ULTIM'ORA
This content is not available in your region

Non proliferazione nucleare, NATO: "Estendere il New Start alla Cina"

euronews_icons_loading
Non proliferazione nucleare, NATO: "Estendere il New Start alla Cina"
Diritti d'autore  Cleared
Dimensioni di testo Aa Aa

"Accogliamo con favore la proposta statunitense di prolungare il trattato New Start, ma tutto dipende dai dettagli, che dobbiamo ancora studiare". Il portavoce del Cremlino ha commentato così l'invito di Washington ad estendere il trattato sul nucleare New Start firmato tra le due potenze nel 2010 e in scadenza il 5 febbraio. "La Russia è disposta a mettersi immediatamente in contatto con gli Stati Uniti attraverso i canali diplomatici per estendere il trattato di riduzione delle armi per cinque anni", ha detto la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova. Insomma mani tese ma niente fretta né salti in avanti.

Teoricamente se il trattato non venisse rinnovato, i due Paesi potrebbero schierare un numero illimitato di testate nucleari, in base al trattato, invece, il limite è a 1550. Sul rinnovo si è espressa anche la NATO auspicandone un ampliamento: "Accolgo con favore l'annuncio del presidente Biden e la sua intenzione di cercare un'estensione del trattato new Start - ha detto Jens Stoltenberg, Segretario generale della NATO - Ho affermato più volte che non dovremmo finire in una situazione in cui non abbiamo un accordo (...) Una proroga del new Start non è la fine. Dovrebbe essere l'inizio di rinnovati sforzi per rafforzare il controllo internazionale degli armamenti, per esaminare come possiamo coprire più sistemi d'offesa e includere anche più nazioni, ad esempio la Cina ".

Una proroga del New Start non è la fine, dovrebbe essere l'inizio di rinnovati sforzi per rafforzare il controllo internazionale degli armamenti, per esaminare come possiamo coprire più sistemi d'offesa ed includere anche più Nazioni, ad esempio la Cina
Jens Stoltenberg
segretario generale NATO

La volontà di rinnovare ed estendere il trattato è stata espressa dalla nuova amministrazione statunitense dopo che la presidenza Trump ci aveva provato ma senza esito. Una necessità che si intreccia, tuttavia, con la volontà della casa bianca, che ha già dato mandato all'intelligence di indagare, di vederci chiaro su tanti dossier dietro ai quali Washington reputa che ci sia la longa manu del Cremlino: dall'attacco hacker a SolarWinds alle influenze sulle presidenziali americane.