È il commento du Gholam-Hossein, proprietario di un negozio di scarpe che in 65 anni è stato testimone degli eventi più importanti della storia del paese.

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Gholam-HosseinEuronews

Il tassista Khorram ammette: "Se dicessi che le cose non sono cambiate, mentirei. Sì, certo che sono cambiate. Per alcune persone sono migliorate. Ma per altre no".

La valuta ufficiale dell'Iran, il rial, è scesa al minimo storico contro il dollaro. I prezzi sono fuori controllo, con un'inflazione prevista per quest'anno al 39 per cento, e si stima che oltre 4 milioni di persone in più siano scivolate nella povertà.

Il governo sostiene che la crisi è dovuta alle sanzioni internazionali imposte contro il programma nucleare iraniano.

La maggior parte degli iraniani che abbiamo incontrato ci hanno detto di essere esasperati e di non credere che i politici abbiano in mente i loro interessi quando prendono decisioni. Molti hanno ammesso che non avrebbero votato.

Un voto antiamericano

Se volevamo un indizio sulla direzione che l'Iran stava per prendere, era da trovare sui muri della città. Ovunque guardassimo c'erano poster del generale Qassem Soleimani, il comandante della divisione al-Quds dei pasdaran iraniani ucciso su ordine di Trump nel gennaio dell'anno scorso.

Gran parte di ciò che stava per accadere in Iran aveva a che fare con decisioni prese a migliaia di chilometri da qui, a Washington, tre anni fa.

La decisione di Trump di ritirarsi dall'accordo nucleare del 2015 ha provocato onde d'urto che ancora oggi si fanno sentire in questo paese di 83 milioni di abitanti.

La principale conseguenza è stata che i conservatori hanno avuto buon gioco ad alimentare la sfiducia della popolazione nei confronti degli Stati Uniti.

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Le immagini del generale Qassem Soleimani sono dappertuttoEuronews

Un futuro incerto

Il risultato è stata un'astensione record: 48,8 per cento di affluenza e 14,4 per cento di schede nulle.

Il religioso conservatore Ebrahim Raisi è stato dichiarato vincitore con il 62 per cento dei voti e si sta ora preparando a succedere a Rouhani il 6 agosto.

Con un'economia devastata e un diffuso malcontento lasciatigli in eredità, il prossimo presidente iraniano si trova di fronte a sfide difficili. Ma forse il suo compito più importante sarà ripristinare la fiducia tra il popolo iraniano e convincerlo a condividere la sua idea per il futuro.

Guardate il reportage di Anelise Borges nel video qui sopra.