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Nigeria: dalla lotta alla corruzione alla radicalizzazione, la storia di Boko Haram in tre punti

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Di Cecilia Cacciotto  & e agenzie
Studenti rapiti da Boko Haram
Studenti rapiti da Boko Haram   -   Diritti d'autore  Sunday Alamba/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
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Boko Haram ha diffuso (giovedì 17 dicembre)un video in cui si vedono decine di studenti, sarebbero i ragazzi sequestrati al liceo di Kankara nel nord della Nigeria lo scorso venerdì.

Hanno il viso coperto di polvere e ferite, appaiono allo stremo delle forze. Il loro numero resta ancora poco chiaro, per le autorità parlano del rapimento di 333 studenti.

Il rapimento rievoca i fatti del 2014 quando 200 ragazze furono rapite a Chibok e si tratta di un brutto colpo per il presidente Muhammadu Buhari, eletto nel 2015, che aveva fatto della lotta a Boko Haram un suo cavallo id battaglia.

In tre punti, le tappe principali della setta fondamentalista che semina terrore nell'Africa centrale da oltre 15 anni.

  1. Le origini (2002-2008)

Le origini di Boko Haram assomigliano a quelle di tanti movimenti di protesta e contestazione. È il 2002, ci troviamo a Maiduguri, capitale del Borno Stato della Repubblica federale della Nigeria: c'è un predicatore che riscuote un forte successo soprattutto tra i giovani, si chiama Mohammed Yusuf, formatosi in Arabia Saudita nelle sue prediche denuncia la corruzione dello Stato nigeriano.

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Una classe dopo il rapimento di Boko HaramSunday Alamba/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved

Corruzione che è la causa della miseria in cui versa la parte settentrionale del Paese, che non beneficia delle entrate petrolifere. Questa parte del Paese, a maggioranza musulmana, si sente effettivamente abbandonata dallo Stato centrale più attento alle esigenze del Sud cristiano del Paese, dove si trovano i pozzi petroliferi. La separazione tra nord e sud si radicalizza nelle prediche dell'Imam che trova ispirazione in Osama Bin Laden e nello stile di vita dei talebani e che comincia a stigmatizzare l'Occidente.

Lo stesso Mohammed Yusuf finisce per creare una setta che si chiama Boko Haram, che significa "Leggere è un peccato", dove secondo alcuni quel Boko sta per l'inglese book e per analogia traducono in " l'educazione occidentale è un peccato".

Nel 2003 è la prima volta che Boko Haram ricorre alla violenza attaccando un posto di blocco e edicifici governativi nello Stato di Yobe, a partire da questo momento gli attacchi contro i simboli del potere si moltiplicano attirando l'attenzione delle autorità.

Negli anni successivi (a partire già dal 2004)comincia la fase del reclutamento di nuovi membri e il consolidamento di risorse e casse per Boko Haram. La setta, che è dichiarata illegale, si fa conoscere con le videocassette delle prediche del suo fondatore. Queste vanno letteralmente e ruba.

2. Radicalizzazione (2009-2011)

È il 2009 quando le forze dell'ordine aprono il fuoco contro alcuni membri della setta che sfilano in un corteo funebre. Il gesto si rivelerà un boomerang, la repressione della polizia contribuirà a radicalizzare il movimento. Il 26 e il 27 luglio di quell'anno sono giorni particolarmenti caldi, si moltiplicheranno gli attacchi di Boko Haram. La repressione sarà altrettanto dura, il bilancio di questi scontri sarà di circa 800 morti.

Lo stesso leader Mohammed Yusuf viene arrestato, torturato e ucciso in carcere. Chi sopravvive alla repressione entra in clandestinità. Secondo molti analisti, è proprio durante l'esilio che i militanti entrano in contatto con gruppi radicali e si impadroniscono di pratiche terroristiche, come attacchi kamikaze, l'uso di kamikaze, il sequestro di personalità politiche.

Intanto nel 2010, l'ex numero due di Boko Haram, Abubakar Shekau, si autoproclama nuovo leader del movimento. Grazie anche alla presenza del un nuovo federatore, molti rientrano dall'esilio. È nel settembre di quell'anno l'assalto alla prigione dello Stato di Bauchi in cui si liberano 732 detenuti. Seguono tutta una serie di attacchi, il movimento adotta definitivamente pratiche terroristiche prendendo di mira i civili e personalità pubbliche.

Nel 2011 gli attacchi si moltiplicano, scuole, chiese, moschee forze dell'ordine, tutto diventa un obiettivo del movimento. In agosto c'è l'attacco più spettacolare alla sede delle Nazioni unite a Abuja che ha fatto 23 vittime.

3. Espansione e inizio della fine (2012- a oggi)

A soli dieci anni dall'inizio della sua storia, Boko Haram è diventato un vero e proprio esercito che può contare fino a 15 mila uomini e rappresenta una vera minaccia per la regione. Anche gli Stati confinanti cominciano a preoccuparsi, il Camerun, in modo particolare, vista la porosità delle frontiere. In molti Stati nigeriani si respira un'aria da guerra civile, nel 2013 lo stato d'urgenza è proclamato per tutto il nord-est del Paese. Sempre nel 2013 comincia anche la pratica del sequestro di occidentali che frutterà ricchi riscatti.

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Ancora un teatro di un attacco dei fondamentalisti, un liceoSunday Alamba/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved

Alla fine del 2014, il movimento controlla 4 grandi città e una trentina di agglomerazioni, insomma quasi il 70% dello Stato del Borno. È sempre nel 2014 che il movimento fa il salto di qualità e viene conosciuto in tutto il mondo per il rapimento, a aprile, di 276 liceali a Chibok (Stato del Borno). Di queste 57 ragazze riescono a fuggire, delle altre non se ne sa più niente, la campagna social #BringBackOurGirls fa il giro del mondo.

A maggio Boko Haram viene inserita nella lista nera delle Nazioni unite. Il problema assurge a livello regionale, quando nel 2014 viene organizzato un vertice sulla sicurezza in Nigeria che coinvolge Nigeria, Benin, Camerun, Ciad e Niger.

La formazione di una forza multinazionale d'intervento subisce una brusca accelerata dopo l'attacco di Baga che fa centinaia di morti. La Forza armata che conta 8700 militari insieme al nuovo impulso dato all'esercito nigeriano dal nuovo presidente, Muhammadu Buhari, eletto nel 2015, fa sì che Boko Haram ripara negli stati limitrofi. Se la Nigeria dichiara di aver vinto la guerra, Boko Haram vuole ancora avere l'ultima parola. E non solo, trova terreno fertile negli Stati vicini e comincia a seminare terrore anche in Niger e Camerun. In questo Stato dal 2013 oltre 1200 persone sono state uccise in attacchi terroristici.

La controffensiva secondo gli analisti potrebbe durare anni prima che la regione ritrovi la pace e che oltre 2,5 milioni di persone costrette alla fuga ritrovino la via di casa.