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Giornata mondiale del sonno: come vaccinarsi contro la "coronasomnia"?

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La privazione del sonno costa dall'1,3 al 3% del PIL
La privazione del sonno costa dall'1,3 al 3% del PIL   -   Diritti d'autore  AP Photo/Jon Gambrell
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Sembra il titolo di un film horror, e per alcuni effettivamente lo è. "Coronasomnia", detta anche "COVIDsomnia", ovvero quella serie di disturbi del sonno causati dalla lunga crisi sanitaria.

Una sorta di pandemia nella pandemia, tanto che la rivista specializzata Medscape, che analizza ogni settimana i termini clinici più ricercati e utilizzati sui social network, ha dedicato un articolo alla "coronasomnia" ad inizio di febbraio.

Come ogni anno, in occasione della giornata mondiale del sonno (19 marzo), gli esperti ci ricordano che il sonno è uno dei pilastri della salute e che la mancanza di sonno causa ogni tipo di malattia e disfunzioni del corpo.

Lo slogan della giornata è "Un sonno regolare per un futuro sano".

Dormire bene per vivere meglio è anche il consiglio della neurologa portoghese Teresa Paiva. Con oltre 30 anni di esperienza, la fondatrice del centro di medicina del sonno di Lisbona (CENC) ha parlato a Euronews degli studi che ha condotto sull'impatto negativo della pandemia sul sonno delle persone. "Nella prima fase della pandemia è successo che circa il 50% delle persone ha dormito uguale o meglio rispetto a prima e l'altra metà ha dormito peggio. Poi la qualità del sonno è peggiorata", spiega Paiva.

Una ricerca recente ci ricorda che dormire male danneggia il sistema immunitario e quindi ci rende anche più vulnerabili ai coronavirus.

I primi studi hanno rivelato come il primo confinamento abbia migliorato il nostro sonno di almeno un'ora. Tuttavia, con il succedersi delle restrizioni, l'isolamento e gli impatti economici della pandemia, successive ricerche hanno messo in guardia contro una vera e propria epidemia di insonnia.

Circa il 40% dei pazienti dichiara di dormire peggio, e tra il 60% e il 70% di non avere un sonno soddisfacente o riposante; molti purtroppo ricorrono a sonniferi (tra il 20% e il 30% del campione degli studi).

La Coronasomnia non colpisce tutti allo stesso modo

Leggendo la ricerca Escalation of sleep disorders in the midst of the COVID-19 pandemic: an international cross-sectional study del Journal of Clinical Sleep Medicine, si scopre che sono le donne le più esposte all'insonnia durante la pandemia.

Trovarsi in quarantena è un fattore aggravante, così come lo è l'età (da 31 a 45 anni), la ridotta attività fisica e l'impatto economico delle restrizioni.

Gli autori chiedono ulteriori ricerche per individuare e trattare i gruppi sociali più suscettibili a questi disturbi, "cioè le donne e le persone con mezzi di sussistenza insicuri soggette all'isolamento sociale".

Un indizio interessante sul perché le restrizioni influenzano il nostro sonno lo si ritrova sulla rivista Nature. Secondo gli autori, i cambiamenti di abitudini legati alla pandemia - ma anche la ridotta esposizione alla luce del giorno dovuta al confinamento - hanno un forte impatto sul nostro orologio biologico.

In India, uno studio ha scoperto che la coronasomnia ha un impatto importante anche tra i bambini iperconnessi, mitigato in parte dalla ritualità e dalle canzoni cantate prima di andare a dormire.

Un'altra area grigia della coronasomnia riguarda gli effetti della malattia Covid-19 sul sonno.

Uno studio in Cina ha scoperto che quasi un terzo dei pazienti di un ospedale di Wuhan ha avuto problemi di sonno sei mesi dopo aver superato la malattia. Un effetto secondario che potrebbe aggiungersi alla lunga lista di sintomi del misterioso Long Covid.

Come vaccinarsi contro la coronasomnia?

