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Il team Biden incaricato del passaggio di consegne è già al lavoro da mesi

Di Lillo Montalto Monella  & AP
La prossima residenza di Joe Biden
La prossima residenza di Joe Biden   -   Diritti d'autore  Patrick Semansky/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
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La squadra di Joe Biden addetta alla transizione non ha certo aspettato il verdetto della corsa presidenziale per mettersi al lavoro.

In previsione di un esito favorevole alle urne, Ted Kaufman, assistente di lunga data di Biden, è attivo da parecchi mesi per garantire la piena governabilità al presidente eletto.

Kaufman è un ex senatore del Delaware, nominato per occupare il seggio vacante quando Biden è stato eletto vicepresidente. Nel 2008 ha lavorato nel team di transizione di Barack Obama e ha contribuito a scrivere la legislazione che formalizza il processo di transizione presidenziale.

Biden ha chiesto a Kaufman di iniziare a lavorare sull'ipotesi di transizione - "just in case" - ad aprile, ben prima dell'investitura del 77enne a candidato ufficiale del partito democratico.

Anche in circostanze normali, infatti, il processo di transizione può essere frenetico.

Ben prima della "chiamata" di sabato si era venuto a creare uno strano limbo politico, con la squadra di Biden che procedeva senza sosta ma senza riuscire a portare a termine tutto ciò che andava portato a termine. Colpa dell'ostruzionismo del presidente Donald Trump, arroccato in difesa della sua tesi sul furto delle elezioni.

Lo scenario quest'anno è più simile (rispetto agli anni passati) a quello del 2000, quando la contesa in Florida tra George W. Bush e Al Gore finì al riconteggio e quindi in tribunale.

Dopo più di un mese, fu la Corte Suprema ad intervenire dando ragione al repubblicano, ma i tempi per la transizione vennero prima dell'inaugurazione di gennaio si ridussero ad appena 39 giorni.

Clay Johnson, che guidava il team di transizione di Bush, ha detto all'agenzia AP che i consiglieri di Biden non avrebbero potuto "aspettare di essere sicuri che il presidente eletto fosse davvero il presidente eletto".

Johnson ha raccontato che, nel giugno del 1999 - circa 17 mesi prima dell'Election Day del 2000 - Bush gli si avvicinò chiedendogli di guidare la possibile transizione. Era memore dell'esperienza del padre, George H. W. Bush, 11 anni prima.

Prima del giorno del voto, Bush aveva già scelto Andy Card come capo dello staff sia della transizione che della Casa Bianca.

Johnson pensava fossero in anticipo sui tempi, ma non aveva calcolato l'ipotesi del riconteggio.

Dopo una decina di giorni, Dick Cheney - scelto da Bush come vicepresidente - ordinò a Johnson di iniziare a raccogliere fondi e a prendere decisioni sul personale: la corsa "si risolverà in un modo o nell'altro", gli disse.

Il team di Bush non fu però in grado di effettuare i necessari controlli dell'FBI potenziali membri del Gabinetto e su altri potenziali nominati perché ancora non era stato dichiarato un vincitore ufficiale.

Così l'escamotage fu quello di servirsi di un ex consigliere generale della Casa Bianca dell'amministrazione Reagan per condurre interviste volte a vagliare potenziali problemi in anticipo. Problemi che avrebbero potuto emergere nei controlli di rito successivi.

"Devi dare per scontato che sia [presidente]. Senza essere presuntuosi, ma è meglio che tutti lavorino sodo come se lo sia davvero", dice Johnson riferendosi alla squadra di Biden. "Hanno dovuto iniziare già lo scorso martedì sera".

Interrogata dall'agenzia AP, la squadra di Biden non ha voluto rilasciare dichiarazioni.

I suoi consiglieri più vicini dicono che la priorità assoluta sarà quella di annunciare un capo dello staff della Casa Bianca, per poi assemblare i pezzi necessari del team per affrontare la pandemia.

Un presidente ad inizio mandato nomina circa 4mila persone. Oltre 1.200 di questi funzionari devono essere poi confermati dal Senato.

La ratifica in Congresso potrebbe rappresentare un problema per Biden, dato che il Senato potrebbe rimanere sotto il controllo repubblicano.

Biden e Trump si incontreranno?

Il processo di transizione inizia formalmente una volta che l'Amministrazione del Servizio Generale determina il vincitore sulla base di tutti i fatti disponibili.

Ma Trump potrebbe fare pressione sul direttore dell'agenzia affinché prenda tempo e non si esprima.

Non è ancora chiaro, inoltre, se il presidente incontrerà personalmente Biden o meno.

Obama ha incontrato Trump meno di una settimana dopo le elezioni, ma nessuno allora aveva espresso dubbi sul risultato del voto o sull'orientamento del Collegio Elettorale.

Una volta iniziato il processo di transizione, la priorità per Biden sarà certamente quella sanitaria. Il coronavirus ha già ucciso più di 230mila americani, e il candidato democratico ha promesso di sfruttare il periodo di transizione per incontrare i governatori di ogni Stato e chiedere loro di imporre l'obbligo nazionale di mascherina.

Ha detto di voler aggirare qualsiasi resistenza dei funzionari di contea e di quelli locali pur di ottenere questa piccola ma significativa vittoria.

Un'altra decisione chiave riguarderà il ruolo della vicepresidente, la senatrice californiana Kamala Harris. La sua campagna di corsa alla Casa Bianca ha indicato che Biden istituirà una task force per il coronavirus, come ha fatto Trump, ma non è ancora chiaro se sarà proprio Kamala Harris a guidarla.

Attualmente, il capo della commissione Covid è il vicepresidente Mike Pence.

Biden nelle ultime ore è rimasto nella sua casa di Wilmington con i migliori consiglieri personali e con la sua famiglia. Anche Harris è rimasta nei paraggi, occupando un hotel del Delaware con la sua famiglia dalla notte delle elezioni e unendosi a Biden durante le sue sortite degli ultimi giorni.

Il senatore del New Jersey Cory Booker, ex rivale delle primarie presidenziali di Biden, si aspetta che Harris sia "una vera partner" per Biden, nella stanza del potere, e spera di vederla "gestire questioni importanti".