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Klaus Schwab: "Il Covid è l'occasione per un 'reset' mondiale"

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Klaus Schwab: "Il Covid è l'occasione per un 'reset' mondiale"
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Potrebbe sembrare assurdo, ma il Covid-19 potrebbe rivelarsi l'occasione per il mondo di avere una seconda possibilità per sistemare le cose.

L'ingiustizia globale è stata brutalmente messa a nudo dalla pandemia: il divario crescente tra ricchi e poveri, la disuguaglianza nell'assistenza sanitaria, l'insicurezza del lavoro, l'aggravarsi della crisi climatica e lo smascheramento dei leader, che lavorano per sé stessi, piuttosto che per i loro cittadini. Ma ha anche dimostrato in modo inedito che il mondo può agire insieme e velocemente, per il bene comune.

Il professor Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del Forum economico mondiale, crede che un reset globale sia possibile.

Quando guarda lo stato del mondo in questo momento, qual è la prima parola che le viene in mente?

La parola "reset" mi sembra appropriata. Perché ora stiamo ancora combattendo il virus, ma possiamo essere piuttosto ottimisti, dopo gli annunci sui vaccini. Ora dobbiamo pensare a come strutturare, come progettare, l'era del post Covid. Ed è qui che mi viene in mente la parola reset, perché una cosa è chiara: non possiamo tornare alla vecchia normalità. Dobbiamo sfruttare quest'opportunità, come hanno fatto i nostri genitori e i nostri nonni dopo la Seconda Guerra Mondiale, per riflettere davvero su cosa sia andato storto e su cosa potremmo fare meglio.

Quali sono le priorità per avviare questo reset?

Ci sono tre priorità. La prima è quella di rendere il mondo più resistente, perché dovremo sicuramente affrontare altre sorprese, situazioni difficilmente prevedibili, forse diversi tipi di virus. La seconda è rendere il mondo più inclusivo, più giusto, perché sono stati raggiunti gradi insostenibili, livelli insostenibili: le persone si sentono escluse. Infine, dobbiamo rendere il mondo molto più verde. Dobbiamo mettere tutta la nostra energia nella decarbonizzazione, per evitare in futuro una grande catastrofe, di cui oggi vediamo già i primi segnali.

Purtroppo, è così. Ci limiteremo a toccare alcune delle questioni che lei ha sollevato. Ma prima vorrei parlare del meccanismo COVAX, perché - per certi versi - quando guardiamo a questa nube oscura - che è il Covid - che ricopre il mondo, il meccanismo COVAX può essere considerato un barlume di speranza. **Ha dimostrato come le nazioni più ricche possano occuparsi di coloro, che devono affrontare più difficoltà. In che misura l'esperienza di COVAX - che mira a dare l'accesso al vaccino alle nazioni più povere - influenza la sua visione di una società più inclusiva? **

È un barlume di speranza, perché riconferma l'efficacia, che si può ottenere avendo i partner giusti, per lavorare insieme. Non possiamo risolvere i nostri problemi nel mondo, scegliendo approcci semplici e COVAX integra ai vaccini le cure, i test e i giusti approcci di politica sanitaria. Quindi, ciò di cui abbiamo bisogno nel mondo futuro è un approccio molto più sistemico, perché sappiamo che tutto è interdipendente. Tutto è collegato non solo a livello globale, ma se si prendono le questioni sociali, economiche, politiche, sono tutte interconnesse. Abbiamo bisogno di un approccio sistemico.

Se abbiamo bisogno di questo approccio sistemico, abbiamo un piccolo problema. Quando si tratta di COVAX, ad esempio, mentre l'Unione europea l'ha sostenuto rapidamente, Stati Uniti, Russia, non l'hanno fatto.

Penso che gli Stati Uniti potrebbero aderire in futuro. Penso che COVAX sia anche un passo molto importante, per fare in modo che il divario tra i Paesi sviluppati e quelli emergenti, non si allarghi. Abbiamo visto che la diffusione del virus in questi Paesi è particolarmente grave e dannosa. Con COVAX facciamo in modo che anche queste persone possano trarne beneficio, anche a livello europeo e grazie a una cooperazione migliore, rispetto al passato; facciamo in modo che non ci sia un'ingiustizia più grande, nella distribuzione dei rimedi necessari per combattere questo virus.

Lei è un sostenitore del multilateralismo, una società multipartitica. La partenza di Donald Trump, come dicevamo, sta dando nuovo slancio al sistema multilaterale; torneremo al multilateralismo tradizionale o il mondo è su una nuova strada?

Penso che anche in questo caso dobbiamo resettare. Non possiamo tornare al sistema del multilateralismo, che abbiamo istituito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ciò di cui abbiamo bisogno è una riforma del sistema internazionale. Basti pensare all'Organizzazione mondiale del commercio. Dobbiamo integrare nuove dimensioni del commercio globale, come tutto ciò che ha a che fare con il commercio elettronico e così via. I multilateralisti riceveranno un impulso dall'elezione del presidente Biden. E sono molto fiducioso, che ora possiamo creare i sistemi necessari di cui abbiamo bisogno per il XXI secolo.