Gli esperti ricordano che i sonniferi devono essere considerati l'ultima risorsa: possono causare dipendenza e devono sempre essere presi dietro prescrizione medica.

Teresa Paiva spiega che la qualità del sonno dipende molto dagli atteggiamenti personali.

"Quelli che hanno atteggiamenti negativi, che dicono 'Sono stufo, non ce la faccio più, questa è la cosa peggiore che mi sia capitata', sono quelli che hanno la peggiore qualità del sonno. È l'irritabilità [associata alla pandemia]. Abbiamo creato un indice di calamità, e tanto peggiora questo indice, tanto peggiore è la qualità del sonno".

Al contrario, "le persone con comportamenti positivi, come il giardinaggio, le attività manuali, la volontà di apprendere nuove cose, coloro che escono di casa, si divertono, amano scoprire, ascoltare musica o scrivere, hanno una qualità del sonno molto migliore".

"Uscire per un'ora al giorno non è male, purché si esca al mattino e si prenda un po' di sole. Si può prendere un sacco di sole anche dalla finestra. Il problema è che in casa le persone possono avere comportamenti positivi, ma anche molti negativi", avverte l'esperta.

Tra i comportamenti più negativi con impatto sulla qualità del riposo c'è per esempio "trascorrere la giornata a letto, non fare nulla, passare tutto il dì guardando la TV o sui social network, o al telefono cellulare".

I consigli per dormire meglio in pandemia non sono diversi da quelli che già conosciamo, sono solamente forse più difficili da seguire.

  • Mantenere una routine;
  • Evitare l'esposizione a schermi nelle ore prima di coricarsi;
  • Fare abbastanza esercizio fisico;
  • Evitare grandi pasti o cibi difficili da digerire prima di andare a letto;
  • Evitare sostanze eccitanti come alcol, tabacco, caffeina o zuccheri;
  • Utilizzare tecniche di gestione dello stress;
  • Dormire in un ambiente piacevole, buio e fresco;
  • Limitare i sonnellini durante il giorno, soprattutto se di notte non si dorme bene;

Il modo in cui gestiamo il nostro riposo e il tempo libero ha un impatto sulla nostra salute e sulle nostre funzionalità cerebrali. Teresa Paiva ci ricorda che la responsabilità di combattere questo virus non è solo dei leader politici.

"La scelta di una buona qualità della vita, del sonno e del benessere è anche una responsabilità individuale. Non è solo lo Stato che ha questo obbligo. Lo Stato ha l'obbligo di vaccinarci, ma noi abbiamo una responsabilità nei confronti della nostra salute", dice la neurologa.

Disconnettere, ma non troppo

Gli esperti sottolineano che sempre più cittadini si "scollegano" e non guardano più le notizie legate alla pandemia. Può essere una strategia positiva per alleviare l'ansia e lo stress, purché non faccia dimenticare che siamo in una crisi sanitaria e bisogna sempre applicare le misure protettive di base.

D'altra parte, bisogna sottolineare che i problemi di sonno erano già un problema anche prima della pandemia. In generale, le persone più esposte alla "coronasomnia" sono quelle che avevano già problemi di insonnia e cattive abitudini di sonno prima dell'arrivo del Sars-CoV-2.

Già prima che il Covid entrasse nelle nostre vite, era stato calcolato letteralmente il costo del sonno. "In uno studio fatto nei cinque Paesi più ricchi al mondo, si è scoperto che la privazione del sonno costa dall'1,3 al 3% del PIL. Quindi, il sonno è costoso, molto costoso. Dormire male è molto costoso", dichiara la fondatrice di CENC.

Il modo in cui gestiamo riposo e tempo libero ha un impatto sulla nostra salute e capacità mentale. In parole povere, ognuno dovrebbe cercare di dormire e mangiare bene, mantenere un atteggiamento attivo e positivo, limitare la dipendenza dalle tecnologie e relativizzare la pandemia per poter vivere il meglio possibile.

Risorse addizionali per questo articolo • Video: Cinzia Rizzi