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Nagorno-Karabakh: gli armeni di Karvachar bruciano le loro case prima di andarsene

Di Anelise Borges
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Nagorno-Karabakh: gli armeni di Karvachar bruciano le loro case prima di andarsene
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Migliaia di armeni stanno lasciando le zone attorno al Nagorno-Karabakh che dovrebbero presto essere cedute all'Azerbaigian in base all'accordo di pace siglato nei giorni scorsi con l'Armenia sotto la supervisione di Mosca. Molti di loro, prima di andarsene, stanno bruciando le loro case.

Tra loro anche Vahe Mkrtchyan, un ragazzo armeno nato e cresciuto a Karvachar. "Non voglio lasciare niente ai terroristi che hanno ucciso i miei fratelli e le mie sorelle e che mi hanno rubato la casa", dice Vahe a Euronews. I suoi vicini hanno fatto lo stesso. Praticamente ogni edificio della città di Karvachar è stato incendiato.

La città è attualmente in fase di evacuazione, presto farà parte dell'Azerbaigian. Il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, ha ribadito la posizione delle Nazioni Unite secondo cui "una pace duratura per i popoli della regione può essere raggiunta solo attraverso una soluzione pacifica negoziata".

Il portavoce del Palazzo di Vetro in una nota ha riferito che Guterres ha "costantemente chiesto un cessate il fuoco e sottolineato l'importanza di salvare vite umane e proteggere i civili". Ora spera che venga attuata, in linea anche con i precedenti importanti sforzi dei co-presidenti del Gruppo di Minsk dell'Osce.

Per Hayrapet Margaryan, un ex militare che negli anni '90 ha combattuto contro le forze azere nella prima guerra del Nagorno-Karabakh, l'accordo può aver fermato il conflitto, ma non sarà sufficiente a portare la pace.

"Per la pace abbiamo bisogno di giustizia - dice Hayrapet a Euronews - viviamo nel XXI secolo, l'Europa parla sempre di giustizia, onestà e umanesimo, ne abbiamo bisogno anche qui. Solo con la giustizia le persone potranno vivere in pace".

Trent'anni fa Hayrapet ha combattuto contro gli azeri per difendere posti come Dadivan, un monastero del XIII secolo, sacro per gli armeni, che sarà consegnato all'Azerbaigian nell'ambito dell'accordo sul cessate il fuoco. Tra le tante persone arrivate qui per un'ultima foto ricordo ci sono anche diversi militari. Non vogliono parlare ma uno di loro si lascia sfuggire una frase: "Parleremo solo dopo che ci saremo ripresi questo posto".

Anche Vahe spera di tornare un giorno nel posto in cui è nato. "Il mio piano è di tornare qui, o che lo faccia mio figlio - confessa a Euronews - . In Armenia diciamo che non solo amiamo la nostra terra, ma che la nostra terra ci ama a sua volta".