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Perché per la Russia l'Afganistan post-Nato è un'opportunità

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Di euronews
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Afghan anti-Taliban militiamen
Afghan anti-Taliban militiamen   -   Diritti d'autore  NASEER SADEQ/AFP or licensors
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Le regole dell'attrazione. L'afganistan preoccupa Mosca. E la attrae. Il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov non lo nasconde. Anzi. Ne fa un perno dell'azione della Russia in Oriente che (non dimentichiamolo) resta un potenza anche asiatica, o meglio, euroasiatica.

L'orso ha un pungiglione nella costola orientale. È il rovo afgano. Come da tradizione, Mosca teme nuove e vecchie instabilità alle su propaggini levantine, soprattutto dopo il ritiro dell truppe Nato dal Paese centroasiatico, in guerra da ben 42 anni.

E il capo della diplomazia, Sergey Lavrov, approfitta dell'ospitalità dei vecchi amici, fin dai tempi dell'Urss, della Repubblica popolare del Laos, per sottolineare la necessità di Mosca di rivendicare una quota partecipativa nei nuovi assetti afgani del dopo Nato, dicendo:

"come sape,te seguiamo da vicino le vicede afgane, la situazione si deteriora rapidamente, anche a causa della precipitosa ritirata degli Stati Uniti e dei loro alleati della Nato. Faremo di tutto, utilizzando anche le capacità della nostra base aerea in Tadjikistan ai confini afgani per prevenire qualsiasi azione aggressiva contro i nostri alleati".

È una dichiarazione di chiaro interesse diretto nelle vicede afgane, come si sarebbe detto un tempo un droit de regard.

L'Urss dovette abbandonare l'Afganistan dopo un insuccesso politico e militare ne 1989. E Mosca vorrebbe prevenire nuove indesiderate avventure contro i Talebani e i gruppi di jihadisti che operano all'interno della Federazione Russa.