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Vienna, armi nucleari: gli Stati Uniti insistono sull'estensione del New START alla Cina

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Marshall Billingslea, inviato speciale del Presidente degli Stati Uniti per il controllo degli armamenti, nei colloqui di Vienna, Austria
Marshall Billingslea, inviato speciale del Presidente degli Stati Uniti per il controllo degli armamenti, nei colloqui di Vienna, Austria   -   Diritti d'autore  AP Photo/Ronald Zak
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Si sono aperti lunedì i negoziati di Vienna tra Stati Uniti e Russia, per un'estensione del trattato New START, che limita il numero di testate nucleari strategiche delle due super potenze. Secondo quanto dichiarato dal Sottosegretario di Stato americano per il controllo degli armamenti, Marshall Billingslea, con Mosca c'è stato uno "scambio franco sulla visione americana di un accordo trilaterale".

Sì, perché, gli Stati Uniti insistono sul fatto che anche la Cina dovrebbe farne parte: "Abbiamo chiarito a Pechino che ci aspettiamo rispetti l'obbligo che le incombe, di negoziare con noi in buona fede", ha detto l'inviato di Trump in terra austriaca.

Prima dell'incontro, Billingslea aveva postato una foto con delle sedie vuote e delle bandiere cinesi, parlando dell'assenza cinese "che si nasconde dietro la #GrandeMuragliadelSegreto".

Questo tweet aveva spinto un alto funzionario del ministero degli Affari esteri cinese a rispondere: "Quanto in basso si può scendere?"

I funzionari di Pechino dicono che si uniranno ai negoziati solo quando gli Stati Uniti e la Russia ridurranno i loro armamenti nucleari, da 6.000 testate a circa 300. Stati Uniti e Russia, infatti, posseggono circa il 91% delle testate nucleari del mondo, secondo la Federazione degli scienziati americani. 3.800 quelle presenti nell'arsenale americano, 4.310 le russe. La Cina, nvece, tra le 290 e le 320 testate.

In cosa consiste il New START

New START è l'unico patto sulla riduzione delle armi nucleari ancora in vigore, siglato l'8 dicembre 1987 da Ronald Reagan e Michail Gorbačëv. L'accordo limitava l'uso di missili balistici e cruise a medio e corto raggio, con una gittata dai 500 ai 5.500 km, attraverso un regime di verifiche incrociate e ispezioni in loco.

Quattro anni dopo, lo stesso Gorbačëv e l'allora presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, firmarono il cosiddetto START, che venne poi ribattezzato START I (scaduto nel dicembre 2009), START II e SORT, prima di diventare "New" nel 2010, quando a stipularlo furono i Capi di Stato Barack Obama e Dmitrij Medvedev.

Il New START limita a 1.550 il numero delle testate nucleari, che ciascuno dei due Paesi può avere. Limitato anche il numero di missili balistici intercontinentali (Icbm), di sottomarini nucleari lanciamissili (Slbm) e di bombardieri pesanti contemporaneamente operativi. I due Stati si sono accusati a vicenda di violare gli obblighi del trattato.

Negoziati fondamentali per la rielezione di Trump

Se colloqui come questi non avranno successo e il 5 febbraio il trattato nucleare New START dovesse scadere senza un altro accordo, sarà la prima volta in 50 anni che non ci sarà un patto tra i due Paesi sulla proliferazione nucleare.

Gli esperti del settore a Vienna credono che questi negoziati potrebbero giocare a favore di una rielezione di Trump a novembre. "Ha bisogno di una vittoria finora inesistente", spiega ai nostri microfoni Angela Kane, ex ufficiale nucleare delle Nazioni Unite. "Per Trump significa essere il cavaliere solitario che cavalca verso il tramonto, con tutti che lo seguono. I democratici criticano il fatto che non ci siano negoziati multilaterali. Non credo ci sarà un accordo prima delle elezioni, ma almeno può dire 'ci sto provando'".

Gli Stati Uniti si sono ritirati dal trattato Open Skies, che promuove la trasparenza sulle attività militari condotte dai Paesi membri. E poi hanno fatto marcia indietro anche sull'accordo nucleare con l'Iran oltre che su quello di Parigi sul clima. Sia Russia che Usa hanno posto fine agli impegni assunti, nell'ambito di un altro trattato nucleare: l'INF.

Per questo i negoziati di Vienna per il New START sono fondamentali, per salvare l'unico patto bilaterale rimasto tra Washington e Mosca.