ULTIM'ORA
This content is not available in your region

In viaggio con Navalny. I momenti prima dell'arresto, testimoniati dalla nostra corrispondente

euronews_icons_loading
Navalny arrival in Moscow
Navalny arrival in Moscow   -   Diritti d'autore  Mstyslav Chernov/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved
Dimensioni di testo Aa Aa

"Rientrerò a Mosca il 17 gennaio". Detto fatto: l'oppositore russo Alexey Navalny è atterrato domenica allo scalo moscovita di Sheremetyevo dopo quasi cinque mesi di convalescenza in Germania dove è stato strappato alla morte in seguito all'avvelenamento avvenuto in patria con l'agente nervino Novichok. Un atterraggio rocambolesco visto che lo scalo doveva essere Vnukovo.

La corrispondente di Euronews, Galina Polonskaya, ha volato sull'aereo di Navalny con decine di reporter e sostenitori. Fra richieste di fotografie e battute con i supporter, Navalny ha ostentato tranquillità. "Non ho mai messo in discussione il rientro in Russia. Mi sento un cittadino russo e ho tutto il diritto di tornare in patria", aveva detto prima del decollo, scherzando addirittura sull'avvelenamento che lo ha ridotto in coma e ha fatto temere per la sua vita. "È una barretta avvelenata?", ha detto ridendo a un'ammiratrice che gli ha regalato della cioccolata.

Cambio di rotta

A 20 minuti dall'atterraggio, il cambio di rotta. Il volo era atteso a Vnukovo, ma per cercare di dribblare la folla di sostenitori, è stato destinato allo scalo di Sheremetyevo. Di questo Navalny si è personalmente scusato con i passeggeri.

Dopo essere sceso dal bus navetta, in una conferenza stampa improvvisata Navalny si è detto felice di essere rientrato a casa sua cioè in Russia. Pochi minuti dopo, al controllo passaporti, è stato arrestato. Gli agenti penitenziari russi lo accusano di violazione di una condanna sospesa per appropriazione indebita del 2014. Il nuovo arresto pretende un nuovo passaggio in tribunale col rischio di una pena di 3 anni.

Il grande nemico di Putin

Navalny, 44 anni, è il nemico numero uno del presidente Putin. Alla sua partenza da Berlino ha dichiarato la sua determinazione a rientrare in patria. "Per me non è neanche una scelta. Dovevo semplicemente tornare, non si è mai posta l'alternativa perché bisogna combattere. Ma queste autorità...Dio mio! Non sono neanche ladri di polli ma gente totalmente inutile. Hanno messo sottosopra i voli nell'aera di questa magnifica città minacciata...e per che cosa?"

"Voglio tornare subito"

Sull'aereo Nalvany rassicurava la moglie Yulia. L'unica cosa che ha chiesto ai giornalisti al decollo (a Berlino) è stato prendere posto il più velocemente possibile in modo che l'aereo avrebbe potuto decollare in fretta e ricondurlo in Russia da dove - aveva detto - non ha mai voluto partire. In effetti era stato portato in Germania in stato di incoscienza con un aereo ambulanza.

Una accoglienza comunque trionfale

Ad attendere Navalny, la moglie e il suo codazzo di giornalisti allo scalo di Vnukovo, c'era comunque un nutrito gruppo di sostenitori, circa 300. Visto che la polizia non è riuscita a disperderli, nonostante una temperatura di -25 gradi, si è preferito dirottare l'aereo sul maggiore aeroporto della capitale. "Fascisti" gridavano intanto i manifestanti, all'indirizzo della polizia. Diversi sono stati gli arresti. Le autorità avevano avvertito che non avrebbero tollerato un 'circo' al terminal degli arrivi e così è stato. La polizia, in assetto antisommossa, ha iniziato a sgomberare supporter e media.

Navalny-day

Il Navalny-day, a cinque mesi dall'avvelenamento, si è concluso in modo familiare per il campione degli oppositori russi, che ormai entra ed esce dalle patrie galere con dimestichezza. La giornata potrebbe però rivelarsi campale, a seconda di come evolverà la situazione nei prossimi giorni.

A bordo del volo Pobeda (vittoria, in russo) decollato da Berlino oltre ad Alexey e la moglie Yulia c'erano decine di giornalisti, che hanno trasmesso in diretta ogni singolo passo della coppia più celebre del web russo.