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Un anno a Codogno, parla il dottor Tursi che combatte

Il Dottor Francesco Tursi
Il Dottor Francesco Tursi Diritti d'autore Ospedale Maggiore di Lodi
Diritti d'autore Ospedale Maggiore di Lodi
Di Paolo Alberto Valenti
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L'anno più lungo della medicina italiana, la battaglia dei medici a Codogno e in tutta Italia. Ecco come sono cambiate le terapie da un posto di frontiera come l'Ospedale di Codogno, sempre sulla breccia

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È passato un anno dallo scoppio dell'epidemia da covid-19, diventata pandemia. Abbiamo chiesto al dottor Francesco Tursi, pneumologo dell’ospedale Maggiore di Codogno - Lodi, che pure ha avuto la malattia, se l'approccio terapeutico è cambiato molto.

"È cambiato tantissimo - ammette Tursi - all'inizio non avevamo bene in mente come trattare questi pazienti. Li trattavamo tutti con gli anti-virali che si usano per l'HIV. Successivamente abbiamo usato gli antimalarici. Dopo le prime autopsie abbiamo cominciato a capire l'importanza della scoagulazione di questi pazienti e le alterazioni anatomo-patologiche di questi pazienti allora  abbiamo cominciato a usare l'eparina che ci ha dato dei grandissimi risultati. Poi abbiamo cercato di gestire  l'infiammazione nei polmoni dei pazienti e quindi abbiamo cominciato a usare gli steroidi e tutti gli altri immunosoppressori. Adesso stiamo aspettando gli anticorpi monoclonali.

Euronews: Sembra che questa malattia si manifesti in ognuno in modo diverso.

"Ma assolutamente si - continua Tursi - le faccio un esempio banale: io e mia sorella dovremmo avere lo stesso patrimonio genetico anche perché fisicamente siamo assolutamente simili. In me il Covid ha lasciato segni che ancora porto. Mia sorella invece è stata totalmente asintomatica. Ogni paziente reagisce al Covid-19 in modo diverso. I danni non sono legati direttamente al Covid ma dipendono dalla nostra reazione al Covid.

Euronews: L'Ema ha parlato di nuova review accelerata sui vaccini di Astrazeneca, ci sarebbero delle criticità con questo prodotto?

Dr. Francesco Tursi: "È ancora presto per dirlo, è chiaro che ogni vaccino non è scevro da effetti collaterali  è inutile negarlo, non esiste in vaccino completamente safety, io non lo scarterei perché abbiamo bisogno di vaccinare il più possibile".

Euronews: Non bisognerebbe anche studiare quale vaccino va  meglio per quale tipo di paziente?

Dr. Francesco Tursi: "Si ma occorre molto più tempo. Banalmente se pensiamo ai vaccini per l'influenza o per  la polmonite ad alcuni non danno problemi ad alcuni compare febbre, astenie, mialgie, nei giorni successivi  Fa parte della reazione dell'organismo a un corpo estraneo e in questo caso a un virus".

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