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I funerali di Carlos Menem, controverso presidente che portò l'Argentina nel terzo millennio

Di Sergio Cantone
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Funerale di Carlos Menem
Funerale di Carlos Menem   -   Diritti d'autore  Natacha Pisarenko/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved
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Se ne va all'età di 91 anni Carlos Saúl Menem. Un addio con un funerale di Stato per l'inventore della terza via all'argentina e precursore di molti anti-capitalisti anni '90 in remissione dei peccati da scapigliatura.

Presidente argentino nel decennio 1989-1999, di orgine siriana, da musulmano divenne cattolico e poi Peronista di sinistra in gioventù, militando nel Partito Giustizialista.

Venne mandato al confino dai militari durante la feroce dittatura dei generali.

E alla fine del regime nel 1982, dopo la disastrosa guerra delle Malvine, riprese la sua carriera politica.

Non appena si avvicinò al potere costituito introdusse il bacillo del thatcherismo a dosi progressive come nel vicino rivale, il Cile del generale Pinochet, messo di fatto ai piombi sotto il segno dei Chicago Boys fino al 1988.

Ma quello argentino fu un liberismo populista che a detta di molti economisti critici creò una bolla finanziaria dagli effetti nocivi.

Menem venne infatti considerato il padre del miracolo economico degli anni '90 con il suo ministro dell'economia Domingo Cavallo, guru economico caduto più tardi in disgrazia.

Il mantra fu privatizzazioni e Peso forte. Cionostante, la spesa pubblica sfuggì di mano al governo. Accadde un paio d'anni dopo l'uscita di scena Menem. La crisi si concluse con il fallimento delle casse dello stato nel 2001 che costò qualche risparmio anche a molti italiani (i ben noti Tango Bonds) e la reputazione di apprendista stregone per Domingo Cavallo, il (fu) purosangue economico di Menem.

"C'è del bene e del male come in tutti, ma sempre amò la patria, sempre amò gli argentini, sempre amò i poveri, e poi sempre volle l'unità di tutti gli argentini, lavorò per questo", dice una donna sulla cinquantina in coda per rendere omaggio alla salma.

Per "unità" la signora intervistata, intende la questione dei militari della ex giunta. Menem volle infatti voltare pagina per rincorrere la crescita economica e concesse il perdono ai responsabili della dittatura con le stellette, come il generale Galtieri, evitando loro il carcere.

Arrivò a perdonare anche il sollevamento simbolico e vistoso degli incursori della marina, guidati dal capitano di vascello Mohamed Alí Seineldin, che chiedevano per l'appunto la liberazione dei loro colleghi alla sbarra per il ruolo avuto nella dittatura.

Una vita in chiaro-scuro dunque, sulla scia di anni in cui l'imperativo era un po' dappertutto: "arricchitevi!". E tutti avevano fretta di dimenticare, tranne le madri della Plaza de Mayo, indignate per quegli indulti.

Anche così Menem riportò l'Argentina al centro della scena internazionale, soprattutto perché la sua Argentina fu il primo grande Paese latinoamericano, da poco approdato alla democrazia, ad applicare le dottrine liberiste.

Ma l'affarismo di quegli anni spinse la potenza della regione australe verso la tentazione degli intrighi internazionali, come il traffico di armi con i Balcani in guerra, con le accuse di una vendita in nero di ingenti quantitativi di armi alla Croazia.

Avvennero anche gravi attentati contro luoghi legati all'ebraismo, per mano, presume la giustizia boarense, dell'Iran.

Nel 2015 Carlos Menem, ormai ottantacinquenne, fu condannato a una pena detentiva, mai scontata, per corruzione e contrabbando.

Per i palati fini, Menem coi suoi basettoni sale e pepe, la pelle ambrata, e lo sguardo color carbone... così mediorientale... come voleva la canzone, fu anche un implacabile conquistador di cuori femminili. Tinse il suo noir politico di molti, moltissimi, pois rosa.

Tutto sommato, un eroe del nostro tempo. Quale statista potrebbe vantare meno cinismo di Menem? E tutto ciò al netto degli stereotipi facilotti sulla sua "latinoamericanità".

Abbiamo scritto un coccodrillo su di un presidente argentino senza citare Borges, la Pampa, il Malbec, Chatwin e nemmeno Papa Francesco, permetteteci almeno una piccola scivolata: Carlos Saúl Menem diede in pasto le sue gambe all'appetito delle telecamere posando in pantaloncini e maglia della nazionale albiceleste abbracciato a Diego Armando Maradona.

Dalla Mezzaluna, passando per la Croce, fino alla Mano de Dios.

Chissà se anche il Padre Eterno e/o Allah con lui chiuderanno un occhio come ha fatto la giustizia mondana.